GeneraleGianfrancoMilillo.it Rss https://www.generalegianfrancomilillo.it/ Generale di Brigata dei Carabinieri (c.a.) - Dr. Gianfranco Milillo it-it Sat, 18 Sep 2021 00:03:14 +0000 Fri, 10 Oct 2014 00:00:00 +0000 http://blogs.law.harvard.edu/tech/rss Vida Feed 2.0 generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo) generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo) Mediacontent https://www.generalegianfrancomilillo.it/vida/foto/logo.png GeneraleGianfrancoMilillo.it Rss https://www.generalegianfrancomilillo.it/ "Il caso Liggio" Atti, fatti e misfatti. https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/549/il-caso-liggio-atti-fatti-e-misfatti

AGROPOLI. Proseguono gli incontri della XIV edizione del “Settembre Culturale” presso la suggestiva cornice del Castello Angioino Aragonese.

La rassegna, ogni sera, sta attirando sempre più presenze, tanti sono gli ospiti che si alternano sul palco per presentare i loro libri. Grandi nomi della cultura, dello spettacolo e del giornalismo, regalano, al pubblico, momenti di riflessione.

Ieri sera è stata la volta del Generale di Brigata dei Carabinieri, in congedo, Gianfranco Milillo che ha presentato “Il caso Liggio”.

Orgoglioso il Sindaco Coppola: queste le sue parole

Quando a presentare un’opera è un nostro concittadino, è sempre motivo di orgoglio e di soddisfazione, sono onorato di essere presente questa sera per ascoltare un’importante pagina della storia italiana e ringrazio il Generale Milillo per aver scelto proprio questo salotto per presentare al pubblico il suo lavoro”- queste le parole del primo cittadino di Agropoli Adamo Coppola.

Attraverso una raccolta di testimonianze, documenti e cronache del tempo, questo libro cerca di far luce su quegli eventi; foschi rapporti di convivenza che contribuirono a costruire intorno al boss una cortina di protezione.

“Vicende storiche che aiutano a capire le dinamiche del passato, tutto ciò che ruota attorno alla mafia, è un libro complesso- afferma Milillo– si fanno dei nomi; quando vado nelle scuole, mi rendo conto che i giovani di oggi non conoscono realmente la storia che ruota attorno alla criminalità organizzata. Questo è stato uno tra gli stimoli per iniziare a scrivere questo testo, per far conoscere la storia del Mezzogiorno”.

 

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Sat, 18 Sep 2021 00:03:14 +0000 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/549/il-caso-liggio-atti-fatti-e-misfatti generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo)
Presentazione del libro di Gianfranco Milillo "Il caso Liggio. Atti, fatti e misfatti" Intervento di Giuseppe D’Amico https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/548/presentazione-del-libro-di-gianfranco-milillo-il-caso-liggio-atti-fatti-e-misfatti-intervento-di-giuseppe-d-amico

Quando si parla di libri un discorso a braccio suscita di solito una bella impressione; stavolta non è preferibile perché gli argomenti sono particolarmente complessi per cui richiedono l’ausilio di appunti che consentono di rispettare il tempo assegnato e aiutano ad esprimere meglio le cose da dire.

Il libro che presentiamo oggi, “Il caso Liggio. Atti fatti e misfatti”, è stato scritto da Gianfranco Milillo, Generale di Brigata dei Carabinieri in congedo, e tratta di vicende storiche legate all’attività della mafia siciliana di cui il padre, Ignazio Milillo, Generale di Corpo d’Armata dei Carabinieri, è stato protagonista positivo indiscusso fin dall’immediato dopoguerra. Esce a distanza di due anni dopo la pubblicazione del libro “Da Salvatore Giuliano a Luciano Liggio, attraverso la testimonianza e l’opera del Gen. Ignazio Milillo”. Tutto inizia il 14 maggio 1964 con la notizia dell’arresto del latitante Luciano Leggio, considerato “la primula rossa di Corleone”. All’arresto si arriva dopo lunghe indagini condotte dall’ufficiale dei Carabinieri Ignazio Milillo. Nel libro vengono illustrate con dovizia di particolari anche le polemiche che ci furono tra Carabinieri e Polizia di Stato.

Sulla vicenda Liggio pesano importanti interrogativi: chi lo proteggeva? Quale mano confonde le piste, intriga, nasconde, fa dileguare il boss mafioso e copre i suoi potenti amici? Senza dimenticare i rapporti tra mafia, politica e poteri dello Stato che, purtroppo, ritroveremo negli anni ’90.

Questo volume è la logica continuazione del precedente e va letto con la stessa attenzione, ricco com’è di notizie e documenti, molti dei quali inediti e intrecciati tra loro. Soprattutto, aiuta a capire certe dinamiche del passato che non sono molto differenti da quelle che hanno caratterizzato gli ultimi decenni. Prima, però, è opportuno fare un passo indietro per illustrare, sia pur brevemente, il modo in cui la quotidiani, periodici, romanzi e saggi si sono occupati della mafia.

Nell’Ottocento la tendenza era di rappresentare la criminalità organizzata come espressione delle “classi pericolose”, per cui i criminali erano in qualche modo “estranei” alla maggioranza della popolazione, un gruppo a parte; quindi si passa per quelle rappresentazioni che mettono in scena la mafia come “setta vendicatrice delle ingiustizie subite dal popolo”, anche grazie alla diffusione in Sicilia di leggende come quella, risalente al XII secolo, dei Beati Paoli che praticavano una giustizia parallela a quella ufficiale. Ricordo a me stesso che i Beati Paoli hanno avuto un ruolo importante in entrambe le fiction tratte da “La baronessa di Carini”, una storia di dolore scritta nel 1870 da Salvatore Salomone-Marino. Parliamo di mafia perché le altre organizzazioni criminali hanno avuto meno spazio, almeno fino al ’92, l’anno delle stragi. Il cambiamento nelle rappresentazioni diventa visibile a partire dai primi anni Ottanta, con l’uccisione di Pio La Torre e Carlo Alberto Dalla Chiesa. Entrano allora nella letteratura nuovi aspetti tematici: la prospettiva politica e giudiziaria; il genere biografico dedicato alle vittime anti-mafia; il piano finanziario-industriale delle organizzazioni criminali.

Tra il 1948 e il 2018 vengono realizzati in Italia 337 film sulle criminalità organizzate.

Poi sono arrivate le fiction (in 30 anni, tra il 1988 e il 2018 Rai e Mediaset hanno prodotto oltre 100 fiction). La più famosa, “La Piovra”, è stata venduta in tutto il mondo. Senza dimenticare artistica tipica della Sicilianità: il Teatrino dei Pupi.      

Comunque, cinema e tv sono stati così influenti, che perfino i boss si sono specchiati nei protagonisti, ispirandosi ad essi, prendendoli «come modelli di comportamento da imitare nello stile, negli atteggiamenti e perfino nell’abbigliamento e negli arredi delle abitazioni».

Spesso le fiction sono state accusate di offrire un’immagine negativa di interi territori (che sia la Sicilia o che sia un quartiere di Napoli non importa); a volte perfino di proporre alle nuove generazioni “eroi negativi” da imitare. Pensiamo per un momento alla frase del boss napoletano Don Pietro in Gomorra: “C’ rpigliamm tutt’ chell’ ca è o’ nuost“.

Questi due filoni non solo hanno notevolmente influenzato l’immaginario collettivo, ma hanno avuto un peso rilevante nell’economia dell’industria cinematografica e di quella televisiva.

Ci sono poi i cugini poveri, rappresentati dai cantastorie, in particolare Otello Profazio, Gino Maringola, Rosa Balistreri, Cicciu Busacca ai quali vanno aggiunti i neo melodici napoletani di oggi che cantano le gesta dei nuovi boss non solo ai matrimoni ma anche nelle feste di piazza.

Consentitemi una breve disgressione personale: da ragazzo i dischi dei cantastorie mi hanno ossessionato perché a Polla abitavo nella strada in cui si svolgeva il mercato settimanale e proprio di fronte casa si piazzava l’ambulante che per vendere li faceva ascoltare a tutto volume.

Ignazio Buttitta, poeta dialettale siciliano ne "La vera storia di Salvatore Giuliano, il “re di Montelepre”, scriveva versi che, cantati da Ciucciu Busacca, non tardarono ad entrare nell’immaginario collettivo:

"Iu nun sugnu prufeta né nduvinu,
dicu ca lu briganti Giulianu
fici lu iocu chi fa lu pallinu,
ca di na manu passa a n'autra manu"

E per descrivere il clima e le ragioni che fecero di Giuliano un bandito, aggiungeva:

"Era un picciottu cu li sensi sani,
n'arma pulita, un ciriveddu nettu:
unu di ddi picciotti paisani
cu lu cori na cascia di carrettu;

Nel commentare questa storia, composta nel 1963, Leonardo Sciascia affermava che, assecondando le attese della piazza, i cantastorie rappresentavano nel bandito di Montelepre l'antica rivolta del debole contro lo Stato, del diseredato contro il ricco. Fatta questa premessa entriamo in argomento.

In occasione della giornata della memoria, il 27 gennaio, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ammonito gli Italiani: “Abbiamo un dovere morale verso la storia e verso l’umanità intera: il dovere di ricordare”. È un principio certamente condivisibile che è stato fatto proprio da Gianfranco Milillo, il quale ha deciso di ricordare la figura e, soprattutto, tutelare la memoria del genitore Ignazio Milillo, il quale durante gli anni di servizio era stato protagonista di importanti iniziative contro il Separatismo siciliano e la Mafia, da Salvatore Giuliano e Luciano Liggio, senza dimenticare il ruolo svolto in Campania contro il Clan Maisto.

Per la stesura dei testi, si è avvalso dei diari del genitore dai quali è partito per portare avanti attente e minuziose ricerche attraverso atti parlamentari, documenti di archivio, libri, giornali e testimonianze dei protagonisti di quel difficile periodo.

L’Autore riscostruisce con la necessaria acribia l’attività del genitore nella Sicilia dell’immediato dopoguerra, in un periodo in cui la regione era afflitta da problemi atavici aggravati dalla seconda guerra mondiale che aveva lasciato il segno sia in campo politico che in quello economico.

Si spiega così il tentativo separatista ideato da Andrea Finocchiaro Aprile che non disdegnò la lotta armata, affidata all’EVI (Esercito Volontario per l’Indipendenza della Sicilia), di cui fu protagonista assoluto il “colonnello” Salvatore “Turiddu” Giuliano, noto come “il re di Montelepre”.

Insieme alla sua banda Giuliano si rese protagonista di vere e proprie azioni di guerriglia. La più clamorosa fu la strage di Portella della Ginestra (1° maggio del 1950), frutto di un intreccio tra poteri mafiosi, indipendentismo siciliano e forze reazionarie: quando gli uomini della banda spararono sulla folla inerme che stava celebrando la festa del lavoro ci furono 11 morti e numerosi feriti.

Ma ci sono almeno due episodi precedenti da ricordare perché li ritroviamo nel libro: l’attacco alla Caserma di Bellolampo (19 agosto del 1949) ed il successivo agguato ad un gruppo di Carabinieri guidati da Ignazio Milillo al Passo di Rigano che provocò la morte di sette militari ed il ferimento di altri dieci, tra i quali lo stesso Ignazio Milillo, mentre si stavano recando in aiuto ai colleghi della caserma di Bellolampo. Solo per un caso fortuito il numero delle vittime non fu più alto.

Salvatore Giuliano sarà rinvenuto cadavere il 5 luglio del 1950 a Castelvetrano e sulle modalità della sua morte c’è sempre stato un alone di mistero al punto che l’inviato dell’Europeo, Tommaso Besozzi, così titolò la sua inchiesta pubblicata sul settimanale: “Di sicuro c’è solo che è morto”. Perché?

Perché il corpo fu trovato a pancia in giù ma senza alcuna macchia di sangue sul terreno. Era stato ucciso sul posto oppure, verosimilmente, ucciso altrove con successivo spostamento del cadavere?

Dell’uccisione del bandito si accusa il cugino Gaspare Pisciotta il quale, condannato all’ergastolo, ristretto all’Ucciardone, inizia mandare messaggi cifrati che chiamano in causa anche politici e uomini delle Istituzioni ma che, in sostanza, decretano la sua condanna a morte.

Fatto è che il 9 febbraio del 1954 a Pisciotta viene servito in cella un caffè corretto alla stricnina che ne provoca la morte immediata fra atroci dolori. Secondo la tradizione mafiosa i migliori testimoni sono quelli che non parlano, cioè i morti.

Ignazio Milillo non crede alla versione resa dal cugino del bandito e nel suoi diari scrive che l’esecutore del delitto era stato Luciano Liggio “(…) per conto della Mafia che aveva deciso di collaborare con le forze dell’ordine contro il bandito di Montelepre allorché si era accorta che lo stesso nuoceva con la sua attività ai tradizionali interessi della loro organizzazione”.

In merito alle motivazioni dell’uccisione di Giuliano lo stesso Milillo aggiunge: “…qualcuno preferì ricorrere alla soppressione di Giuliano per timore che egli, da vivo, potesse rivelare i segreti retroscena del suo coinvolgimento in politica compromettendo la posizione di alcuni potenti”.

Da Salvatore Giuliano a Luciano Liggio del cui arresto. Ignazio Milillo fu protagonista. Definito “la primula rossa” per la sua abilità di sfuggire alle ricerche delle forze dell’ordine, Liggio fu scovato a Corleone il 16 maggio del 1964 dopo 16 anni di latitanza. In quel periodo i morti furono circa duemila e circa mille le persone arrestate. Non mancarono polemiche su chi avesse proceduto all’arresto ma fu lo stesso Liggio a dichiarare agli inquirenti che ad arrestarlo era stato Ignazio Milillo. Successivamente, Liggio confermò la notizia nel corso di una intervista realizzata nel 1989 da Enzo Biagi nel carcere sardo di Badu ‘e Carros dove il mafioso morirà nel 1993. Rispondendo alla domanda di Biagi Liggio affermò: “Milillo mi arrestò”. L’intervista la potrete trovare su Internet.

L’arresto avviene nell’abitazione di una donna, Leoluchina Sorisi, il cui fidanzato, un sindacalista socialista, era stato ucciso proprio da Liggio.  Al momento dell’irruzione dei Carabinieri il bandito è a letto perché ammalato; non oppone resistenza e indica al tenente Milillo il cassetto in cui custodiva la sua pistola Smith e Wesson 38. Viene preso in consegna dai carabinieri ma mentre lo portano fuori si avvicina il commissario di Polizia Angelo Mangano, avvisato da Milillo che lo aveva anche invitato a partecipare all’operazione, approfitta della concitazione, prende Liggio sotto braccio e si fa immortalare da un misterioso fotografo. La foto viene passata ai giornali e qui la storia prende una brutta piega: Mangano, spalleggiato dal prefetto Angelo Vicari, futuro capo della Polizia, si assume il merito dell’arresto e ci costruisce la carriera tanto che culminerà nella promozione a questore.

Non solo, ma in applicazione del principio “provomeatur ut amoveatur” (sia promosso perché sia rimosso), nel 1965 Milillo viene improvvisamente trasferito a Roma per disposizione del ministero dove, per il tramite di Vicari, Mangano gode di sicura protezione. Milillo non ci sta perché quell’arresto era costato lacrime e sangue ai Carabinieri, ma su questo torneremo fra un minuto.

Prima bisogna ricordare altri importanti avvenimenti. Al termine del processo celebrato a Bari nel 1969 Luciano Liggio ed il suo luogotenente Totò Riina vengono clamorosamente assolti dall’accusa di associazione mafiosa per cui, godendo di opportune protezioni, Liggio si dà alla latitanza prima a Roma e poi a Milano dove intensifica il rapporto con il mondo industriale e consolida la sua posizione.

Qui va fatta una considerazione: in base ad un recente studio realizzato dalla Bocconi i mafiosi investono nei settori legali per nascondere ricchezze ma non lasciano mai il mondo illegale.

Ma questo, mi permetto di osservare, Liggio lo faceva 50 anni fa perché, lasciando il mondo illegale, qualcuno ne avrebbe subito preso il posto di comando. E questo non poteva permetterselo.

A Milano, però, nel maggio del 1974, così come avvenuto a Corleone nel 1964, Liggio viene scovato in casa di una donna dal tenente colonnello Vissicchio della Guardia di Finanza. Dopo l’arresto, il generale Raffaele Giudice, che nel 1981 risulterà iscritto alla P2, nel corso di un incontro con Vissicchio gli disse: “Pensa a fare il finanziere e non il carabiniere”. Il risultato? Così come avvenuto per Milillo, Vissicchio riceverà in premio un bel trasferimento ad altra sede.

Per quanto riguarda Mangano l’Autore del libro propone una immagine particolarmente negativa che coinvolge lo stesso Vicari: dal ruolo svolto durante la militanza nel Fascismo alle indagini che non approdano a fatti concreti, condotte il più delle volte per favorire i mafiosi e le loro attività imprenditoriali quali speculazioni edilizie, acqua, commercio, banche ed altri settori di interesse pubblico in combutta con alcuni politici del territorio. Riemergono anche alcune condanne che aveva cercato di occultare. Accuse documentate, tratte da atti ufficiali inseriti nelle relazioni delle varie Commissioni parlamentari antimafia.

Le accuse più dure portano la firma di uomini del calibro di Pio Latorre, ucciso il 30 aprile del 1982 per ordine di Totò Riina e Bernardo Provenzano, e del giudice Cesare Terranova, che dopo un breve periodo trascorso in Parlamento, avendo colto i legami tra mafia e politica, decide di tornare a fare il magistrato ma verrà ucciso in un agguato di mafia il 25 settembre del 1979. Indubbiamente la carriera di Liggio si porta dietro una lunga scia di sangue ad opera dei luogotenenti di Liggio, Totò Riina, Bernardo Provenzano e Leoluca Bagarella.

Ma torniamo alla vicenda e alle polemiche scaturite a seguito dell’arresto che approderanno in tribunale: Mangano continua a rivendicarne il merito per cui nel 1973 Milillo lo querela anche per dare i giusti meriti all’Arma dei Carabinieri. Il processo si svolge l’anno successivo a Milano ma non giunge a conclusione perché Milillo accetta di rimettere la querela dopo che Mangano riconosce la fondatezza delle affermazioni di Milillo in merito all’arresto di Liggio e se la cava con il pagamento delle sole spese processuali. I due torneranno in Tribunale venti anni dopo a seguito della morte di Liggio, avvenuta il 15 novembre del 1993 nel carcere di massima sicurezza di Badu e Carros, dove nel frattempo scriveva poesie e dipingeva quadri. Ignazio Milillo rilascia un’intervista al programma TV “Rosso e Nero” a seguito della quale Mangano querela Milillo, i conduttori del programma Michele Santoro e Sandro Ruotolo e due giornalisti dell’Unità. Il procedimento non avrà conseguenze perché nel 2001 viene chiuso per prescrizione.

Intanto a Mangano non mancano altre accuse come si legge nel capitolo “La ballata delle bobine”: il mafioso Frank Coppola, detto “Tre dita”, accusa Mangano di avergli chiesto 50 milioni per distruggere alcune bobine, frutto di intercettazioni che lo accusavano.

Diverso, invece, il destino di Ignazio Milillo. Per il suo impegno contro la criminalità ha ricevuto numerosi riconoscimenti sia in vita che dopo la morte. Il comune di Corleone gli conferì la cittadinanza onoraria. In occasione dei funerali celebrati della cattedrale di Palermo il cardinale Salvatore Pappalardo lo ricordò come “un uomo consapevole della sua dignità e vocazione umana, un onesto cittadino, un cristiano convinto e praticante, un padre di famiglia saggio e premuroso, un servitore della Patria, nell’impegno della vita militare quale membro della benemerita Arma dei Carabinieri”. E in occasione di una successiva solenne cerimonia commemorativa il Gen. Luigi Federici affermò: “Il Generale Ignazio Milillo per noi è un’icona. La città di Palermo gli intitolò i giardinetti situati dinanzi alla Caserma in cui aveva sede il comando dei Carabinieri; il suo comune di origine, Sambuca (in provincia di Agrigento), l’Aula Consiliare.

Dopo avere ricordato che nel libro c’è un’ampia appendice documentaria e fotografica degli avvenimenti narrati, mi accingo alla conclusione.

Quello che presentiamo oggi non è soltanto un libro; è soprattutto un atto d’amore di un figlio che, che dopo avere seguito l’esempio del genitore militando anch’egli con onore nell’Arma dei Carabinieri, da anni si batte per mantenere in vita la verità storica su un avvenimento che ha influito non solo nella lotta alla mafia ma che ha avuto conseguenze anche all’interno della famiglia Milillo che ha vissuto anni di angoscia per le sofferenze psicologiche e fisiche del genitore, colpito da ben tre infarti che ogni volta ne hanno messo la vita in pericolo.

E qui vi invito a leggere la lettera inviata da Gianfranco Milillo in risposta ad una lettera della vedova del questore Angelo Mangano. 

Per quanto mi riguarda, so bene che la mia esposizione, anche per il tempo a disposizione, non è stata né poteva essere esaustiva anche perché il libro è ricco di intrecci difficili da sintetizzare.

So bene che qualsiasi giudizio è soggettivo ma solo leggendo il libro sarà possibile coglierne gli aspetti principali ed apprezzare ancora di più l’enorme lavoro che ha fatto Gianfranco Milillo.

Io mi sono soffermato sugli avvenimenti ritenuti più significativi; se lacune ci sono state provvederà a colmarle l’Autore nel corso del suo intervento.

 

Agropoli (Castello Aragonese), il 7 settembre del 2021

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Wed, 15 Sep 2021 02:42:34 +0000 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/548/presentazione-del-libro-di-gianfranco-milillo-il-caso-liggio-atti-fatti-e-misfatti-intervento-di-giuseppe-d-amico generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo)
"Il caso Liggio" Atti, fatti e misfatti. https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/547/il-caso-liggio-atti-fatti-e-misfatti
Grato alla Redazione di InfoCilento.it e in particolare a Sergio Pinto, per questo articolo dedicato al mio nuovo libro "Il caso Liggio. Atti, fatti e misfatti", uscito il 14 maggio.
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Fri, 10 Sep 2021 01:03:26 +0000 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/547/il-caso-liggio-atti-fatti-e-misfatti generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo)
Caso Romano, il riscatto e il diritto internazionale. Parla la prof. Gaeta https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/546/caso-romano-il-riscatto-e-il-diritto-internazionale-parla-la-prof-gaeta

Il riscatto pagato per Silvia Romano “potrebbe essere un problema per l’Unione europea”, secondo l’Alto Rappresentante europeo per gli Affari esteri, Josep Borrell. Che si è detto impressionato dalle parole del portavoce di Al Shabaab, Ali Dehere, il quale sostiene che una parte di quei soldi ricevuti serviranno per comprare armi. “Sì, sicuramente questo è un problema. Ma francamente non abbiamo ulteriori informazioni da darvi. Sono spiacente”, ha detto ai giornalisti.

Il tema del riscatto ha acceso le polemiche politiche. “Quei soldi pagati per Silvia andranno ad armare le mani assassine dei terroristi islamici”, è la linea della Lega dopo l’intervista al portavoce di Al Shabaab a Repubblica. Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, davanti alle contestazioni di Borrell, ha replicato: “A me non risultano riscatti per la liberazione di Silvia Romano. Altrimenti dovrei dirlo e denunciare”. E ancora: “Perché la parola di un terrorista che viene intervistato vale più di quella dello Stato italiano?”, ha aggiunto il ministro che pare deciso a intervenire, rispondendo anche agli inviti degli alleati di governo del Partito democratico, sulla regolarizzazione delle Ong e sull’introduzione di criteri di sicurezza per la salvaguardia dei propri operatori umanitari.

“Non sappiamo se il riscatto sia stato corrisposto. Ma immagino che siano state spese somme di denaro per ottenere informazioni, ossia  che i servizi segreti abbiano dovuti “oliare” gli informatori locali. Senza poi contare il prezzo politico dell’aiuto della Turchia e del Qatar”, ragiona con Formiche.net Paola Gaeta, professoressa di diritto internazionale al Graduate Institute di Ginevra. “Lasciando però da parte queste considerazioni, è importante sottolineare come la questione del pagamento del riscatto non sia regolamentata dal punto di vista giuridico. Il diritto internazionale e il diritto dell’Unione Europea non vietano il pagamento di un riscatto per la liberazione di cittadini rapiti all’estero da gruppi armati di stampo terroristico”

Professoressa, come leggere le parole dell’Alto rappresentante Borrell?

È chiaro che ci sia una linea di intransigenza da parte di alcuni Paesi, nell’Unione europea ma non solo, che non negoziano in situazioni simili applicando di fatto quel principio che in Italia è normato per altre situazioni: nel nostro Paese, infatti, vengono congelati i beni dei privati cittadini a cui venga rapito un parente per evitare che si paghi il riscatto. L’obiettivo è proprio evitare di finanziare il perpetuarsi delle attività criminali. Ma questo non si applica al pagamento di un riscatto da parte del governo per il rapimento di cittadini all’estero.

C’è una norma che impedisca all’Italia di pagare riscatti? 

“No, come dicevo prima non esiste questo divieto, ma c’è una questione di opportunità. È in questo quadro che bisogna leggere le parole dell’Alto rappresentante Borrell, che dimostrano come l’Italia sia identificata come l’anello debole della catena.

Che effetto hanno avuti gli anni della lotta al terrorismo sul diritto internazionale?

Molti gruppi armati che un tempo avremmo chiamato insorti o ribelli, adesso si caratterizzano per la loro radicalizzazione islamica e il loro terrorismo islamico. Non stiamo più parlando di gruppi che lottano per l’autodeterminazione, ma che combattono per la Jihad con violenza inaudita anche su suolo occidentale. L’effetto principale sul diritto internazionale, in particolare quello che regolamenta i conflitti armati, è di considerare questi gruppi come organizzazioni terroristiche e quindi di criminalizzare qualsiasi forma di sostegno a esse. E questo ha un impatto, per esempio, anche sulle organizzazioni umanitarie come quella di cui faceva parte Silvia Romano. Ci sono molte leggi che criminalizzano non il supporto diretto a specifiche azioni terroristiche — perché di per sé criminalmente rilevante — ma qualunque forme di sostegno a gruppi armati etichettati come terroristici.  Accade così: i governi, attraverso una lista stilata dai servizi segreti, dichiarano che alcune organizzazioni sono terroristiche e la legge nazionale impedisce qualsiasi forma di supporto a organizzazioni di questo tipo, anche quando si tratti di aiuti umanitari.

Per questo molte Ong sono sul piede di guerra?

Sì, perché sostengono di rischiare di essere considerate criminali se vanno ad aiutare i civili che si trovano nelle aree controllate da queste organizzazioni o a curare i combattenti affiliati a questi gruppi armati. Ciò dimostra una forte pressione sul diritto umanitario dei conflitti armati, la stessa che consente per esempio le uccisioni con i droni del sospettato capo di un’organizzazione terroristica anche se sta facendo la spesa al supermercato e se ammazzarlo significa ammazzare anche i civili attorno a lui in quel momento.

Esiste un problema di sicurezza delle Ong?

A livello internazionale non c’è alcuna normativa che obblighi le organizzazioni non governative di andare a operare nelle aree a rischio rispettando dei trattati internazionali. Ma tutte le grandi organizzazioni umanitarie — cito solo un esempio: Medici senza frontiere — sono estremamente attente alla sicurezza del loro personale dotandosi di codici di condotta per garantire l’incolumità.

E in Italia? 

Con la legge del 2014 si è organizzata la cooperazione aprendo anche alle organizzazioni della società civile ma questa norma non obbliga la società civile che va all’estero di dotarsi di certi parametri di sicurezza.

Il ministro Di Maio ha spiegato oggi alla Camera che l’organizzazione non governativa Africa Milele, con la quale collaborava Silvia Romano, non rientra nell’elenco della legge 125 del 2014 e ha operato senza informare la Farnesina.

È stata quindi mandata come privata cittadina per far del bene. In casi come questo, sul piano del diritto internazionale ci sono due principi concorrenti che si applicano. Da una parte, lo Stato che riceve lo straniero, in questo caso la cooperante, ha l’obbligo di cercare di porre in essere le misure per tutelarla ammesso che l’organizzazione abbia notificato la sua presenza. Dall’altro, c’è l’Italia che ha un dovere di protezione del proprio cittadino all’estero. Ma questo non per forza implica che si debba pagare un riscatto in caso di rapimento.

In questo quadro va letta la struttura delle Ong italiane, giusto?

L’Italia, per fortuna o per sfortuna, si caratterizza per una società civile molto, forse troppo frammentata, figlia anche della tradizionale cattolica: ci sono molte organizzazioni piccole che operano sul territorio nazionale nel campo della cooperazione internazionale e degli aiuti umanitari. È l’espressione del buon cuore degli italiani, certo. Ma non si può ignorare che la questione sicurezza sia all’ordine del giorno da ormai 20 anni, visto che i cooperanti e le organizzazioni umanitarie non sono più visti come portatori di pace ma in certe aree di conflitto sono percepiti come nemici e nella migliore delle ipotesi come uno strumento per ottenere soldi dai loro governi. Per questo, non ci si può più improvvisare umanitari. Mi sembra ci sia un problema di professionalità di queste piccole Ong — il caso di Silvia Romano, alla prima esperienza, mandata al confine con la Somalia è un esempio lampante.

E gli altri Paesi, invece?

Altri Paesi hanno grandi organizzazioni umanitarie con grande esperienza sul campo  e che quindi hanno una grande professionalità, sapendo come agire quando operano in aree a rischio.

Esiste una soluzione?

Non mi sembra si possa riformare il sistema della cooperazione: non si può impedire a privati di cittadini di andare a prestare la loro opera di soliderietà all’estero. Si potrebbe, invece, normare su questi temi e obbligare queste Onlus a dotarsi di un certo tipo di apparato di sicurezza e a garantire il rispetto di determinate procedure.

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Sat, 16 May 2020 02:10:26 +0000 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/546/caso-romano-il-riscatto-e-il-diritto-internazionale-parla-la-prof-gaeta generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo)
Ong, riscatti e terrorismo: di chi è la responsabilità penale? L’opinione del gen. Tricarico https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/545/ong-riscatti-e-terrorismo-di-chi-e-la-responsabilita-penale-l-opinione-del-gen-tricarico

Sul rapimento e la liberazione di Silvia Romano molto e a buona ragione è stato detto e scritto dai media. Tuttavia, taluni aspetti sono rimasti un po’ nell’ombra o non hanno avuto la centralità che meritavano. Il primo, a mio modo di vedere, riguarda la responsabilità che grava sul datore di lavoro in materia di sicurezza, ossia il rispetto di una legge ben chiara (il decreto legislativo 81 del 2008) che regola la materia e non lascia scampo agli obblighi di chi detiene le funzioni amministrative in un’organizzazione aziendale, tra cui dovrebbero essere comprese anche le Ong. I cui responsabili hanno effettuato ad esempio una corretta valutazione dei rischi cui andava incontro la giovane cooperante in Kenya? E se sì, quali provvedimenti cautelativi hanno adottato a tutela della sua sicurezza?

Una legge, la 81/2008, che pare applicata in maniera stranamente selettiva, tanto perentoria in alcuni casi (vedansi i tecnici della Bonatti uccisi in Libia nel 2015) quanto evanescente in altri (il caso Regeni ad esempio, in cui il dito accusatore è stato puntato sull’esecutore del delitto, gli agenti egiziani, più che sul mandante, la tutor dell’università di Cambridge).

Vi è da augurarsi pertanto che la magistratura apra un fascicolo sulle responsabilità di chi ha mandato Silvia Romano allo sbaraglio, anche e soprattutto per stimolare una regolazione condivisa delle attività e dei comportamenti delle Ong e un loro inserimento in concrete e strutturate strategie di cooperazione e sviluppo.

Nel caso specifico poi, il rispetto della legge penale andrebbe anche preteso verso chi si è adoperato per far conseguire il profitto dei sequestri di persona a scopo di estorsione, e chi (art. 270 quinquies 1 c.p.) ha raccolto, erogato o messo a disposizione denaro o beni destinati, anche solo parzialmente, al compimento di attività terroristiche, indipendentemente dall’effettivo utilizzo dei fondi. In realtà, il malvezzo nasce da lontano; ricordiamo ad esempio la vicenda delle due Simone, cooperanti in Iraq e costate probabilmente non certo meno della Romano ai contribuenti. Ed è altrettanto indubbio che la notoria propensione italica a risolvere con questo mezzo il triste fenomeno abbia allettato i diversi gruppi terroristici, irritando nel contempo gli alleati nella guerra al jihadismo.

Ma poiché esiste un principio costituzionale di azione penale obbligatoria costantemente rivendicato dall’Autorità giudiziaria, ci attendiamo che, in presenza di una notizia di reato, vengano effettuati i necessari accertamenti per verificare se effettivamente un pagamento sia avvenuto a favore dell’organizzazione terroristica, direttamente o attraverso interposte persone, per ottenere la liberazione delle sequestrate. Solo al termine di tale indagine potrebbe essere valutata la sussistenza di qualche esimente, allo stato alquanto dubbia, viste le notizie di pubblico dominio sulla vicenda.

Dovremmo diversamente ritenere che l’obbligatorietà dell’azione penale sia riservata a quei servitori dello Stato accusati, ad esempio, di non aver adeguatamente protetto le proprie installazioni da attacchi condotti dalle organizzazioni terroristiche, anche grazie ai finanziamenti inopinatamente ricevuti. Per i disattenti mi riferisco ad uno dei non pochi casi di “giustizia” che ha condannato in sede civile un comandante militare (assolto in sede penale), ad indennizzare di tasca propria con 70 milioni di euro i parenti delle vittime di un attentato terroristico.

Chiuderei queste poche riflessioni con un’osservazione di carattere formale che poi forma è fino ad un certo punto. In un passato neanche troppo remoto, al termine di operazioni quali quella che ha riguardato Silvia Romano, gli elogi (peraltro ben più sobri) venivano riservati alle forze di polizia che avevano liberato gli ostaggi e arrestato i sequestratori, e a questo forse sarebbe bene anche oggi attenersi, evitando tra l’altro la messa in campo di una coreografia più consona a set di altro tipo che a uno specifico protocollo che mantenga integri la dignità e il rango delle istituzioni.

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Sat, 16 May 2020 02:07:55 +0000 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/545/ong-riscatti-e-terrorismo-di-chi-e-la-responsabilita-penale-l-opinione-del-gen-tricarico generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo)
Rapimenti e riscatti? Tutto quello che c’è da sapere. di Umberto Saccone https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/544/rapimenti-e-riscatti-tutto-quello-che-ce-da-sapere-di-umberto-saccone

l sequestro di persona è una condotta antisociale. Gli antisociali non conoscono sentimenti come gratitudine e rimorso, mentre frequentemente provano rabbia, noia, disprezzo e indifferenza. Sono tendenzialmente prepotenti, aggressivi, impulsivi, incapaci di amare e portati a sfruttare chiunque possa soddisfare i loro bisogni. Tendono a mostrare un comportamento irritabile e aggressivo verso gli altri, e a essere cinici e sprezzanti nei confronti dei sentimenti e delle sofferenze altrui. Chi subisce un sequestro viene sottoposto a una durissima violenza psicologica e fisica. Questo è quello che i 65 nostri connazionali hanno dovuto probabilmente subire nei sequestri che li hanno coinvolti dall’inizio di questo millennio, inaugurato il 17 ottobre 2001 con il sequestro di padre Giuseppe Pierantoni e terminato il 9 maggio 2020 con la liberazione di Silvia Romano.

La storia di Silvia Romano è una storia particolare e mediaticamente rilevante. Rilevante perché donna, per il lungo periodo passato nelle mani di una spietata organizzazione terroristica, e perché convertita. È proprio su quest’ultimo aspetto, per una certa ostentazione e per una pessima comunicazione, che si è scatenata la rabbia degli ultimi giorni che ha invaso il mondo del web e, in alcuni casi, anche della carta stampata. Ma non voglio giudicare i sentimenti di tanta gente che, per ragioni diverse, si dividono il campo in pro e contro, né tanto meno entrare nell’agone politico, o peggio ancora religioso, ampiamente tutelato in primis dalla nostra Carta costituzionale.

Da tecnico esprimerò solo delle convinzioni e cercherò di fare un ragionamento senza costrizioni né condizionamenti ideologici. La prima riguarda strettamente Silvia Romano, la seconda un incompreso e misconosciuto contesto giuridico che governa il mondo dei sequestri. Spero che entrambe le cose ci consentiranno di ricondurre a un ragionamento pacato e, se possibile, aprire uno squarcio alla conoscenza.

Silvia sta vivendo quello che Bruno Bettelheim, psicoanalista ebreo deportato nei campi di Dachau e Buchenwald, ha definito “la sindrome della identificazione”. Bettelheim sostiene che: “Quanto più assoluta è la tirannia e quanto più debole è diventato l’individuo, tanto più forte sarà in lui la tendenza a recuperare le proprie forze facendosi parte della tirannia, per godere così della sua potenza. Accettando tutto questo si può acquistare o riacquistare una certa integrazione interiore mediante il conformismo. Ma il prezzo che si deve pagare è l’identificazione senza riserve con la tirannia, in breve la rinuncia alla propria autonomia”.
E quindi il sequestrato si identifica con il sequestratore e ne condivide i valori. A livello inconscio attua un meccanismo che lo fa sentire meno inerme. Se adattiamo le riflessioni di Bettelheim alla Silvia Romano forse possiamo capire, non tanto la scelta, quanto il suo atteggiamento che solo dopo un lungo processo di riadattamento potremo forse riuscire a giudicare.

Dal punto di vista giuridico, invece, le vicende legate ai sequestri di persona accendono i riflettori su una serie di norme che i viaggiatori e le aziende devono necessariamente conoscere. Parlo del dovere di protezione, della validità processuale del sito del ministro degli Esteri “Viaggiare Sicuri”, delle norme internazionali sul sequestro di persona e infine delle peculiarità relative alle polizze assicurative. Tutti temi di cui tutti parlano, ma senza un attento approfondimento della normativa esistente che pone tutta una serie di vincoli.

Secondo gli articoli 32, 35 e 41 della Costituzione italiana, l’articolo 2087 del codice civile, l’articolo 28 del D.lgs. 81/2008, il datore di lavoro è tenuto a garantire al proprio personale tutte le misure di sicurezza necessarie comprese quelle relative ad eventi esterni all’attività lavorativa, quali ad esempio un’aggressione, un attentato ovvero un rapimento (i cosiddetti “rischi di security”).

Tali adempimenti sono a carico del datore di lavoro e, come meglio precisato dall’art. 3 comma 12-bis del D.lgs. 81/2008, si applicano anche nei confronti dei volontari. Questa previsione è stata dettagliata dalla Commissione degli interpelli (Interpello n. 8 del 27 marzo 2014), secondo cui qualora i volontari svolgano la loro “prestazione nell’ambito di un’organizzazione di un datore di lavoro, questi è tenuto a fornire al soggetto dettagliate informazioni sui rischi specifici esistenti negli ambienti nei quali è chiamato ad operare e sulle misure di prevenzione e di emergenza adottate in relazione alla sua attività”. Ne deriva che, nel caso in cui un proprio volontario rimanga vittima di un sequestro di persona, anche il legale rappresentante della Onlus di riferimento potrebbe essere ritenuto responsabile, penalmente e civilmente, senza considerare una possibile sanzione ai sensi del D.lgs 231/2001 e un prevedibile danno di immagine legato alla scarsa capacità di tutelare il proprio capitale umano.

In quest’ottica, appare necessario verificare quale affidamento è possibile fare sul valore probatorio del sito internet del Maeci “Viaggiare sicuri”. L’art. 19-bis della legge 17.4.2015 nr. 43 testualmente recita: “Il ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, avvalendosi anche del contributo informativo degli organismi di informazione ai sensi della legge 3 agosto 2007, n. 124, rende pubblici, attraverso il proprio sito web istituzionale, le condizioni e gli eventuali rischi per l’incolumità dei cittadini italiani che intraprendono viaggi in Paesi stranieri. Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale indica altresì, anche tramite il proprio sito web istituzionale, comportamenti rivolti ragionevolmente a ridurre i rischi, inclusa la raccomandazione di non effettuare viaggi in determinate aree. Resta fermo che le conseguenze dei viaggi all’estero ricadono nell’esclusiva responsabilità individuale di chi assume la decisione di intraprendere o di organizzare i viaggi stessi”.

Appare pertanto evidente che le informazioni tratte dal sito della Farnesina possano essere utilizzate per orientare le scelte dei viaggiatori e non, invece, come sottolinea l’Autorità Giudiziaria, “per trarre informazioni attendibili sulla sicurezza di un Paese” (Tribunale Milano, 16 Giugno 2015. Est. Martina Flamini).

Dobbiamo poi considerare un altro elemento che impatta sulle vicende dei sequestri: il divieto posto dal diritto internazionale a ogni forma di finanziamento del terrorismo, che trova un proprio fondamento nella Convenzione di New York del 1979 e nel G7 di Parigi del 1989, nonché nella fondazione del Financial action task force (FATF) a cui si affianca nel 2011 il Global counter terrorism forum (GCTF). Tali organismi sono volti a coordinare le politiche degli Stati nel contrasto del fenomeno tramite provvedimenti, come il memorandum di Algeri del 2012, che contiene indicazioni e good practice contro i sequestri di persona di matrice terroristica. Inoltre, le risoluzioni n. 2161 e 2170 del 2014 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite vietano agli Stati membri di finanziare organizzazioni terroristiche, qualsiasi sia la causa della corresponsione, incluso il pagamento del riscatto.

L’ordinamento italiano, tra l’altro, punisce il favoreggiamento reale. L’art. 379 c.p. prevede che chiunque aiuta taluno ad assicurare il prodotto o il profitto o il prezzo di un reato (in questo caso pagando un riscatto), è punito con la reclusione fino a cinque anni. In coerenza con tale norma, il decreto-legge 15 gennaio 1991, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 marzo 1991, n. 82 vieta l’assicurabilità del rischio da sequestro di persona. Pertanto, non possiamo pagare e non possiamo assicurare.

Per converso, i Paesi anglosassoni consentono ai cittadini di stipulare polizze di assicurazione (polizze “Kidnap and Ransom” – K&R), sebbene esse perdano espressamente di efficacia allorquando il sequestro abbia una matrice terroristica, nel rispetto dei trattati internazionali sul divieto di finanziamento del terrorismo. Ne discende che l’unico modo a disposizione del datore di lavoro per prevenire in maniera consolidata il rischio di un rapimento di matrice terroristica sia di investire nella conoscenza sul contesto locale di riferimento e sulle contromisure ottimali da adottare sulla base di procedure aziendali consolidate e rispondenti alle best practice di settore.

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Sat, 16 May 2020 02:01:53 +0000 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/544/rapimenti-e-riscatti-tutto-quello-che-ce-da-sapere-di-umberto-saccone generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo)
ACCADDE A BELLOLAMPO-STRAGE DI PASSO DI RIGANO https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/543/accadde-a-bellolampo-strage-di-passo-di-rigano

 

 

In occasione della giornata della memoria, il 27 gennaio scorso, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ammonito gli Italiani affermando che  Abbiamo un dovere morale verso la storia e verso l’umanità intera: il dovere di ricordare”.

A ulteriore testimonianza di questa Sua sensibilità ha voluto gratificare la Fondazione Milillo, che porta il nome di mio padre, destinando quale suo premio di rappresentanza la Medaglia Presidenziale a Sua Firma, per questa ricorrenza

Infatti oggi, 19 agosto 2019, siamo qui davanti a questo Cippo per commemorare  il 70° Anniversario della strage di Passo di Rigano (PA), altrimenti conosciuta come strage di Bellolampo. Il monumento, fortemente voluto da mio padre, è stato eretto  in memoria di quei giovani eroici carabinieri che rientravano, con mio padre, giovane Tenente, loro Comandante di Reparto e fortunato superstite di quella strage, dopo aver portato soccorso al presidio dell’Arma di Bellolampo, poco prima attaccata dagli uomini del famigerato bandito Salvatore Giuliano.

Così raccontava mio padre il ferale evento: “Il 19 agosto del 1949, di sera con il plenilunio, sulla via del ritorno da Bellolampo, ove ero accorso con 60 carabinieri, per difendere quel presidio dell’Arma da una aggressione da parte di vari elementi della banda Giuliano, a causa di un alto esplosivo rimasi vittima con i miei uomini di quella immane strage, avvenuta a Passo di Rigano, ben più nota come la Strage di Bellolampo, che cagionò la morte straziante di 7 cc., il ferimento di altri 10 me compreso. La sera stessa della strage rientrai a casa con la giacca lacerata e intrisa del sangue dei morti e feriti e sin da allora avevo promesso di far qualcosa per detti miei uomini defunti, ma ero soltanto un Tenente. Divenuto Generale mi adoperai per ricordarli, con tangibile segno di riconoscimento pubblico facendo dedicare, anche se alcuni decenni dopo, dall’Amministrazione Comunale di Palermo, un monumento a quei militari morti nella circostanza, nonché a tutti i caduti in nome della Legge”.

Infatti quel Cippo è stato voluto oltre che per onorare i Caduti ed i feriti di “Passo di Rigano” anche per ricordare quanti tra Ufficiali, Sottufficiali, Appuntati e Carabinieri hanno perduto la vita o versato il proprio sangue nell’adempimento del dovere per sconfiggere il banditismo di Giuliano e ridare serenità alle popolazioni.

Sette carabinieri morti e undici feriti: questo il bilancio della strage. E’ stato detto di loro: “L’abnegazione nei confronti del prossimo è un dono prezioso non concesso a tutti. Lo possedevano senz’altro gli eroi che hanno reso grande il nome dell’Arma: gente comune, ragazzi della porta accanto che entrati a far parte della grande famiglia della Benemerita, ne hanno assimilato principi e ideali, finendo per incarnarli. E’ quanto hanno fatto i numerosi giovani martiri che, nel secondo dopoguerra, caddero nella lotta senza quartiere ingaggiata contro il banditismo”.

Le cronache del tempo ricordano che “ai solenni funerali delle vittime, tenutisi nella magnifica Cattedrale Arabo-Normanna palermitana ed officiati dal cardinale Ernesto Ruffini, partecipò una folla oceanica, le autorità della capitale sicula al completo e rilevanti esponenti del Governo nazionale”.

“Quei giovani che ora chiamiamo eroi ”, ha affermato il Tenente Colonnello Emanuele De Ciuceis, “ erano semplicemente ed orgogliosamente Carabinieri che avevano deciso  di osservare fino in fondo il Giuramento prestato. Seppur perfettamente consci dell’enorme pericolo cui si esponevano, non esitarono un attimo a seguire il proprio Comandante, Tenente Ignazio Milillo, attivandosi con ammirevole slancio per supportare i compagni, nell’immediata reazione che l’Arma voleva e doveva porre in essere. Spinti da tali nobili sentimenti e malgrado la verde età – erano infatti poco più che ventenni – essi sacrificarono dunque le loro vite. E’ perciò è giusto e doveroso ricordare quei giovani, tutti Carabinieri a piedi già inquadrati come effettivi, dalle origini modeste: Pasquale Marcone, Armando Loddo, Giovan Battista Aloe, Sergio Mancini, Gabriele Palandrani, Antonio Pubusa ed Ilario Russo, rispettivamente provenienti da Napoli, Reggio Calabria, Lago, Vallepietra, Colle Santa Maria, Nuxis. I loro nomi campeggiano dunque in bella mostra, quale sprone e modello per ciascuno di noi, nella Piazza d’Armi del nostro Battaglione, ubicato presso la Caserma Calatafimini. Desidero ricordare, però, anche i nomi di coloro che furono feriti nell’agguato di Passo di Rigano: il già citato Tenente Ignazio Milillo e i carabinieri effettivi Franco Longo, Tindaro Caffarelli, Carmine Petruzziello, Antonio De Rosa, Nicolò Piombino, Vincenzo Riccio, Savino Atzori, Giuseppe Arena e Egidio Moi”.

La nostra generazione e quella dei giovanissimi forse non sanno e spetta a noi rinnovare il ricordo, come ulteriore contributo a quella “educazione alla legalità” a cui mio padre teneva, tanto da intrattenere sovente gli studenti dei vari Istituti scolastici siciliani sul tema.

Le Istituzioni tutte sono chiamate ad impartire ai giovani questo importante insegnamento, in questa nostra terra sicula che ha vissuto anni bui di stragi, a detrimento di coloro che della legalità hanno fatto un ideale di vita e che continua purtroppo a “convivere” con una illegalità più o meno sommersa.

Questo perché i giovani e meno giovani sappiano, conoscendo vicende ed eventi che probabilmente ancora non compaiono nei manuali di storia, ma che devono essere sempre valorizzati per formare le giovani personalità, che la libertà, anche e soprattutto dalla arroganza mafiosa e criminale, è un bene irrinunciabile.

Per ricordare quel nefasto evento, spaccato di storia siciliana, la Fondazione Italiana per la Legalità e lo Sviluppo “Generale Ignazio Milillo”, durante l’anno scolastico 2019/2020, darà inizio a degli incontri sul tema, presso plessi scolastici delle città di Palermo, Corleone e Sciacca.

Come ormai consolidata tradizione, i giovani saranno impegnati, singolarmente o in gruppo, a delle ricerche sul tema e prima della chiusura dell’anno accademico, a coloro i quali si classificheranno fra i primi tre posti, la Fondazione elargirà o una borsa di studio o, a loro discrezione e su suggerimento dell’Istituto, provvederà all’acquisto di materiale didattico.

La premiazione, a classi riunite degli Istituti interessati e con la partecipazione dei familiari e docenti, si terrà in Palermo al Teatro Politeama  dopo una breve cerimonia con deposizione di una corona d’alloro al Monumento dedicato agli eroici carabinieri vittime della proditoria strage.

In merito a questa vicenda e per l’occasione ho pubblicato il libro “Da Salvatore Giuliano a Luciano Liggio, attraverso la testimonianza e l’opera del Generale Ignazio Milillo”

Il libro ripropone con la necessaria acribia il ruolo svolto da mio padre nella Sicilia dell’immediato dopoguerra, in un periodo in cui la regione era afflitta da problemi atavici aggravati dalla seconda guerra mondiale che aveva lasciato il segno sia in campo politico che in quello economico. Si spiega così il tentativo separatista ideato da Andrea Finocchiaro Aprile che non disdegnò la lotta armata, affidata all’Esercito Volontario per l’Indipendenza della Sicilia, di cui fu protagonista assoluto il “colonnello” Salvatore Giuliano, noto come “il re di Montelepre”. Con il suo esercito Giuliano si rese protagonista di vere e proprie azioni di guerriglia come l’attacco alla Caserma di Bellolampo (19 agosto del 1949) e la strage di Portella della Ginestra (1° maggio del 1950).

Le indagini che portarono alla morte di Salvatore Giuliano (Castelvetrano, 5 luglio del 1950) e sulle modalità c’è sempre stato un alone di mistero al punto che l’inviato dell’Europeo, il giornalista così titolò la sua inchiesta pubblicata sul settimanale: “Di sicuro c’è solo che è morto”.

Dell’uccisione di Giuliano si autoccusò il cugino Gaspare Pisciotta ma mio padre, dopo accurate indagini espletati nei primi anni ‘60, contesta la versione resa dal cugino del bandito e nei suoi diari scrive che l’esecutore del delitto era stato Luciano Liggio “(…) per conto della Mafia che aveva deciso di collaborare con le forze dell’ordine contro il bandito di Montelepre allorché si era accorta che lo stesso nuoceva con la sua attività ai tradizionali interessi della loro organizzazione”. In merito alle motivazioni dell’uccisione di Giuliano scrive ancora: “… qualcuno preferì ricorrere alla soppressione di Giuliano per timore che egli, da vivo, potesse rivelare i segreti retroscena del suo coinvolgimento in politica compromettendo la posizione di alcuni potenti”.

Sempre mio padre fu l’artefice del primo arresto del boss mafioso Luciano Liggio, definito “la primula rossa” per la sua abilità di sfuggire alle ricerche delle forze dell’ordine, scovato a Corleone il 14 maggio del 1964 presso l’abitazione delle sorelle Sorisi di cui una era la fidanzata del sindacalista Rizzotto ucciso dal Leggio. Non mancarono polemiche fra mio padre e il commissario Mangano su chi avesse proceduto al suo arresto. Fu lo stesso Liggio a dichiarare agli inquirenti che a disarmarlo del suo revolver e  ad arrestarlo era stato il Colonnello dei Carabinieri Ignazio Milillo il quale lo aveva sorpreso a letto perché gravemente malato. Liggio, ogni volta a domanda specifica confermò la notizia nei vari tribunali, nel corso di varie interviste nonché in un'intervista teletrasmessa realizzata nel 1989 da Enzo Biagi nel carcere sardo di Badu ‘e Carros dove il Boss morirà nel 1993.

Durante la sua brillante carriera mio padre continuò la sua attività contro il crimine in altre regioni e, in particolare, in Campania con il contrasto al Clan Maisto. Per il suo impegno contro la criminalità ha ricevuto numerosi riconoscimenti sia in vita che dopo la morte al punto che in occasione di una solenne cerimonia commemorativa il Gen. Luigi Federici, Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, concluse che “il Generale Ignazio Milillo per noi è un’icona”.

Così come Winston Churchill, intese ringraziare i piloti dei caccia britannici con tali significative parole nella sua monumentale opera sulla Seconda Guerra Mondiale, anche io desidero ringraziare a chi ha dato la propria vita contro ogni forma di illegalità che

“ Mai nella storia, così tanti hanno dovuto tanto a così pochi “

 

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Wed, 23 Oct 2019 10:18:32 +0000 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/543/accadde-a-bellolampo-strage-di-passo-di-rigano generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo)
70° anniversario della Strage di Passo di Rigano più nota come quella di Strage di Bellolampo https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/542/70-anniversario-della-strage-di-passo-di-rigano-piu-nota-come-quella-di-strage-di-bellolampo

ACCADDE A BELLOLAMPO

 

In occasione della giornata della memoria, il 27 gennaio scorso, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha esortato gli Italiani affermando che  Abbiamo un dovere morale verso la storia e verso l’umanità intera: il dovere di ricordare”.

A ulteriore testimonianza di questa Sua sensibilità ha voluto gratificare la Fondazione Milillo, che porta il nome di mio padre, destinando quale suo premio di rappresentanza la Medaglia Presidenziale a Sua Firma, per questa ricorrenza

Infatti oggi, 19 agosto 2019, siamo qui davanti a questo Cippo per commemorare  il 70° Anniversario della strage di Passo di Rigano (PA), altrimenti conosciuta come strage di Bellolampo. Il monumento, fortemente voluto da mio padre, è stato eretto  in memoria di quei giovani eroici carabinieri che rientravano, con mio padre, giovane Tenente, loro Comandante di Reparto e fortunato superstite di quella strage, dopo aver portato soccorso al presidio dell’Arma di Bellolampo, poco prima attaccata dagli uomini del famigerato bandito Salvatore Giuliano.

Così raccontava mio padre il ferale evento: “Il 19 agosto del 1949, di sera con il plenilunio, sulla via del ritorno da Bellolampo, ove ero accorso con 60 carabinieri, per difendere quel presidio dell’Arma da una aggressione da parte di vari elementi della banda Giuliano, a causa di un alto esplosivo rimasi vittima con i miei uomini di quella immane strage, avvenuta a Passo di Rigano, ben più nota come la Strage di Bellolampo, che cagionò la morte straziante di 7 cc., il ferimento di altri 10 me compreso. La sera stessa della strage rientrai a casa con la giacca lacerata e intrisa del sangue dei morti e feriti e sin da allora avevo promesso di far qualcosa per detti miei uomini defunti, ma ero soltanto un Tenente. Divenuto Generale mi adoperai per ricordarli, con tangibile segno di riconoscimento pubblico facendo dedicare, anche se alcuni decenni dopo, dall’Amministrazione Comunale di Palermo, un monumento a quei militari morti nella circostanza, nonché a tutti i caduti in nome della Legge”.

Infatti quel Cippo è stato voluto oltre che per onorare i Caduti ed i feriti di “Passo di Rigano” anche per ricordare quanti tra Ufficiali, Sottufficiali, Appuntati e Carabinieri hanno perduto la vita o versato il proprio sangue nell’adempimento del dovere per sconfiggere il banditismo di Giuliano e ridare serenità alle popolazioni.

Sette carabinieri morti e undici feriti: questo il bilancio della strage. E’ stato detto di loro: “L’abnegazione nei confronti del prossimo è un dono prezioso non concesso a tutti. Lo possedevano senz’altro gli eroi che hanno reso grande il nome dell’Arma: gente comune, ragazzi della porta accanto che entrati a far parte della grande famiglia della Benemerita, ne hanno assimilato principi e ideali, finendo per incarnarli. E’ quanto hanno fatto i numerosi giovani martiri che, nel secondo dopoguerra, caddero nella lotta senza quartiere ingaggiata contro il banditismo”.

Le cronache del tempo ricordano che “ai solenni funerali delle vittime, tenutisi nella magnifica Cattedrale Arabo-Normanna palermitana ed officiati dal cardinale Ernesto Ruffini, partecipò una folla oceanica, le autorità della capitale sicula al completo e rilevanti esponenti del Governo nazionale”.

“Quei giovani che ora chiamiamo eroi ”, ha affermato il tenente colonnello Emanuele De Ciuceis, “ erano semplicemente ed orgogliosamente Carabinieri che avevano deciso  di osservare fino in fondo il Giuramento prestato. Seppur perfettamente consci dell’enorme pericolo cui si esponevano, non esitarono un attimo a seguire il proprio Comandante, Tenente Ignazio Milillo, attivandosi con ammirevole slancio per supportare i compagni, nell’immediata reazione che l’Arma voleva e doveva porre in essere. Spinti da tali nobili sentimenti e malgrado la verde età – erano infatti poco più che ventenni – essi sacrificarono dunque le loro vite. E’ perciò è giusto e doveroso ricordare quei giovani, tutti Carabinieri a piedi già inquadrati come effettivi, dalle origini modeste: Pasquale Marcone, Armando Loddo, Giovan Battista Aloe, Sergio Mancini, Gabriele Palandrani, Antonio Pubusa ed Ilario Russo, rispettivamente provenienti da Napoli, Reggio Calabria, Lago, Vallepietra, Colle Santa Maria, Nuxis. I loro nomi campeggiano dunque in bella mostra, quale sprone e modello per ciascuno di noi, nella Piazza d’Armi del nostro Battaglione, ubicato presso la Caserma Calatafimini. Desidero ricordare, però, anche i nomi di coloro che furono feriti nell’agguato di Passo di Rigano: il già citato Tenente Ignazio Milillo e i carabinieri effettivi Franco Longo, Tindaro Caffarelli, Carmine Petruzziello, Antonio De Rosa, Nicolò Piombino, Vincenzo Riccio, Savino Atzori, Giuseppe Arena e Egidio Moi”.

La nostra generazione e quella dei giovanissimi forse non sanno e spetta a noi rinnovare il ricordo, come ulteriore contributo a quella “educazione alla legalità” a cui mio padre teneva, tanto da intrattenere sovente gli studenti dei vari Istituti scolastici siciliani sul tema.

Le Istituzioni tutte sono chiamate ad impartire ai giovani questo importante insegnamento, in questa nostra terra sicula che ha vissuto anni bui di stragi, a detrimento di coloro che della legalità hanno fatto un ideale di vita e che continua purtroppo a “convivere” con una illegalità più o meno sommersa.

Questo perché i giovani e meno giovani sappiano, conoscendo vicende ed eventi che probabilmente ancora non compaiono nei manuali di storia, ma che devono essere sempre valorizzati per formare le giovani personalità, che la libertà, anche e soprattutto dalla arroganza mafiosa e criminale, è un bene irrinunciabile.

Per ricordare quel nefasto evento, spaccato di storia siciliana, la Fondazione Italiana per la Legalità e lo Sviluppo “Generale Ignazio Milillo”, durante l’anno scolastico 2019/2020, darà inizio a degli incontri sul tema, presso plessi scolastici delle città di Palermo, Corleone e Sciacca.

Come ormai consolidata tradizione, i giovani saranno impegnati, singolarmente o in gruppo, a delle ricerche sul tema e prima della chiusura dell’anno accademico, a coloro i quali si classificheranno fra i primi tre posti, la Fondazione elargirà o una borsa di studio o, a loro discrezione e su suggerimento dell’Istituto, provvederà all’acquisto di materiale didattico.

La premiazione, a classi riunite degli Istituti interessati e con la partecipazione dei familiari e docenti, si terrà in Palermo al Teatro Politeama  dopo una breve cerimonia con deposizione di una corona d’alloro al Monumento dedicato agli eroici carabinieri vittime della proditoria strage.

In merito a questa vicenda e per l’occasione ho pubblicato il libro “Da Salvatore Giuliano a Luciano Liggio, attraverso la testimonianza e l’opera del Generale Ignazio Milillo”

Il libro ripropone con la necessaria acribia il ruolo svolto da mio padre nella Sicilia dell’immediato dopoguerra, in un periodo in cui la regione era afflitta da problemi atavici aggravati dalla seconda guerra mondiale che aveva lasciato il segno sia in campo politico che in quello economico. Si spiega così il tentativo separatista ideato da Andrea Finocchiaro Aprile che non disdegnò la lotta armata, affidata all’Esercito Volontario per l’Indipendenza della Sicilia, di cui fu protagonista assoluto il “colonnello” Salvatore Giuliano, noto come “il re di Montelepre”. Con il suo esercito Giuliano si rese protagonista di vere e proprie azioni di guerriglia come l’attacco alla Caserma di Bellolampo (19 agosto del 1949) e la strage di Portella della Ginestra (1° maggio del 1950).

Le indagini che portarono alla morte di Salvatore Giuliano (Castelvetrano, 5 luglio del 1950) e sulle modalità c’è sempre stato un alone di mistero al punto che l’inviato dell’Europeo, il giornalista così titolò la sua inchiesta pubblicata sul settimanale: “Di sicuro c’è solo che è morto”.

Dell’uccisione di Giuliano si autoccusò il cugino Gaspare Pisciotta ma mio padre, dopo accurate indagini espletati nei primi anni ‘60, contesta la versione resa dal cugino del bandito e nei suoi diari scrive che l’esecutore del delitto era stato Luciano Liggio “(…) per conto della Mafia che aveva deciso di collaborare con le forze dell’ordine contro il bandito di Montelepre allorché si era accorta che lo stesso nuoceva con la sua attività ai tradizionali interessi della loro organizzazione”. In merito alle motivazioni dell’uccisione di Giuliano scrive ancora: “… qualcuno preferì ricorrere alla soppressione di Giuliano per timore che egli, da vivo, potesse rivelare i segreti retroscena del suo coinvolgimento in politica compromettendo la posizione di alcuni potenti”.

Sempre mio padre fu l’artefice del primo arresto del boss mafioso Luciano Liggio, definito “la primula rossa” per la sua abilità di sfuggire alle ricerche delle forze dell’ordine, scovato a Corleone il 14 maggio del 1964 presso l’abitazione delle sorelle Sorisi di cui una era la fidanzata del sindacalista Rizzotto ucciso dal Leggio. Non mancarono polemiche fra mio padre e il commissario Mangano su chi avesse proceduto al suo arresto. Fu lo stesso Liggio a dichiarare agli inquirenti che a disarmarlo del suo revolver e  ad arrestarlo era stato il Colonnello dei Carabinieri Ignazio Milillo il quale lo aveva sorpreso a letto perché gravemente malato. Liggio, ogni volta a domanda specifica confermò la notizia nei vari tribunali, nel corso di varie interviste nonché in un'intervista teletrasmessa realizzata nel 1989 da Enzo Biagi nel carcere sardo di Badu ‘e Carros dove il Boss morirà nel 1993.

Durante la sua brillante carriera mio padre continuò la sua attività contro il crimine in altre regioni e, in particolare, in Campania con il contrasto al Clan Maisto. Per il suo impegno contro la criminalità ha ricevuto numerosi riconoscimenti sia in vita che dopo la morte al punto che in occasione di una solenne cerimonia commemorativa il Gen. Luigi Federici, Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, concluse che  “il Generale Ignazio Milillo per noi è un’icona”.

Così come Winston Churchill, intese ringraziare i piloti dei caccia britannici con tali significative parole, nella sua monumentale opera sulla Seconda Guerra Mondiale, anche io desidero ringraziare a chi ha dato la propria vita contro ogni forma di illegalità che

“ Mai nella storia, così tanti hanno dovuto tanto a così pochi “

 

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Mon, 19 Aug 2019 10:16:29 +0000 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/542/70-anniversario-della-strage-di-passo-di-rigano-piu-nota-come-quella-di-strage-di-bellolampo generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo)
Presentato libro "Da Salvatore Giuliano a Luciano Liggio" di Vincenzo Cuomo e Gianfranco Milillo https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/541/presentato-libro-da-salvatore-giuliano-a-luciano-liggio-di-vincenzo-cuomo-e-gianfranco-milillo

“ Mai nella storia, così tanti hanno dovuto tanto a così pochi “ 

Con tali significative parole Winston Churchill, nella sua monumentale opera sulla Seconda Guerra Mondiale, intese ringraziare i piloti dei caccia britannici. Aviatori che con grande rischio individuale ed a costo di immensi sacrifici, erano riusciti prima a respingere e poi a porre termine, alle continue ondate di bombardieri germanici. Velivoli portatori di morte che quotidianamente sganciavano bombe sull’Inghilterra . Ciò nell’intento di ridurre in macerie ogni installazione militare ma anche e soprattutto fiaccare lo spirito di resistenza della popolazione civile.

Tale intensa frase, che racchiude una indubbia importante verità, per quanto verte il popolo italiano, la si può tranquillamente coniugare con l’Arma dei Carabinieri. Essi, da quel lontano 13 luglio 1815, sono stai ininterrottamente il baluardo di difesa contro ogni forma di pericolo esterno o interno intervenuto ad arrecare danno a Stato o Nazione.

In questo panorama di virtù, devozione e sacrificio, vi sono pure dei personaggi per i quali tutti turiboli del mondo non basterebbero ad elevare verso di loro il profumato incenso della gloria. In merito come non pensare subito al Generale Ignazio Milillo. Valoroso Ufficiale dell’Arma che combatté lungamente l’E.V.I.S. ed il bandito Giuliano, restando anche ferito nell’attentato di Bellolampo- Passo di Rigano (PA). Successivamente, ebbe ancora modo di distinguersi il 14 maggio 1964, nel corso di una brillante operazione di servizio con i carabinieri al suo comando, arrestò Luciano Leggio. Capo indiscusso della Mafia Corleonese.

Circa l’impianto narrativo di questo saggio, è da dire che abbiamo inteso evitare il classico schema della biografia. Schema ove i fatti, anche minori, della vita di una persona, si riconoscono e si accavallano. Esse è invece un capitolo di una recente storia d’Italia, in cui il filo conduttore è l’operato del Generale Ignazio Milillo. La trattazione si intreccia quindi con tutti quegli avvenimenti di cui è stato protagonista. Motivo per il quale questo libro  lo si potrebbe anche definire “tridimensionale”. Mi spiego meglio! Ciò in quanto su uno sfondo lontano abbiamo la storia d’Italia. In una posizione intermedia vi è poi quella dell’Arma dei Carabinieri. Infine, su un terzo livello, ancora maggiormente in risalto, vi sono il percorso umano e l’azione strategica del Generale Ignazio Milillo.

Circa questa nobile figura di carabiniere, m sia consentito ancora aggiungere che le parole di una ode che così recita: “Terror dei rei, e…schiavo sol del dover…”, sembrano essere state scritte apposta per lui. Fu un vero “ Veni, Vidi, Vici”, sempre al’insegna del successo. Il suo comportamento è così eloquente da rendere fiammeggiante qualunque parola che su di lui venga pronunciata. Fu un vero fedele servitore dello Stato, ma anche del concetto più alto della Giustizia. Nel suo operato vi è però anche un insegnamento da non trascurare. Quello di aver diffuso una “cultura della legalità” serena e corretta. Giusta fonte ove le giovani generazioni possano trovare di che estinguere l’arsura del loro desiderio di legittimità.

In conclusione altro non mi resta se non ringraziare tutti coloro che a vario titolo hanno contribuito a realizzare quest’opera. Non ultima la Casa Editrice “Largolibro, per la splendida grafica e la raffinata veste editoriale.

Circa infine le autorevoli presenze che questa sera hanno inteso gratificare con la loro partecipazione, mi sia consentito affermare che essi costituiscono soprattutto una sentita testimonianza di stima ed affetto nei riguardi di quella grande Istituzione che è l’Arma dei Carabinieri

 

 

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Sat, 3 Aug 2019 10:30:05 +0000 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/541/presentato-libro-da-salvatore-giuliano-a-luciano-liggio-di-vincenzo-cuomo-e-gianfranco-milillo generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo)
55° anniversario della cattura di Luciano Liggio ad opera dell’Arma https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/540/55-anniversario-della-cattura-di-luciano-liggio-ad-opera-dellarma

Erano le 21.45 del 14 maggio 1964.” 

Così Renato Mambrini introduce il suo racconto della cattura del famigerato boss mafioso Luciano Liggio. Personaggio di spicco nel panorama mafioso fra gli anni ’50 e ’70, Leggio (detto “Liggio”) fu arrestato a Corleone, nell’abitazione delle sorelle Sorisi, di cui una, Leoluchina, era stata fidanzata del sindacalista Rizzotto, assassinato nel 1948 dallo stesso Liggio.  

Alle indagini condotte dall’Arma, dirette dall’allora Ten. Col. Ignazio Milillo, nella fase finale fu associato personale del Commissariato di Corleone, retto dall’allora Com. PS Angelo Mangano. Dopo alcuni tentativi andati a vuoto, grazie a un’intuizione del Milillo, fu possibile addivenire alla cattura del boss.

La cattura, di cui oggi ricorre il 55° anniversario, fu all’origine di un’accesa disputa fra il Milillo e il Mangano, nella quale il Commissario si attribuì ingiustamente la paternità dell’operazione.

In realtà, come ampiamente dimostrato dalle deposizioni processuali di Liggio, da atti e verbali di polizia giudiziaria e da testimonianze dell’epoca, il merito dell’operazione fu dell’Arma.

Fu lo stesso Liggio, nelle sedi processuali, ad affermare:

Mi arrestarono i Carabinieri.”

Mi ha catturato Milillo e non Mangano.

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Tue, 14 May 2019 12:22:49 +0000 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/540/55-anniversario-della-cattura-di-luciano-liggio-ad-opera-dellarma generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo)
"L’importante è che sia il coraggio a prendere il sopravvento..." (P. Borsellino) https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/539/limportante-e-che-sia-il-coraggio-a-prendere-il-sopravvento-p-borsellino

Per informazioni: https://largolibro.blogspot.com/2019/05/vincenzo-cuomo-e-gianfranco-milillo-da.html

 

 

 

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Wed, 8 May 2019 15:45:53 +0000 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/539/limportante-e-che-sia-il-coraggio-a-prendere-il-sopravvento-p-borsellino generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo)
Pubblicazione del libro "Da Salvatore Giuliano a Luciano Liggio", di Vincenzo Cuomo e Gianfranco Milillo, L’ArgoLibro editore https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/538/pubblicazione-del-libro-da-salvatore-giuliano-a-luciano-liggio-di-vincenzo-cuomo-e-gianfranco-milillo-largolibro-editore

Il 14 maggio cadrà il 55° anniversario della clamorosa cattura del famigerato capomafia corleonese Luciano Leggio, meglio noto alle cronache come “Liggio”, ad opera dell’Arma dei Carabinieri. Tale ricorrenza, che precede il 70° anniversario della strage di Bellolampo (19 agosto 1949), nella quale perirono e rimasero feriti militari dell’Arma, offre l’occasione per la pubblicazione del libro dal titolo “Da Salvatore Giuliano a Luciano Liggio”, scritto da me e dallo storico Prof. Vincenzo Cuomo, edito dalla casa editrice L’ArgoLibro.

A condurci in questo viaggio, un breve spaccato di storia siciliana e italiana che va dallo sbarco alleato in Sicilia agli anni ’60, sarà la testimonianza vissuta di mio padre, il Gen. C.A. dei Carabinieri Ignazio Milillo. Una storia da non dimenticare, una storia da valorizzare, affinché i sacrifici di tanti servitori dello Stato e la loro memoria possano incidere sulla crescita e la formazione delle giovani coscienze.

 

  

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Sat, 4 May 2019 16:50:38 +0000 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/538/pubblicazione-del-libro-da-salvatore-giuliano-a-luciano-liggio-di-vincenzo-cuomo-e-gianfranco-milillo-largolibro-editore generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo)
ANATOMIA DELLA CATTURA DI UN "BOSS" : LUCIANO LEGGIO https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/536/anatomia-della-cattura-di-un-boss--luciano-leggio

 

Corleone è adagiato in una gola sassosa, tra monti di pietra arida e rende gli oggetti avari di ombra. In inverno c’è il vento, un vento da film del terrore, che ulula tra i monti e finisce per smussare alche la roccia.

E di straordinario, questo paese ha la tradizione ormai solida e rinomata di più importante vivaio di mafiosi della Sicilia contemporanea. E’ da questo ambiente, in cui le circostanze particolarmente favorevoli di crescita hanno provocato una severissima selezione della tempra criminale, che è sorto l’astro sanguinario di Luciano Leggio.

La storia di quest’uomo, più che mai sconcertante e troppo complesso per potere essere considerata pienamente in questo scritto. Sono comunque sufficienti pochi dati per mettere in luce, almeno nelle sue caratteristiche essenziali, la sua statura criminale.

Capo “cosca mafiosa” appena ventenne, a 34 anni, nel 1959 si guadagnò il comando supremo dell’organizzazione mafiosa con la spettacolare uccisione del Dr. Navarra, suo precedente capo e comandante generale mafioso. Ha totalizzato 16 anni consecutivi di latitanza, raggranellando un patrimonio che si computa a livello di miliardi e un reddito fisso incalcolabile: da un cespite che potremo definire secondario – contrabbando, bigliardini elettrici e gru elettriche di circa un milione e mezzo giornaliere. E’ considerato, sul piano criminale alla stessa stregua di Salvatore Giuliano, sanguinario, e la sua particolare abilità nell’usare la pistola, qui in Sicilia è ormai leggendaria.

Dopo 16 anni, le possibilità degli organi inquirenti per la sua cattura, erano ridotte al minimo. In un periodo così lungo di vita sotterranea, al riparo da qualsiasi forma di censura della Giustizia, ci si consolida la posizione e si costruisce un dedalo di scappatoie, come la talpa sottoterra, che rendono pressoché imprendibili.

Inoltre c’era quell’abbondanza di denaro che costituiva un indubbio vantaggio per Leggio. In quei 16 anni aveva controllato e influenzato ogni espressione vitale siciliana. Chi desiderava conoscere il suo viso, se lo doveva costruire con l’aiuto dell’immaginazione: voci apparentemente fondate asserivano che con una operazione di chirurgia plastica aveva completamente mutato i tratti del suo volto.

Gli stessi inquirenti erano scettici nei riguardi di tali ricerche. Sedici anni sono lunghi; se non sono riusciti prima, come sperare di riuscire a carpire ora il successo?

Necessitava una pazienza certosina, confortata da una volontà di ferro. Passavano i mesi con la lentezza delle cose inutili, senza risultati apparentemente apprezzabili.

Poi, un giorno, il Tenente Colonnello Ignazio Milillo, Comandante il Gruppo Esterno Carabinieri di Palermo, sorrise. Ebbe lo steso sorriso che potrebbe avere un chimico che dopo anni di tentativi ed esperimenti trova finalmente la formula per la reazione desiderata.

Dopo la serie che pareva essere infinita di indagini discrete e testarde che sembravano di sciogliersi in un nulla di fatto, finalmente una notizia di un certo fondamento era rimasta nella rete delle indagini del Milillo: Leggio era malato. Era stato ricoverato in una Clinica di Palermo affetto dal morbo di Pott.

E a questo punto che al Gruppo Esterno di Palermo iniziò la seconda parte delle indagini, sempre discrete ma più vigorose ed attive.

Dopo irruzione in due Cliniche, con esito negativo, medici, inservienti, parenti, mafiosi, gente appartenente alla numerosa fauna umana che vive nella scia di soldi della mafia , iniziarono a convenire nell’ufficio del Ten. Col. Milillo. Ci si attaccava a quel brandello di verità, con ostinazione, per raggiungere il successo.

Passarono lunghi giorni di interminabili interrogatori; si analizzava, si sezionava scomponendoli al limite atomico, piccoli fatti apparentemente insignificanti. Si scavava la verità in un passato recente, ma seppellita nei protagonisti da una atavica omertà. Si scordarono gli orari di consuetudine; giorno e notte si continua a setacciare abitazioni e controllare versioni, senza ascoltare la stanchezza che ormai gravava su tutti.

Quando pareva che le indagini fossero ormai irrimediabilmente paralizzate dalla paura dei testimoni, un altro elemento di notizia parve incrinare la muraglia che divideva dalla verità.

Il Leggio, procuratosi la carta di identità di un uomo deceduto tempo addietro a Partinico, si faceva chiamare Gaspare Centineo, con residenza in Partinico. Quest’ultimo paese è tristemente noto nel passato di sangue della Sicilia Occidentale, quale scenario alle gesta della banda di “Turiddu Giuliano”.

Durante la degenza in ospedale era stato più volte visitato ed in precedenza anche ospitato da un ricchissimo commerciante di mobili di Palermo, assolutamente incensurato e rispettabilissimo.

Altri fermi, perquisizioni, interrogatori, confronti a ritmo incessante. Il Ten. Col. Milillo, con gli occhi orlati stanchezza, proseguiva le indagini a denti stretti. L’importanza della operazione mobilitava tutte le forze di tutti gli inquirenti disponibili. Venero adottate sistemi di indagine modernissimi, quali l’inserimento di registratori magnetici sulle linnee telefoniche delle persone sospettate.

Poi successe che le notizie cominciarono a combaciare, come i cocci di un’anfora rotta. L’una notizia si fondeva all’altra ed il disegno cominciava ad apparire, anche se confuso e con zone di vuoto.

Alcuni interrogati fecero certe ammissioni che, non avendo alcun significato da solo, coloravano, completandolo, il mosaico dei fatti. Con questi dati si cominciò ad azzardare le prime supposizioni.

Altri appiattamenti, perquisizioni domiciliari, pedinamenti.

Il fattore determinante che si acquisì durante questa fase di indagini, fu l’addentrarsi nel sottobosco della mafia di Palermo e Provincia.

Con la visuale un po’ schiarita in merito alle persone che erano in relazione di attività periferica con la “cosca” leggiana, si fece un rastrellamento in grande stile nella zona di “Ciaculli” (PA) che vide impegnati circa 250 uomini.

Ivi, se non il ricercato, si trovarono tracce comprovanti il suo soggiorno. Confortati del parziale successo, qualche ora dopo il termine di quel rastrellamento, circa 200 uomini, rappresentanti dei vari Reparti dell’Arma, unitamente ad un drappello di uomini del Commissariato di P.S. di Corleone, retto dal Commissario dr. Angelo Mangano, invitato a far parte del gruppo investigativo nell’ultima fase delle operazioni, al comando del Ten. Col. Milillo, accerchiavano una abitazione in Corleone.

Erano le 21 e 45 del 14 maggio 1964.

Una pallida luna spruzzava d’argento ogni cosa. Vi era un buio vitreo, lucido, impermeabile ai suoni.

Aperta la porta apparvero due donne anziane, tutte di nero vestite, del nero doloroso proprio delle donne in lutto, qui in Sicilia. Si fecero in disparte per cedere il passo all’impeto degli uomini che entravano.

Nella stanza superiore, tutto buio. Alla luce delle torce elettriche, apparve un letto, con un uomo disteso.

L’uomo destato dal rumore, dalle luci, rimase ipnotizzato dalle armi spianate che lo attorniavano. Le sue mani si contrassero stringendo il lenzuolo. Vi fu una frazione di secondo in cui preda e cacciatori si guardarono negli occhi, sopraffatti dall’emozione.

Poi l’uomo ebbe un guizzo negli occhi, riprese il controllo di sé e disse:

“Si, sono io, sono io l’uomo che cercate”.

Lo disse con dignità calma e dosata. La dignità del Capo, del bandito di razza. Era Luciano Leggio.

Il suo viso era molto mutato dall’immagine giovanile della fotografia in possesso delle forze di polizia.

Quell’immagine che gli aveva guadagnato l’appellativo di “faccia d’angelo”. Era ingrassato, la struttura ossea si era allargata, anche in conseguenza del suo male, i tratti del volto appesantiti.

Soltanto negli occhi era rimasto quello stupore gelido e distante che denota fisiologicamente la crudeltà.

Due occhi di taglio allungato e orizzontale, di una fissità impenetrabile.

Ebbe un malinconico sguardo al suo micidiale revolver giacente nel cassetto del comodino, una Smith & Wesson cal. 38, nuovissima, nel mentre il Col. Milillo se ne impossessava sequestrandogliela e mormorò qualcosa a denti stretti: era l’accettazione della sua resa al Col. Milillo al quale volle riconoscere il merito di avergli fatto una caccia assillante e tenace, ma condotta sempre con lealtà ed onore e nell’assoluta osservanza della legge, così come è nel costume dell’Arma dei Carabinieri.

Poi si vestì, sotto lo sguardo delle armi puntate e a tratti sorrideva, con la forza di spirito del genio del crimine.

In fondo, il valore del cacciatore onora la vittima nella cattura.

Più tardi, mentre veniva tradotto su di una autoambulanza nella sede del Gruppo Esterno in Palermo, le massime autorità erano venute a complimentarsi per l’esito brillante conseguito e plotoni di giornalisti, fotografi, cineoperatori anche esteri, stavano infliggendogli domande e lampi di “flash”, il Ten. Col. Milillo, mostrando il revolver della “Primula Rossa”, sorrise ancora. Un sorriso stanco, con occhi ombrati dal sonno perduto

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Sun, 27 Jan 2019 14:44:24 +0000 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/536/anatomia-della-cattura-di-un-boss--luciano-leggio generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo)
Migranti,Milillo (KSM security): "Inaccettabile la ribellione dei Sindaci" di Paolo dal Dosso https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/537/migrantimilillo-ksm-security-inaccettabile-la-ribellione-dei-sindaci-di-paolo-dal-dosso

La lotta nel governo sul decreto Sicurezza e Immigrazione è ancora in pieno svolgimento, con il leader leghista Matteo Salvini rigido nel mantenere il voto del Parlamento che conferma il decreto del governo mentre il premier Giuseppe Conte col suo vice grillino Luigi di Maio prima vogliono far sbarcare almeno i bambini con le loro mamme, poi subordinano la clemenza alla capitolazione di Malta, che dovrebbe accogliere i 39 migranti che resterebbero sulle navi.

Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando
Ma è la rivolta dei sindaci ad aprire un fronte, nuovo e diverso, con la presa di posizione di alcuni di loro, primi tra tutti il primo cittadino di Palermo Leoluca Orlando e quello di Napoli, Luigi de Magistris. Hanno comunicato a gran voce che loro, questa legge, non la applicheranno. Certo non si riferiscono agli sbarchi, ma a tutte le implicazioni burocratiche che mettono i Comuni in prima linea. La stessa Anci, l'Associazione dei Comuni, aveva messo in guardia il governo dai rischi dell'applicazione di una normativa che ha comunque dei risvolti dubbi, e sui quali si basano i sindaci per la loro protesta eclatante. Riassumiamo i punti critici del decreto.

La cancellazione della residenza anagrafica: l'assenza di iscrizione all'anagrafe impedisce di accedere ai servizi comunali; sarebbe più difficile quindi utilizzare l'assistenza sanitaria pubblica, garantire la libera circolazione delle persone e la reperibilità di un lavoro regolare

L'abolizione del permesso di soggiorno umanitario: una norma che aumenterebbe il numero dei clandestini che, se non rimpatriati, andrebbero a lavorare in nero o tra le fila della criminalità organizzata portando, secondo le stime dell'Ispi, a 600 mila irregolari nel 2020

Il ridimensionamento dei richiedenti asilo: gli Sprar potrebbero ridurre gli standard di accoglienza e i progetti d'integrazione, omologandosi ai Centri di accoglienza straordinaria, considerati insicuri per le città.

Il presidente di Ksm Security, il generale Giuseppe Milillo
Ricapitolati i temi caldi della normativa, abbiamo chiesto a un esperto di sicurezza, il generale Giuseppe Milillo della Ksm Security, quali potrebbero essere i problemi creati sia dalla normativa, sia dalla ribellione dei sindaci.

Generale Milillo, qual è l'impressione che ha riportato dall'esplodere di questa crisi?

«Questo è un problema che fa riflettere ancora di più proprio perché è stato messo in discussione in un mese di calma e sonno sociale, causato dalle festività, che ha distratto e distrae molto gli italiani. Questo porsi in alto in un ruolo di ribellione, e mi duole che tra i sindaci come capofila ci sia anche Orlando, che conosco e rispetto, in un momento di confusione politica poi da parte della sinistra mi fa riflettere come singolo cittadino e mi induce a rifiutare qualsiasi proposta che possa arrivare in questo modo, perché si è parlato di "disobbedienza sociale". Non esiste disobbedienza sociale, è una legge che va rispettata. I sindaci tra le problematiche politiche per identificarsi in una nuova area politica sempre all'opposizione non possono dichiarare ed esprimersi in questo modo, perché vanno a infrangere quel muro di confine tra la legalità e l'illegalità».

Prima dell'approvazione del decreto sicurezza e immigrazione l'Anci aveva già espresso tutte le sue perplessità sul provvedimento. Non vede lei una tempistica studiata a tavolino, per far esplodere il problema sfruttando l'arma di distrazione di massa costituita dalle feste natalizie?

«Il momento è di particolare delicatezza, siamo in un corridoio: a destra la legalità, a sinistra i diritti umani da rispettare. Viene da chiedersi: perché non si sono opposti prima? Forse proprio perché non c'era questo clima di pax sociale e politica? E perché i sindaci si muovono oggi in questo senso quando sanno che vanno contro la legge? O sono in cerca di una nuova identità politica? Ben vengano tutte queste riflessioni ma in un momento diverso, non quando la gente pensa e ha tutto il diritto di pensare ad altro».

Il fulcro della questione però è sempre lo stesso: i sindaci hanno o no il diritto di rifiutarsi di sottostare a una legge se la ritengono dannosa e ingiusta?

«Può anche essere che sia così, ma comunque bisogna fare ricorso agli organi indicati, nel rispetto della Costituzione. Si accusa il governo di ignoranza e presa di posizione di una parte politica; ma l'esecutivo, e specialmente il ministero dell'Interno, ha dalla sua i migliori magistrati e prefetti scelti apposta per prevenire queste situazioni. Un chiarimento comunque ci sarà, ci sono gli organi istituzionali preposti; in attesa però la legge va attuata. E' inaccettabile che ci possa essere una ribellione da parte dei sindaci, che oltretutto hanno potere sulla gestione della cosa comune. De Magistris, ex magistrato, ha detto che non vuole sottostare alla legge e dice che vuole aprire i porti, che Napoli accetterà. Ma al di là dell'obbligo, valido per tutti, di salvare delle vite umane c'è anche quello di far rispettare la legge. Un atteggiamento che espone quel sindaco a critiche e anche provvedimenti, per cui rischia anche di essere rimosso dalla sua carica. Che poi non lo si faccia lo capisco, ma è l'atteggiamento che conta».

Cioè generale lei sostiene che in questo modo sono proprio i primi cittadini a dare il cattivo esempio?

«È quello che stanno facendo questi sindaci invitando a non rispettare la legge. E come si può pretendere allora che il cittadino rispetti, ad esempio, i sensi vietati, l'obbligo di non disperdere la spazzatura o le mille altre regole del vivere civile? È una rivoluzione pericolosa che non si può accettare. Mentre ben vengano tutti gli stimoli di riflessione, da portare avanti ai sensi della legge, anche con le modifiche necessarie».

Generale, lei è esperto di sicurezza. Questo decreto porta veramente più sicurezza? E il no dei sindaci la mette in pericolo?

«Questo è quello che mi preoccupa. È proprio il solo dichiarare che questa legge non va rispettata che porta alla non sicurezza. E non c'entra lo schierarsi politicamente, perché oggi si tratta del decreto sicurezza e immigrazione, domani potrebbe essere l'obbligo di pagare le tasse o altro. C'è un rigurgito di disobbedienza civile che non fa bene a nessuno. Emerge con prepotenza l'opportunità di rimettere a fuoco il valore della legge e dello Stato. Quindi discutiamo e portiamo avanti la sicurezza che è garantita proprio dall'osservazione delle leggi. Il Mediterraneo, e l'Italia in primis, sono stati vittime di una immigrazione non regolare; dobbiamo garantire come cittadini e cattolici e uomini delle istituzioni che il migrante venga salvato e accolto se in pericolo di vita e poi valutare e rimandarli indietro. Nel corso degli anni sono migliaia i migranti sfuggiti al controllo dello Stato, oggi meno vista la nuova legislazione. Ci sono meno migranti e c'è più controllo. C'è stato il coinvolgimento dei Comuni, in mancanza del quale questo dissenso così eclatante non ci sarebbe stato».

Generale secondo lei questo tipo di legislazione che mira a tenere lontani i migranti dai nostri porti è frutto di razzismo?

«Assolutamente no né ci deve essere. Ben vengano tutti quelli che possono essere inseriti nel nostro mondo. Altrimenti si crea il problema della distruzione sociale, che rappresenta la parte negativa, la non sicurezza. Noi dobbiamo essere sicuri che quando camminiamo non veniamo aggrediti né ci vediamo coinvolti in negatività e povertà, quella che troppo spesso si vede nelle grandi città, persone abbandonate e che si sono inserite nel modo sbagliato e magari finiscono nel mirino della criminalità, che allarga le proprie fila per accoglierli. E bisogna anche stare attenti alle forze dell'oltranzismo religioso. Poi la disoccupazione, la sottomissione delle donne con l'aumento della prostituzione nera. Tutto dipende da una non ben regolata migrazione che non ha permesso una vera integrazione sociale, che è un diritto e va garantita a tutti coloro che possono essere accettati».

Il generale Milillo chiude con un messaggio proprio ai primi cittadini: «Invito i sindaci ad ottemperare alla legge, è una cosa che mi dispiace e mi offende e che crea una problematica di non rispetto della legge che non va accettata».

di Paolo dal Dosso

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Sun, 6 Jan 2019 12:50:27 +0000 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/537/migrantimilillo-ksm-security-inaccettabile-la-ribellione-dei-sindaci-di-paolo-dal-dosso generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo)
Commemorazione strage di "Passo di Rigano" (PA) 19 08 1949 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/535/commemorazione-strage-di-passo-di-rigano-pa-19-08-1949

Mi accingo a "COMMEMORARE”, allo scopo di onorarne l'olocausto, almeno nella sua ricorrenza annuale,  i "Sette prodi Carabinieri" caduti  a  Passo di Rigano (PA) il 19/8/1949, in un “proditorio attentato dinamitardo” della banda Giuliano, con l'animo colmo di grande emozione, dacché, tale luttuoso evento è stato vissuto in "prima persona" da mio padre, Ignazio Milillo, loro comandante allora giovane Tenente.
Così ricordava mio padre il triste, tragico, vile attentato:
“” Il 19 agosto 1949, alla notizia che la stazione dei carabinieri di Bellolampo era stata attaccata dagli uomini del bandito Salvatore Giuliano, dato l’allarme, dalla Caserma “ Calatafimini ”partirono nell’immediatezza dei rinforzi con uomini che erano sul punto di recarsi in "permesso serale" da me concesso e da Loro poco prima ritirato; ma, alla triste notizia dell'attacco da parte di vari elementi della banda Giuliano, all'esiguo presidio dell'Arma sito in Bellolampo, vedendo che lo, loro Comandante, m'apprestavo a partire e salire a bordo di quel grosso automezzo, essi, "usi" - all'impareggiabile "scuola" dell'Arma - ad "obbedir" all'impulso della propria coscienza, "rinunziarono spontaneamente" al Loro permesso, e, pur consci del rischio, silenziosamente "tacendo" salirono anch'essi su quel "fatale" automezzo, e, al momento già segnato per loro dal "destino" com'è costume dell'Arma, "pur  tacendo morirono."”
Mio padre serbò integro e vivo l'orrendo ricordo, di quella così raccapricciante "scena apocalittica", che è seguita al terrificante ed assordante boato, dacché le immagini di quella "straziante scena" rimasero così ben impresse nei sui occhi, che neppure il tempo poté giammai cancellare!
““ Vidi – così continuava - prima, i volti di quei baldi volenterosi giulivi, nell’ accorrere in difesa del presidio. Vidi, dopo, quei Loro volti, tutti sfigurati; quei Loro corpi, più che deturpati, dilaniati, da quella così tremenda e mortale esplosione! - Giacquero disseminate qua e là, le Loro salme, che il tritolo aveva rese, oltretutto, quasi  nere, così, del resto, ci apparvero al chiarore lunare. ””
Epica storia di terra di Sicilia, legata a quella "lotta", così felicemente condotta, nel debellare l'allora imperante banditismo!
Storia, oltre ogni dire, sofferta, ma, gloriosa, perché scritta, "in cento e più cruenti conflitti", ed in altrettanti perigli, "a caratteri indelebili", col copioso sangue e con atti di raro eroismo da parte delle forze dell’ordine e precipuamente dai tanti ardimentosi e silenziosi appartenenti  alla sempre incomparabile "Benemerita Arma", di cui ne resero più fulgida l'argentea "Fiamma" e più leggendarie le già tante alte benemerenze.
Oggi, sul luogo della strage, è stato eretto un monumento materialmente voluto, progettato e inaugurato da mio padre allorquando era Presidente della Sezione Regionale della Associazione Nazionale Carabinieri, alla presenza del Ministro della Difesa, del Comandante Generale dell’Arma e delle massime autorità locali politiche, militari e religiose
A questi "Suoi Caduti", quindi, il devoto "Omaggio".
Viva l’Italia!
 

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Mon, 10 Sep 2018 11:58:09 +0000 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/535/commemorazione-strage-di-passo-di-rigano-pa-19-08-1949 generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo)
Il 14 maggio 1964 a Corleone il primo storico arresto del Capo Mafia Luciano Liggio https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/534/il-14-maggio-1964-a-corleone-il-primo-storico-arresto-del-capo-mafia-luciano-liggio

Storie e racconti del nostro passato. Storie nascoste e dimenticate ma vere storie. Erano i tempi di una crescente vitalità della criminalità mafiosa. I tempi in cui chi tradiva pagava con la vita, chi non si allineava alla volontà del Padrino prima o poi finiva male, magari in qualche colonna di cemento armato. I tempi delle "giuliette al Tritolo" della Strage di Ciaculli in cui perirono il Tenente dei carabinieri Mario Malausa e i valorosi militari presenti. Gli stessi tempi della criminalità e delle prime violenze ed imposizioni dei Totò Rima e dei” corleonesi”. Erano i tempi in cui si formava la terribile squadra della morte della mafia. Mafiosi contro mafiosi che vedevano sempre più vincitore e riconosciuto come unico Boss di Corleone il "campiere" Luciano Liggio.

Erano i primi anni sessanta, quelli che registrarono l'ascesa dei corleonesi che dalla periferia, con riconosciuta abilità ed astuzia, iniziarono ad allargare la loro area di illeciti interessi raggiungendo Palermo e poi l’ America. Accordi tra "famiglie" che vedevano anche il crescere indisturbato di una politica corrotta ed interessata ai giochi e ai poteri mafiosi capeggiati dal ben più noto Vito Ciancirnino. Un crescere continuo di una mafia agli ordini dell'inarrrestabile boss Luciano Leggio, detto Liggio, soprannominato "La Primula Rossa". Luciano Liggio, giovane di grande rispetto, di bella presenza, campiere di nobili dei più notabili di Corleone, assurge al potere dopo l'uccisione dell'allora capo mafia di Corleone, Dott. Navarra, il quale una sera al rientro da Palermo a bordo della sua Fiat 1100 nera, per colpa di alcune note divergenze politiche e di azione, viene eliminato senza discussione ed in modo plateale, crivellato dai centinaia di colpi sparati dai mitra di Liggio e dai suoi picciotti Rina e Provenzano. Storie macabre come è sempre stata la vita e la storia della mafia, Storie macabre come sono stati sempre gli interessi della mafia.

In quei tempi tutti parlavano di Liggio ed al solo nominarlo era terrore o rispetto. Si, Liggio era anche un grande "uomo di rispetto", perché sapeva rispettare chi lo meritava. Un Padrino di altri tempi che "ragionava" ma che intimoriva per le sue vendette e per i suoi occhi di ghiaccio. Un padrino di altri tempi che, comunque, voleva e sapeva comandare. Non si spiega, altrimenti, la sua latitanza durata circa 16 anni fino al giorno del suo arresto. Al di là di inutili polemiche, di storie inventate, di fiction dai falsi contenuti, di prezzolate chiacchiere da cortile ed altro ancora che hanno sempre fomentato curiosità che sono state sempre ricoperte da segreti e sospetti, che hanno volutamente creato falsi miti ed eroi bugiardi pronti a tutto. Al di là di quanto si è detto e voluto o potuto, dire, o persino dovuto accettare per coprire l'assurda lunga latitanza, Liggio viene arrestato alle prime ore del 14 maggio del 1964, quando le forze dell'ordine al comando dell'allora Tenente Colonnello Ignazio Milillo, Comandante del Gruppo Esterno Carabinieri di Palermo, bussano alla porta di casa delle sorelle Sorisi e lo trovano a letto perché malato. Ancora si risentono le frasi raccontate dalla cronaca di allora e dette in tribunale dallo stesso Liggio, dal Milillo e dagli ufficiali e carabinieri testimoni e presenti all'arresto:" ... ma colonnello cosa sta cercando, faccia piano, la schiena mi fa male.. "e Milillo mentre fruga sotto il materasso per cercare la pistola, il mitico revolver Smith end Wesson dei tanti omicidi "la pistola, cerco la pistola, dove è?", " ... qui Colonnello, è nel cassetto del comodino. Ma stia tranquillo, sempre a lei l'avrei consegnata, perché Lei è stato un signore, le mi ha lottato sempre con rispetto, non come...."

Anche la storia dell'arresto di Liggio lascia il segno con tutte le sue assurde polemiche del tempo. Dell'arresto se ne appropria inizialmente, con le sue tante falsità poi smascherate sia in Commissione Parlamentare che in sedi giudiziarie, l'allora commissario di polizia Angelo Mangano per una semplice apparizione fotografica che gli permise di evidenziarsi come una discussa star. Poi il tutto finalmente venne chiarito e giustamente attribuito ai Carabinieri ed in particolare al Colonnello Ignazio Milillo che grazie alle indagini svolte, tra l'altro, oltre agli Encomi ed all’ Alto Riconoscimento ricevuto dalle massime autorità governative e persino dalla Commissione Parlamentare Antimafia ed esteso a tutta l'Arma dei Carabinieri, ottenne nel 1995 la "Cittadinanza Onoraria" dal Comune di Corleone quale testimonianza per l'impegno nella lotta alla criminalità organizzata. Riconoscimenti, modalità ed evoluzioni storiche, queste, che sono andate sempre a migliorarsi e che hanno visto un costante e proficuo impegno delle Istituzioni, anche politiche, contro la Mafia e gli intrecci di potere non più accettabili. Con una storia tutta sua, comunque, durante le fasi processuali svolte a Bari e gli strani ricoveri in case di cura, Liggio da buona "Primula Rossa" riuscì a fare perdere le sue tracce. Il 14 maggio del 1974; dopo dieci anni esatti, venne nuovamente arrestato, questa volta occasionalmente dagli uomini della Guardia di Finanza del Tenente colonnello Vesicchio i quali, nel corso di un normale controllo ad un'anonima azienda vinicola, si trovarono a loro insaputa davanti al boss che, preso ormai alle strette, si dichiarò ufficialmente.

Liggio, ormai detenuto a vista, termina i suoi giorni nel carcere di Bad' e Carros tra letture filosofiche e quadri e muore il 15 novembre del 1993. La sua storia, i suoi atteggiamenti, il suo dire, la sua filosofia di comodo e i suoi modi, sono storicamente registrati e riportati nella magistrale intervista diretta da Enzo Biagi che a specifica domanda "Signor Liggio anche il suo arresto è stato avvolto da discussioni e mistero, ma chi è stato ad arrestano, il Commissario Mangano o il Colonnello Milillo?". "Milillo" rispose categorico Liggio. E noi non andiamo oltre. La storia della lotta alla mafia continua. Cadono in molti, eroi e non, ai quali dedichiamo il nostro più bel pensiero di vita, il nostro ringraziamento. La storia della lotta alla Mafia continua con tutti i suoi traguardi più belli, con le più belle operazioni di polizia giudiziaria di Polizia e Carabinieri che hanno portato agli eclatanti arresti di Rima, Provenzano, Lo Piccolo e dei noti e meno noti. Tutte storie da raccontare e vissute in quarantacinque anni di lotta alla mafia e che vede e che ha visto lo Stato supremo vincitore.

Giovanna Albertini

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Thu, 17 May 2018 18:13:39 +0000 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/534/il-14-maggio-1964-a-corleone-il-primo-storico-arresto-del-capo-mafia-luciano-liggio generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo)
MINNITI: IL RISCHIO ATTENTATI E’ ALTISSIMO. TERRORISTI NASCOSTI TRA MIGRANTI https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/531/minniti-il-rischio-attentati-e--altissimo-terroristi-nascosti-tra-migranti

 

In merito alla dichiarazione del titolare del Viminale ”ISIS mai così forte. E’ la più importante legione straniera che lpa storia moderna ricordi”, sono stato sollecitato da alcuni amici ad esprimere il mio pensiero sul fenomeno di questa immigrazione, che ho sempre contestato perché mal gestita, incontrollata, strumentalizzata, politicizzata, dannosa sotto moltissimi aspetti, eccessivamente dispendiosa e buonista, pericolosa. Oggi i risultati sono ben visibili a tutti. Non intendo fare alcuna polemica ma qualche riflessione si.

Negli ultimi giorni sono stati arrestati, fra l’altro, due terroristi islamici, un egiziano a Foggia e un marocchino a Torino, entrambi con la cittadinanza italiana,  nonché a Pompei, algerino islamico (espulso), si lè lanciato con l’auto contro il Santuario: “l’ho fatto per Allah” ed altro ancora. Dunque “nuovi italiani”. Ma la sinistra buonista in uno con la Chiesa di Papa Francesco, straordinario sponsor dell’invasione di clandestini  islamici, ma soprattutto con Laura Boldrini (nonostante la clamorosa disfatta elettorale), insistono sulla legge sullo "Ius Soli" che darà la cittadinanza automatica a migliaia di potenziali futuri terroristi islamici.

Papa Francesco continua a sostenere che l’Islam è una “religione di pace”.

Mi sorge spontanea una  domando e chiedo: una religione che predica e pratica le pene corporali crudeli, i delitti d’onore, i matrimoni di uomini adulti con bambine (pedofilia), la lapidazione delle adultere, l'impiccagione degli omosessuali, le mutilazioni rituali sui minorenni, il taglio della mano ai ladri, la decapitazione dei nemici, la schiavitù, il non riconoscimento e rispetto delle altre religioni, la soppressione degli apostati, la “legge del taglione”, eccetera, eccetera , come si può considerare “pacifica”?

Qualcuno, non ricordo chi, disse che “l’islam vero è una aggressiva e pericolosa forma di barbarie, e i veri islamici (cioè gli islamisti, che è la abbreviazione di islamo-nazisti = cioè coloro che praticano i dettami coranici e shariatici) sono definibili, prendendo a prestito una efficace espressione della robusta retorica ciceroniana, “hostes humani generis” cioè NEMICI DEL GENERE UMANO”.

Premesso che:

- ad oggi l’Islam non è riconosciuta dallo Stato italiano in quanto i musulmani si sono sempre rifiutati sottoscrivere il protocollo di intesa del riconoscimento della Costituzione;

- l’Islam è il Corano. Comunque e dovunque. Il Corano è incompatibile con la Democrazia, con la Libertà, con i Diritti Umani (O.Fallaci)

- la religione Islamica contrasta fortemente e palesemente con i diritti fondamentali della nostra Costituzione in quanto il Corano predica morte e conquista;

- l’Islam è l’Islam e non c’è un islam moderato e un islam non moderato (C.M.Allam);

- siamo l’unico Stato al mondo che accetta di collaborare, seppur indirettamente, con i terroristi islamici e la criminalità organizzata che gestiscono il traffico dei clandestini;

- l’Islam è in contrasto con l’art. 8 della Costituzione che recita: In Italia possono vivere liberamente i fedeli di ogni religioe: cattolici, protestanti, buddisti, ebrei, musulmani, ecc. purché rispettino le leggi dello Stato italiano;

- condivido pienamente il pensiero di Oriana Fallace “..... è l’immigrazione, non il terrorismo il cavallo di Troia che ha penetrato l’Occidente e trasformerà l’Europa in ciò che io chiamo Eurabia. E’ l’immigrazione, non il terrorismo, l’arma su cui contano per conquistarci, annientarci e distruggerci”;

- l'integrazione comporta l'educazione dei nuovi venuti a inserirsi armonicamente nel tessuto della nazione ospitante, ad accettare le leggi e gli usi fondamentali, a non esigere dal punto di vista legislativo trattamenti privilegiati;

- l'accoglienza senza regole non si deve trasformare in dolorosi conflitti. È necessario far capire ai nuovi immigrati che nei nostri Paesi i rapporti tra lo Stato e le organizzazioni religiose sono profondamente diversi;

- non ci si può appellare, per esempio, ai principi della legge islamica, la sciari'ah, per esigere spazi e prerogative giuridiche specifiche";

- l’uguaglianza davanti alla legge va al di là delle fedi religiose: "Perché si abbia una società integrata è necessario assicurare l'assimilazione di un nucleo minimo di valori, come il principio giuridico dell'uguaglianza di tutti di fronte alla legge. Ci sono infatti popoli ed etnie che hanno una storia e una cultura molto diverse dalla nostra e di cui ci si può domandare se intendano nello stesso senso i diritti umani e anche la nozione di legge"(ctz-Cardinale Martini),

senza addentrarmi troppo sull’argomento, di per se vasto e complesso e che i nostri governanti si sono rifiutati, in parte forse per paura di affrontare la verità, in parte per connivenza, di studiare seriamente ed adeguatamente il fenomeno e capirne le vere motivazioni di questa auto-invasione che per me ha un carattere essenzialmente religioso, e ai molti “ben-pensanti”, onde tentare -temo invano- di imprimere nella loro mente il concetto,  che i veri islamici dividono il mondo sostanzialmente in solo due categorie: “LA CASA DELL’ISLAM” dove essi dominano, e “LA CASA DELLA GUERRA” (sarebbe dalle Nostre parti…) dove essi intendono imporsi e si stanno imponendo a qualsiasi costo.

Il resto è aria fritta buonista, miraggio per i gonzi e per i businessmen-catto-comunisti nostrani, che da bravi fifo-islamici tentano di ingraziarsi i veri islamici, sottomettendosi ad ALLAH per il Dio Petrodollaro, ma sarà solo per esserne divorati da ultimi….

Per meglio comprendere come in altre Nazioni i Governi hanno preso e compreso seriamente il fenomeno desidero richiamare l’attenzione, con uno scritto inviatomi da un mio amico che ha vissuto per molti anni nel Paese del Sol Levante intitolato: “Perché il Giappone non ha problemi con l’Islam”.

Avete mai sentito nei media che un politico, un leader o il Primo Ministro di una Nazione islamica abbiano visitato il Giappone? Che io ricordi no in quanto il popolo giapponese  si è reso conto di cosa sia realmente l’ISLAM.

Infatti:

-Il Giappone è, forse, l’unico paese che ha tenuto a bada l’Islam.

-Il Giappone ha severe restrizioni all’Islam ed a tutti i musulmani.

-Il Giappone è l’unica nazione che non da la cittadinanza ai musulmani.

-Il Giappone non da la residenza permanete ai  musulmani, da solo residenza temporanea e solo sotto stretti parametri. Il primo è il lavoro altrimenti l’espulsione immediata ed effettiva. Una volta ricevuto l’ordine di espulsione il musulmano aspetta in carcere la partenza. Il secondo è quello di non provocare alcuna turbativa all’ordine pubblico.

-Vi è un divieto, chiaro, esplicito e rigoroso, sulla diffusione dell’islam in Giappone. Ne è vietata inoltre ogni forma di divulgazione e proselitismo.

-Le Università del Giappone, non insegnano né la lingua araba né la religione islamica.

-Non è possibile importare il Corano stampato in arabo, ma solo in giapponese e nessuno stampa il Corano in quella lingua. Se anche fosse tutte le case editrici hanno fatto sapere che nessuno lo porrebbe in vendita.

-Secondo i dati pubblicati dal Governo giapponese, è stato dato soggiorno solo a 2 Imam musulmani, per accudire i pochi fedeli dipendenti di multinazionali. Questi Imam musulmani devono parlare giapponese e svolgere i loro riti religiosi nelle loro case, pena l’arresto e l’espulsione.

-Il Giappone è l’unico paese che ha un numero minimo di ambasciate in paesi islamici.

-I musulmani che vivono in Giappone sono solo dipendenti di società estere. Nessuna azienda giapponese ha dipendenti musulmani(dati diffusi dal loro Governo).

-Ancora oggi, i visti a medici, ingegneri, dirigenti e diplomatici musulmani inviati in Giappone da multinazionali, sono concessi, solo sotto stretta sorveglianza. Gli stessi hanno l’obbligo, tra l’altro, di non diffondere nessun tipo di materiale divulgativo pro Islam, pena l’arresto e l’espulsione una volta scontata la pena. Si specifica che le carceri giapponesi non prevedono il menù differenziato per i musulmani ai pasti e non concede spazi e orari per la preghiera islamica.

-Nella maggior parte delle aziende giapponesi includono nelle loro politiche che solo chi non musulmano può fare domanda per un posto di lavoro.

-Il Governo giapponese ritiene che i musulmani sono fondamentalisti e che anche in quest’epoca di globalizzazione, non hanno voglia di cambiare le loro leggi islamiche.

-Un musulmano non può nemmeno pensare di affittare una casa in Giappone.

-Se qualcuno viene a sapere che il suo vicino di casa è un musulmano, informa l’intero quartiere e le autorità di stare allerta.

-Nessuno può avviare una cellula islamica o araba in Giappone, a nessun titolo o sotto qualsiasi forma, quella culturale compresa.

-Non esiste una legge (sharia) personale in Giappone. L’unica legge che esiste è quella Giapponese e non ne sono ammesse altre. Qualsiasi violazione è punita unicamente con la detenzione, non è ammessa infatti la pena pecuniaria per simili reati. Per incitamento all’odio razziale o religioso, la pena minima è di 12 anni. Per reati di questo tipo non sono ammessi benefici sula pena.

-Nella stragrande maggioranza i giapponesi non sono attratti dall’Islam, perché la ritengono una religione pro fanatismo, che incita al razzismo tra i popoli, alla violenza e alla differenziazione tra i sessi a discapito della donna.

-Se una donna giapponese sposa un musulmano, sarà considerata una emarginata per sempre. In quasi tutti i casi le donne sono dovute emigrare.

Dopo l’uccisione del giornalista giapponese e del cooperante ad opera dell’ISIS, il Governo ha inasprito delle limitazioni nei confronti dell’Islam e dei musulmani.

Oggi, per avere i nostri Governi buonisti sottovalutato il fenomeno, saremo costretti a difenderci dal terrone mentre avremmo potuto vivere serenamente se non si fosse patrocinata questa auto-invasione indiscriminata a danno di noi cittadini-contribuenti indifesi.

Gli islamo-nazisti sono nemici del genere umano e dobbiamo guardarcene per salvaguardare la nostra civiltà.

“” Loro, portatori talvolta subdoli di una barbarie primitiva, refrattaria a ogni evoluzione, blaterano continuamente di “ritorno alla purezza dell’islam delle origini” Il che è quanto dire, viste le gesta del loro “Profeta” che se vivesse oggidì commettendo quanto storicamente, da loro stessi   accertato e scritto, che commise, verrebbe condannato per crimini contro l’umanità. Costoro sono affetti  da una esasperata e perfida brama di dominio che copre la profonda insicurezza delle menti immature e dispotiche di fronte a un mondo che cambia e -in genere- si evolve. Non possiedono -e mai hanno manifestato- alte attitudini militari e tantomeno etiche, bensì più meschine e grossolane inclinazioni al brigantaggio, all’aggressione proditoria, e al tribalismo primitivo ””ctz-.

Concludo facendo presente che contro un nemico spietato, occorre essere intransigenti.

Vedremo chi prevarrà.

 

 

 

 

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Tue, 3 Apr 2018 08:48:02 +0000 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/531/minniti-il-rischio-attentati-e--altissimo-terroristi-nascosti-tra-migranti generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo)
Luci dal buio: Mafia e Antimafia https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/530/luci-dal-buio-mafia-e-antimafia

In occasione del 25° anniversario della strage di via D’Amelio a Palermo, in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e i cinque agenti di scorta Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi e Claudio Traina, dalla mattina per tutta la giornata di domani mercoledì 19 luglio nel Salone degli Specchi del Teatro di San Carlo di Napoli sarà allestita la mostra fotografica itinerante “Luci dal buio: Mafia e Antimafia”, con alcuni materiali inediti, a cura della Fondazione Italiana per la Legalità e lo Sviluppo “Generale dei Carabinieri Ignazio Milillo”.

Alle ore 18:30, poi, interverranno Luigi de Magistris, sindaco di Napoli, Rosanna Purchia, sovrintendente del Teatro di San Carlo, Carmela Pagano, prefetto di Napoli, don Mimmo Battaglia, vescovo della Diocesi di Cerreto Sannita-Telese-Sant'Agata de' Goti, Giovanni Conzo, procuratore aggiunto della Repubblica, Francesco Curcio, sostituto procuratore DNA, Fausto Milillo, generale dei Carabinieri, Antonio Emanuele Schifani, tenente Guardia di Finanza (figlio di Guido Schifani, agente che perse la vita nell’attentato al giudice Giovanni Falcone). Il Coro di Voci bianche diretto da Stefania Rinaldi e gli allievi del Liceo Musicale “Margherita di Savoia” di Napoli terranno una performance musicale.

La rassegna fotografica si compone di foto per lo più inedite e racconta, attraverso le immagini, la storia delle sconfitte, ma soprattutto delle grandi vittorie dello Stato sulla criminalità organizzata per ribadire la necessità di proseguire sulla strada della difesa della legalità. La mostra itinerante, che è stata già ospitata alla Camera dei Deputati, a Caserta, a Napoli, all’Università Jean Monnet, all'Istituto Italiano di Cultura a New York in Park Avenue e all'Istituto Carafa-Giustiniani di Cerreto Sannita è rivolta soprattutto agli studenti delle scuole secondarie e delle università con il chiaro obiettivo di sensibilizzare sui temi della lotta alla criminalità organizzata e sulle regole di convivenza civile.

Gli scatti ricordano le dure ferite inferte al nostro Paese nella lotta alla mafia e, nello stesso tempo, ritraggono anche quelle luci emerse dalle tenebre per illuminare la difficile strada dell’affermazione della legalità condivisa. L’esposizione, raccoglie le fotografie delle vittime di mafia, immagini di Palermo, immagini di boss e ritratti di intellettuali e uomini di Chiesa che si sono spesi per la cultura dell’antimafia. Nel catalogo contributi di Francesco Sisinni, Teo Luzi, Alessandro Marangoni e Giuseppe Fausto Milillo, che così ricorda il giorno in cui il padre catturò il mafioso Luciano Liggio, detto anche "La primula rossa di Corleone".

Articolo originale

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Tue, 25 Jul 2017 20:03:31 +0000 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/530/luci-dal-buio-mafia-e-antimafia generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo)
Il Rotary Club Paestum Centenario celebra il passaggio di consegne https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/529/il-rotary-club-paestum-centenario-celebra-il-passaggio-di-consegne

Nella serata di ieri, si è svolto presso il Savoy Beach di Paestum, il tradizionale passaggio di consegne del Rotary club Paestum Centenario tra il presidente uscente, dott. Vincenzo Patella, ed il presidente entrante Rosolino Bagini. Alla cerimonia hanno partecipato per la prima volta insieme dopo le rispettive e stressanti tornate elettorali, i sindaci dei comuni di Capaccio Paestum, Franco Palumbo e di Agropoli, Adamo Coppola; presenti le massime cariche rotariane del distretto 2100 ( Campania, Calabria e terra di Lauria) ed i presidenti dei club di Vallo, Sala Consilina, Eboli, Battipaglia e Salerno , oltre al com.te della Capitaneria di Agropoli, Gianluca Succimarri. La serata si è svolta con il rendiconto annuale di tutte le attività che il Rotary svolge presso i territori di Capaccio, Agropoli, Albanella e Santa Maria come: la partecipazione alla Borsa del Turismo Archeologico, le domeniche della Salute, le giornate di sensibilizzazione presso i locali plessi scolastici su tematiche quali bullismo, malattie veneree etc, le borse di studio distrettuali, oltre a tutte le attività intrinseche del club ed allingresso di due nuovi soci, Raffaele Barlotti, famoso imprenditore caseario ed il dott. Eugenio Bellissimo noto psichiatra.

Il nuovo presidente, oltre a rimarcare il senso di continuità che intende dare al suo anno, e le numerose iniziative volte a sviluppare lo scopo di service del club, ha presentato la sua squadra di cui faranno parte: don Carlo Ciocca parroco di Matinelle (vicepresidente), la dott.ssa Marina Cipriani (già direttrice del museo e scavi di Paestum, segretaria), la prof.ssa Gabriella Manzo (prefetto), lavv. Vincenzo Sangiovanni (tesoriere), il gen. dei CC Gianfranco Milillo, Maria Luisa de Leo, il presidente della BCC di Aquara Luigi Scorziello, il dott. Antonio Buonadonna delle assicurazioni Generali ed il dott. Ignazio Milillo farmacista. La serata si è conclusa con l’auspicio e l’ invito da parte del presidente Bagini ad entrambi i neo-sindaci, di mettere a disposizione delle comunità tutte le proprie risorse per collaborare insieme al bene comune di entrambi i territori.

articolo originale su  infocilento.it 

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Fri, 30 Jun 2017 17:09:43 +0000 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/529/il-rotary-club-paestum-centenario-celebra-il-passaggio-di-consegne generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo)
L’Italia ha il suo nuovo piano nazionale di Cyber Security, basterà? https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/528/-l-italia-ha-il-suo-nuovo-piano-nazionale-di-cyber-security-bastera

L’Unione europea sta spingendo i paesi membri a dotarsi di livelli di sicurezza sempre più elevati per quanto riguarda i sistemi e le reti affinché si raggiunga un livello elevato e comune, la Direttiva UE Network and Information Systems (Nis) si interessa proprio di questo importante argomento attraverso uno specifico piano d’azione dedicato ad un nucleo essenziale di iniziative a cui attribuire carattere di priorità ed urgenza.
Le conclusioni adottate dal Consiglio, articolate in sei punti e visualizzabili nella loro interezza sul portale della Comunità Europea, sottolineano come “l’Ue riconosce che il cyberspazio offre notevoli opportunità, ma pone anche sfide in continua evoluzione per le politiche esterne dell’Ue”, esprimendo, inoltre, una particolare “preoccupazione per le crescenti capacità e volontà degli attori statali e non statali di perseguire i propri obiettivi intraprendendo attività informatiche dolose”, e invitando gli stati membri a “migliorare la loro resilienza informatica e i meccanismi di cooperazione operativa ivi previsti” e per questo, infine, “l’Ue chiede agli Stati membri, al servizio europeo per l’azione esterna (Seae) e alla Commissione, di dare piena attuazione allo sviluppo di un quadro relativo a una risposta diplomatica comune dell’Ue alle attività informatiche dolose e ribadisce, al riguardo, l’impegno a portare avanti i lavori su tale quadro in cooperazione con la Commissione, il Seae e altre parti pertinenti predisponendo orientamenti attuativi, comprese le pratiche preparatorie e le procedure di comunicazione, e testandoli attraverso esercizi adeguati”.

Sulla scia del recente decreto del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, anche l’Italia ha così varato il suo nuovo Piano nazionale per la protezione cibernetica e la sicurezza informatica. Tutte le amministrazioni che compongono l’architettura nazionale cyber (ossia il Comparto intelligence, i ministeri degli Affari esteri, Interno, Difesa, Giustizia, Economia, Sviluppo economico, dall’Agenzia per l’Italia digitale (AgID), e l’Ufficio del Consigliere militare di Palazzo Chigi) hanno partecipato alla redazione dell’importante documento, pubblicato in via ufficiale sulla Gazzetta ufficiale qualche giorno fa, con lo scopo di perseguire importanti e fondamentali obiettivi per la sicurezza del nostro paese dal momento che, come la storia di questi anni ci insegna, tutto ormai si muove attraverso le vie telematiche, dai dati alle future guerre tecnologiche. Prevenire eventuali attacchi informatici, quindi, ed essere pronti alle sfide che l’avanzamento tecnologico potranno portare nel mondo reale è argomento di discussione da anni e l’importante è che non tardino anche gli indirizzi operativi da mettere in azione per quanto riguarda in particolare modo l’operatività delle strutture nazionali di incident prevention, response e remediation, e il potenziamento delle capacità di intelligence, di polizia e di difesa civile e militare.

A fronte dell’impressionante escalation di attacchi informatici degli ultimi mesi e della previsione che “qualsiasi organizzazione ha la ragionevole certezza di subire un attacco informatico di entità significativa entro i prossimi 12 mesi, mentre la metà ne ha subito almeno uno nell’ultimo anno”, come si legge nel Rapporto Clusit 2017 redatto dall’Associazione per la Sicurezza Informatica in Italia, è evidente la situazione di “allarme rosso” a livello globale per quanto riguarda il cyber crime. Il rischio cyber appare sempre più elevato nei settori della sanità (che nel 2016 ha subito un incremento degli attacchi del 102% rispetto all’anno precedente), delle banche (+64%), delle infrastrutture critiche (+15%), che risultano particolarmente vulnerabili e quindi appetibili ai criminali, data la mole di dati gestiti e l’elevata possibilità di creare gravi disservizi, se non di mettere completamente in ginocchio servizi fondamentali per i cittadini. I dati Unicri ci dicono, inoltre, che solo l’Italia, nel 2014, ha subito un danno pari a 13 miliardi di euro per l’interruzione dei sistemi a seguito di attacchi cyber (di cui 8,4 miliardi di euro per la perdita di informazioni importanti, e di 7,4 miliardi di euro derivati da danni di immagine e reputazione e per il recupero dei dati perduti).

Vista la gravità del problema il nuovo piano nazionale di Sicurezza Cyber cercherà sia di implementare il coordinamento e l’interazione tra soggetti pubblici, privati e mondo della ricerca sia di accorciare e razionalizzare, rispetto al passato, la ‘catena di comando’ deputata alla gestione delle crisi. Per riuscire in questo obiettivo sarà fondamentale il nuovo ruolo attivo e centrale nell’architettura nazionale di sicurezza cibernetica del Direttore generale del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (DIS). Il Nucleo per la Sicurezza cibernetica, già esistente ma spostato ora sotto il controllo del DIS, invece, sarà una centrale operativa aperta 24 ore su 24 per ricevere gli avvisi di attacchi cyber e per stabilirne, nell’immediato, gravità e dimensioni. Il DIS, vista la sua nuova centralità, si occuperà, inoltre, di gestire i fondi assegnati dal governo per adottare le varie misure inerenti la sicurezza cyber del paese (nel 2016 la cifra stanziata per contrastare la minaccia cyber era stata di 150 milioni di euro). Gli altri obiettivi da perseguire nei prossimi mesi saranno inoltre: il potenziamento delle capacità di difesa delle infrastrutture critiche nazionali e degli attori di rilevanza strategica per il sistema-Paese; il miglioramento delle capacità tecnologiche, operative e di analisi degli attori istituzionali interessati; l’incentivazione della cooperazione tra istituzioni ed imprese nazionali; la promozione e diffusione della cultura della sicurezza cibernetica; il rafforzamento della cooperazione internazionale in materia di sicurezza cibernetica; e il rafforzamento delle capacità di contrasto alle attività e contenuti illegali online.

Basterà tutto questo a bloccare o limitare i futuri attacchi cyber nel nostro paese? 

Generale Gianfranco Milillo

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Thu, 29 Jun 2017 17:52:21 +0000 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/528/-l-italia-ha-il-suo-nuovo-piano-nazionale-di-cyber-security-bastera generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo)
LA CONOSCENZA E IL LAVORO DELLA PROTEZIONE CIVILE https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/527/-la-conoscenza-e-il-lavoro-della-protezione-civile

Numerosi bisogni della società trovano oggi una risposta adeguata, grazie all’impegno civile e al volontariato di persone, in particolare di giovani, che, individualmente o in forma associata, realizzano interventi che integrano o equilibrano  quelli già adottati dagli Enti istituzionali.

Una delle associazioni che provvede a realizzare tutto ciò, è la Protezione Civile.

Questa è un’associazione nazionale in continua espansione, che coordina le attività necessarie per fronteggiare eventi straordinari che non possono essere affrontati da singole forze ordinarie, ma dall’insieme di strutture e forze operative che sono i Vigili del Fuoco, Forze di Polizia, Croce Rossa, etc. Per fare un esempio, basti pensare alle ultime vicende successe, dove l’aiuto e l’intervento della Protezione Civile ha fronteggiato a testa alta, insieme alle altre forze operative, le varie emergenze che si sono presentate purtroppo ai nostri occhi: come non ricordare la valanga devastante abbattutasi sull’Hotel di Rigopiano, le varie scosse di terremoto che hanno messo in ginocchio intere popolazioni, a tanti altri disastri che purtroppo ancora oggi, segnano le nostre vite.

Proprio per cercare di evitare questi disastri, il loro obiettivo è il monitoraggio, la previsione, là dove si può, la prevenzione dei rischi e dei pericoli presenti sul territorio.

Grazie allo studio delle cause dei fenomeni e all’individuazione dei territori soggetti a rischi, la Protezione Civile riesce a prevedere, in genere, gli incidenti, cercando di ridurre al minimo le possibilità che questi si verifichino. In questo modo i volontari sono in grado di pianificare i modelli d’intervento.

L’efficacia di questi interventi, si basa soprattutto sulla collaborazione e sul coordinamento di tutte le componenti sociali che ne fanno parte, con la finalità di raggiungere un assetto organizzativo efficace e diffuso sul tutto il territorio. Il punto fondamentale è quello di creare un sistema di pronta risposta in caso di calamità, sia a livello locale che a livello nazionale, valorizzando al massimo la caratteristica e la professionalità di ciascun componente in piena integrazione con le forze istituzionali.

Una telefonata, il tempo di mettere la divisa, avvisare le persone sempre pronte e disponibili a partire in qualsiasi momento e per qualsiasi destinazione. A volte, quando si arriva nel posto in cui si ha bisogno , fermare l’azione e far passare le emozioni attraverso il pensiero non è una cosa semplice, ma è questo agire razionale che permette al volontario di proteggere se stesso e le persone che si propone di aiutare; questo significa fare volontariato nella Protezione Civile, con un ottimo spirito di servizio e dedizione verso il prossimo.

Generale Gianfranco Millillo

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Wed, 14 Jun 2017 16:52:41 +0000 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/527/-la-conoscenza-e-il-lavoro-della-protezione-civile generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo)
Mostra della Fondazione luci dal buio presso salone del Palazzo del Governo di Benevento https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/526/mostra-della-fondazione-luci-dal-buio-presso-salone-del-palazzo-del-governo-di-benevento

Mostra della Fondazione "luci dal buio" presso salone del Palazzo del Governo di Benevento

Generale Gianfranco Milillo

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Thu, 25 May 2017 21:07:32 +0000 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/526/mostra-della-fondazione-luci-dal-buio-presso-salone-del-palazzo-del-governo-di-benevento generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo)
Senza memoria non c’e’ futuro - Generale Gianfranco Milillo https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/525/senza-memoria-non-ce-futuro---generale-gianfranco-milillo

Senza memoria non c'e' futuro  anniversario per non dimenticare la morte di Giovanni Falcone

Generale Gianfranco Milillo

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Thu, 25 May 2017 20:56:12 +0000 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/525/senza-memoria-non-ce-futuro---generale-gianfranco-milillo generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo)
UN GRANDE VALORE: LA COMUNICAZIONE - di Generale Gianfranco Milillo https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/524/-un-grande-valore-la-comunicazione---di-generale-gianfranco-milillo

Abbiamo tutti dei valori e quelli che scegliamo contribuiscono a determinare il nostro comportamento. L’etica, in quanto scienza del comportamento umano, regola il bene dell’uomo in relazione ai valori, ai principi e alle norme morali.

Tutto ciò viene dettato anche dal modo che si ha di porsi con gli altri e quindi dal comunicare con la gente, sia che si comunichi con le parole, sia che si comunichi attraverso televisione e giornali.

Fare una buona comunicazione significa trasmettere in maniera efficace tutto ciò che si sa. Per realizzare una buona comunicazione è necessario rendere effettivi i principi generali che l’etica comunicativa individua ed è necessario viverli realmente ogni giorno. Non c’è infatti solo la responsabilità nei confronti delle conseguenze delle nostre azioni, ma c’è anche una responsabilità ben precisa che ci coinvolge riguardo ai criteri e ai principi generali che orientano il nostro comportamento.

Nella comunicazione c’è qualcosa che viene donato affinché sia comune a tutti ed arricchisca tutti. Nessuno può esistere senza comunicare.  Se manca la comunicazione i pensieri non verrebbero condivisi, le persone non riuscirebbero a conoscersi pienamente tra di loro. Il saper comunicare, il farlo con l’etica giusta, ti permette di conoscere meglio te stesso, di riconoscere pregi e difetti tuoi e degli altri. Perché comunicare significa anche confrontare. E’ solo confrontandosi con gli altri che si capiscono e si conoscono tante cose. Di un’etica della comunicazione abbiamo oggi davvero bisogno perché siamo noi i veri soggetti dell’attività comunicativa.

Non possiamo non comunicare ma possiamo farlo bene o male. Saper comunicare in modo efficace è una delle abilità più importanti di cui necessitiamo ogni giorno ed in ogni momento della nostra vita.

Per saper comunicare con una buona etica, bisogna innanzitutto saper ascoltare.

E’ ascoltando che è veramente possibile cogliere quello che l’altro vuole comunicare. Alla base di una buona comunicazione c’è l’autenticità, quindi dobbiamo cercare di essere sempre noi stessi, solo così diamo modo agli altri di farci conoscere come siamo realmente.

Saper comunicare in modo efficace è una delle abilità più importanti di cui abbiamo bisogno quotidianamente per avere relazioni gratificanti.

Non esistono metodi per imparare a comunicare. C’è solo bisogno di uno stile di vita basato innanzitutto sulla comunicazione, ma anche al relazionarsi con gli altri, e questo direi che ci permette di vivere meglio e di svolgere al meglio il lavoro della nostra vita.

 

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Wed, 17 May 2017 17:44:55 +0000 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/524/-un-grande-valore-la-comunicazione---di-generale-gianfranco-milillo generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo)
La legalita’ e il rispetto delle regole https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/523/la-legalita-e-il-rispetto-delle-regole

Rispetto e pratica delle leggi.

Un documento della CEI del 1991 afferma che, “il vero significato della legalità, è un’esigenza fondamentale della vita sociale, per promuovere il pieno sviluppo della persona umana e la costruzione del bene comune”.

Un comportamento si definisce non legale, quando infrange le norme imposte dalla società in cui si trova la persona che lo mette in atto. Fondamentale, allora, diventa educare ed educarci alla responsabilità. La legalità, è l’anello che salda la responsabilità individuale alla giustizia sociale, l’”io” e il “noi”.

Educare alla legalità vuol dire in primo luogo praticarla: le regole non devono essere presentate come puri comportamenti obbligatori, ma devono essere vissute con consapevolezza e partecipazione.

Mi capita spesso di dialogare con le persone, con i ragazzi, e quando il discorso tocca la questione della legalità e del rispetto delle regole, vedo in alcuni una tendenza alla giustificazione; lo fanno tutti, perché non devo farlo io.

Educazione e legalità, sono due modi di pronunciare la parola “noi”. Educare alla legalità significa elaborare e diffondere la cultura dei valori civili, consente l’acquisizione di una nozione più profonda dei diritti di cittadinanza, partendo dalla consapevolezza della reciprocità fra soggetti dotati della stessa dignità.

Il postino, il poliziotto, nostra madre, tutto è legalità in quanto ogni cosa ha una sua regola. Il perseguimento di una maggiore legalità e di un maggiore rispetto delle regole, è un compito arduo che richiede al nostro paese una mutazione culturale di decenni.

Per far si che si migliori, occorre intanto, che ogni singolo cittadino partecipi alla vita pubblica con maggiore impegno, che reclami i propri diritti e che assolva, in prima persone, ai propri doveri.  Lo sviluppo di una cittadinanza più matura, consapevole e partecipativa, magari utilizzando la potenza dei nuovi mezzi di comunicazione che la contemporaneità ci mette a disposizione, come ad esempio la Rete, forse può salvarci.

Se la legalità non ci fosse, la gente vivrebbe allo stato libero, dove chi è più forte comanda e chi è più debole soccombe. Proprio per questo, non dovremmo lamentarci delle leggi. Legalità è anche aprire gli occhi e capire che per quanto alcune possano infastidirci, le regole sono state fatte unicamente per il nostro bene.

La legalità è la base di una società giusta e rispettabile, proprio quella società a cui tutti puntiamo e per cui continuiamo a combattere da secoli.

Generale Gianfranco Milillo

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Wed, 3 May 2017 19:29:30 +0000 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/523/la-legalita-e-il-rispetto-delle-regole generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo)
L’espressionismo astratto come nuova forma di espressione dell’io https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/522/-lespressionismo-astratto-come-nuova-forma-di-espressione-dellio

L'action painting – "pittura d'azione" in italiano – prevede che l'artista lanci il colore su una tela. Il colore viene dunque lasciato gocciolare spontaneamente e prende varie forme. L'action painting si diffuse soprattutto negli anni '40 e '60 e dalla critica viene messo in correlazione con l'espressionismo astratto. L'espressionismo astratto si colloca tra le più importanti correnti artistiche del dopoguerra e si contraddistingue per il ruolo centrale assegnato all'individualità dell'artista e, come suggerisce la denominazione, per lo sviluppo di un linguaggio pittorico di tipo astratto.

Tra i maggiori esponenti dell'espressionismo astratto troviamo il pittore Jackson Pollock. Pollock usava dipingere facendo colare le vernici e i colori dall'alto verso il basso. In questo modo, vernici e colori inondavano come fiumi in piena quadri e tele di grandi dimensioni attraverso la tecnica del cosiddetto "dripping". Si tratta di una tecnica pittorica particolare, che lasciava sgocciolare il colore da un contenitore - bucherellato o schizzato direttamente con le mani mediante l'uso di bastoni o pennelli –  alla tela distesa per terra.

Tra i rappresentanti dell'espressionismo astratto, Pollock è ricordato soprattutto perché abolì il quadro col cavalletto e, in generale, la stasi dei dipinti, che venivano appesi verticalmente. Pollock, infatti, sosteneva che, stendendo orizzontalmente la tela a terra, risultava più agevole girare intorno ad essa e sentirsi parte integrante del dipinto. Ecco allora che l'io dell'artista si riversa totalmente sul quadro e diventa un tutt'uno con esso. L'interiorità dell'artista trova completa espressione: emerge liberamente, spontaneamente e senza filtri tutto il suo malessere contro le criticità una società del benessere, dove è tutto progettato e calcolato nei minimi dettagli. In poche parole, l'espressionismo astratto è rappresentato dell’artista-intellettuale che si contrappone all’artista-tecnico.

Ritornando a Jackson Pollock, l'opera che meglio incarna la sua genialità creativa è Foresta incantata. Si tratta di un esempio dell'astrattismo maturo di Pollock, realizzato versando, sgocciolando e spruzzando il colore su grandi tele senza telaio. L'opera dilata lo spazio della tela grazie ad ampie zone di bianco in mezzo al reticolo della linea che si muove a si espande. Il gioco dei colori è materializzato dall'impiego di varie nuance di oro, nero, rosso e bianco. Grazie alla mano sapiente e ribelle di Pollock, forma e colore sono in equilibrio originando una sincronia di ritmi tra linee che si muovono, si espandono, diminuiscono e si alternano. Foresta incantata ipnotizza l'osservatore. Lo sguardo segue impaziente i colori e le forme divenendo, come l'artista, un tutt'uno con il dipinto. E in quel quadro, in quell'insieme pieno di magia e genialità, l'osservatore, come l'artista, rivede ed esprime in toto il suo io.  

Generale Gianfranco Milillo

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Wed, 26 Apr 2017 18:17:23 +0000 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/522/-lespressionismo-astratto-come-nuova-forma-di-espressione-dellio generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo)
Guernica come monito all’impegno politico e civile https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/521/guernica-come-monito-allimpegno-politico-e-civile

Pablo Picasso non teneva nascosto il suo coinvolgimento civico e morale. E Guernica è l’opera rappresentativa del sostegno morale di Picasso alle scelte democratiche. Proprio per questa ragione Guernica è divenuta l'opera-riferimento di un elevato numero di artisti europei del secondo dopoguerra giacché monito a non esentarsi da responsabilità civili e politiche.

Guernica è il nome di una cittadina spagnola titolare di un triste primato. Guernica È stata la prima città in assoluto ad aver subìto un bombardamento aereo da parte dell'aviazione tedesca nella notte del 26 aprile del 1937. Si trattò di un bombardamento-esperimento ordinato cinicamente e in maniera molto fredda da parte dei gerarchi nazisti. La cittadina di Guernica, allora, fu teatro della furia distruttrice del primo bombardamento aereo della storia, che si abbatté sulla popolazione civile mietendo innumerevoli vittime, soprattutto donne e bambini.

La notizia di questo efferato atto militare si diffuse immediatamente. In quel periodo, Pablo Picasso stava lavorando alla realizzazione di un'opera che rappresentasse la nazione spagnola in seno all’Esposizione Universale di Parigi del 1937. Colpito da quanto successo nella cittadina di Guernica, Picasso decise allora di usare il suo pennello per denunciare le atrocità di quel famoso bombardamento. Guernica, un'opera di notevoli dimensioni - metri 3,5 x 8 – venne realizzata in poco più di due mesi e fu preceduta da oltre 45 schizzi preparatori.

Guernica rappresenta gli stilemi del cubismo. L'assenza del colore accentua la carica drammatica della rappresentazione. L'annullamento dello spazio consente di mettere a fuoco simultaneamente tutti i frammenti che Picasso intende rappresentare. Il cavallo, situato al centro dell'opera, ha l'aspetto di un animale impazzito. Nella bocca del cavallo si intravede una sagoma che ricorda la figura di una bomba. Disegnato in questo modo, il cavallo incarna la furia omicida del bombardamento, che ha sconvolto la quotidianità della piccola cittadina basca, il cui simbolo è il lampadario caratterizzato da una semplicissima lampadina a filamento. Il lampadario, infatti, combinato con il lume che lo affianca e che è sostenuto dalla mano di un uomo, simboleggia una quotidianità distrutta e si pone in netta contrapposizione con la furia distruttrice della guerra rappresentata dal cavallo impazzito. Infine, alla sinistra dell'opera, Picasso decide di contrappore un toro al cavallo. Il toro diviene il simbolo della Spagna offesa e prostrata. Una Spagna che intendeva la lotta come uno scontro leale ad armi pari e che, invece, si sveglia vittima di un bombardamento aereo, che la trova inerme costretta a sopperire.

Guernica, opera-denuncia di Pablo Picasso aiuta a non dimenticare l'orrore della guerra e spinge ad impegnarsi nella vita sociale e politica a sostegno delle istituzioni democratiche contro ogni deriva autoritaria e/o contra legem.  

Generale Gianfranco Milillo

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Sun, 9 Apr 2017 21:50:37 +0000 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/521/guernica-come-monito-allimpegno-politico-e-civile generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo)
Premio Legalità 2017 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/520/premio-legalita-2017

Premio Legalità 2017

Strade della legalità

La fondazione Italiana per la Legalità e lo sviluppo, Federmanager Roma lazio e ASL Roma 1

Presentano la sesta edizione del
Premio Legalità.

29 marzo ore 18.30
Salone del Commendatore 
Borgo Santo Spirito 3 Roma

 

Generale Gianfranco Milillo

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Wed, 29 Mar 2017 17:45:33 +0000 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/520/premio-legalita-2017 generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo)
Parole del Generale della Gendarmeria Francese AMPERT https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/519/parole-del-generale-della-gendarmeria-francese-ampert

Poeti, pittori, scultori che colle vostre opere decretate l'immortalità, che avete la missione di distribuire la gloria, di conservare per l'esempio della posterità i numi e i tratti degli uomini illustri, non avrete mai voi dei versi, dei quadri, dei monumenti per uomini oscuri?

Non ricompenserete voi mai le virtù umili e nascoste?

Rifiuterete voi un raggio di gloria a coloro che vi danno torrenti di sangue?

A voi tutti, ricchi e poveri, giovani e vecchi, umili e possenti, il Carabiniere dà la sua vita, nonostante che le moltitudini ignorino la grandezza e la santità del sacrificio.

Io ho visto il Carabiniere soccorrere i prigionieri colla devozione della sorella di poeti, pittori, scultori che colle vostre opere decretate l'immortalità, che avete la missione di distribuire la gloria, di conservare per l'esempio della posterità i numi e i tratti degli uomini illustri, non avrete mai voi dei versi, dei quadri, dei monumenti per uomini oscuri? " Non ricompenserete voi, mai le virtù umili e nascoste? " Rifiuterete voi un raggio di gloria a coloro che vi danno torrenti di sangue? "A voi tutti, ricchi e poveri, giovani e vecchi, umili e possenti, il Carabiniere dà la sua vita, nonostante che le moltitudini ignorino la grandezza e la santità del sacrificio. " Io ho visto il Carabiniere soccorrere i prigionieri colla devozione della sorella di carità, l'ho visto confortare il condannato come il sacerdote nell'ora estrema, l'ho visto dopo le lotte, curare i feriti come il medico, l'ho visto nella famiglia calmare i rancori e gli odi come il confessore, l'ho visto presiedere alle feste del villaggio come il patriarca della tribù, l'ho visto comporre i dissidi come il giudice di pace, l'ho visto combattere come il guerriero, soffrire in silenzio e morire come il martire. " Non sfuggì mai un lamento dalle sue labbra, voi dormivate ed egli vegliava, voi folleggiavate nelle feste ed egli ritto in disparte, là nell'angolo oscuro, proteggeva la vostra gioia. " Egli ha l'occhio sulla vostra casa, sul vostro campo, sul vostro riposo. " Egli è niente per voi e voi siete tutto per lui. " Siate gente onesta e felice, ed ignorerete la sua esistenza; ma i tristi tremano ed i deboli vivono in pace perché egli è sempre là ritto, immobile, vigilante. " Chi è dunque quest'uomo? " Qual passione lo anima? " Quale interesse lo guida? " Quale religione lo sostiene? " Quest'uomo è semplice di cuore, ha lo spirito e l'anima onesti; estraneo alle passioni, non conosce che il dovere; il suo interesse è di servire bene; la sua religione è il dovere; la scienza sola, il coraggio solo, la religione sola non basterebbe a produrre un tal uomo, eppure eccolo dinanzi a voi, egli è il CARABINIERE

carità, l'ho visto confortare il condannato come il sacerdote nell'ora estrema, l'ho visto dopo le lotte, curare i feriti come il medico, l'ho visto nella famiglia calmare i rancori e gli odi come il confessore, l'ho visto presiedere alle feste del villaggio come il patriarca della tribù, l'ho visto comporre i dissidi come il giudice di pace, l'ho visto combattere come il guerriero, soffrire in silenzio e morire come il martire.

Non gli sfuggì mai un lamento dalle sue labbra, voi dormivate ed egli vegliava, voi folleggiavate nelle feste ed egli ritto in disparte, là nell'angolo oscuro, proteggeva la vostra gioia.

Egli ha l'occhio sulla vostra casa, sul vostro campo, sul vostro riposo.

Egli è niente per voi e voi siete tutto per lui.

Siate gente onesta e felice, ed ignorerete la sua esistenza; ma i tristi tremano ed i deboli vivono in pace perché egli è sempre là ritto, immobile, vigilante.

Chi è dunque quest'uomo?

Qual passione lo anima?

Quale interesse lo guida?

Quale religione lo sostiene?

Quest'uomo è semplice di cuore, ha lo spirito e l'anima onesti; estraneo alle passioni, non conosce che il dovere; il suo interesse è di servire bene; la sua religione è il dovere; la scienza sola, il coraggio solo, la religione sola non basterebbe a produrre un tal uomo, eppure eccolo dinanzi a voi.

La magistratura lo disputa all’esercito, l’esercito lo disputa alla magistratura.

Sparsi per piccoli gruppi sulla superficie del territorio, lontani dalle autorità, stranieri nella loro Patria, figli, sposi, padri, si potrebbe talvolta pensare che, trascinati dalla corrente delle masse, dimenticassero la loro missione: ma no, nulla di tutto questo. La religione del dovere è quella a cui si sono votati: a lei sacrificano affetti e vita; l’abnegazione di sé nel compiere il mandato che la società loro ha affidato è il loro catechismo.

Nei torbidi civili degli anni rivoluzionari quando gli uni gareggiavano col male per codardia, quando gli altri cercavano la loro salvezza nella fuga, il carabiniere restava al suo posto senza muoversi di un passo. Tutti hanno fatto così, dalle capitali ai più umili villaggi, ignorando ciascuno ciò che faceva la vicina Legione.

Perdonatemi uomini che non avete neppure l’idea della vostra grandezza.

Perdonatemi se per un istante ho sollevato il velo dietro a cui si nasconde la vostra esistenza.

Io vi ho veduto nel settentrione e nel mezzogiorno, nelle città e nei campi, di giorno e di notte, nelle inondazioni, negli incendi. Nelle feste, nelle pubbliche calamità, nelle rivoluzioni, negli eccidi, nei tribunali e sempre o in voi ravvisate l’uomo amante del suo simile, la legge che difende e che colpisce.

Nessuno, anche senza conoscere la vostra gesta potrà passare innanzi alle vostre caserme indifferente a quelle due parole che ne annunziano la stazione, senza ripetere quel motto che a caratteri invisibili sta scritto sulla vostra uniforme, motto che compendia intera una vita di sacrifici e di abnegazione:

“Morire prima che siano comunicati i diritti che la Patria concede”

Ecco Il Carabiniere 

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Mon, 27 Feb 2017 19:34:43 +0000 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/519/parole-del-generale-della-gendarmeria-francese-ampert generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo)
Rotary Club Paestum Centenario Distretto 2100 - discorso commiato https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/518/rotary-club-paestum-centenario-distretto-2100---discorso-commiato

Gianfranco Milillo Presidente 2007-2008 

Giancarlo, autorità rotariane, civili e militari, gentili ospiti, cari amici e amiche carissime, la carica, che ancora per poco ricopro, mi impone di chiedervi qualche minuto di attenzione per adempiere ad un preciso dovere che, nel caso in specie, non soltanto faccio con piacere, ma anche e soprattutto con orgoglio. Tale dovere infatti, non è e non può essere riferito ad un saluto di commiato, non cessando io di appartenere al Club verso il quale, invero, mi sento maggiormente impegnato, ma vuole essere solo ed esclusivamente un ringraziamento per ciò che andrò meglio di seguito a sottolineare. 
Come ben ricorderete, il 3 luglio dello scorso anno, all'atto del mio insediamento, ho indicato quali direttrici avrei seguito nello svolgere la mia opera verso gli altri clubs Rotaryani, ai quali rivolgo ora il mio grazie per gli ottimi rapporti amicali instaurati e mantenuti nell'anno decorso, per lo scambio vicendevole di idee, per aver vissuto in maniera più diretta vari problemi sia attraverso gli interclubs, la partecipazione alle reciproche conviviali, ai fora distrettuali nonché al Congresso Distrettuale di recente svoltosi presso questa sede. Tale clima di reciproca stima ed armonia ci ha consentito di convogliare le nostre risorse intellettuali ed economiche, per realizzare e " condividere " progetti quali:

- 1 aver contribuito con € 10.000,00 all'acquisto della sofisticata apparecchiatura che darà voce al piccolo Matteo 
- l'alfabetizzazione insieme agli amici di Battipaglia);
- l'aver contribuito alla realizzazione del progetto Tanzania in uno agli amici del club, padrino e capofila, di Battipaglia;
- la partecipazione alla costruzione di un ospedale in Africa con i Lions di Paestum; 
- il mantenimento dell'adozione a distanza di un bambino del 
MIAMAR; 
- la donazione di una borsa di studio a studente del luogo per l'apprendimento della lingua inglese durante un campus estivo; 
- l'avvio presso gli istituti scolastici del luogo di incontri dal tema " conoscere l' alcool " 
- la mostra presso il Museo Nazionale Archeologico di Paestum dal titolo " Ospite ateniese, hai mai visto un uomo felice? " ; 
- L'istituzione del premio dedicato alle forze dell'ordine; 
- il forum sull' usura, 
- l'apertura del sito internet del club ed altro ancora,
 che ci hanno consentito di "di...mostrare di esserci " anche a Berlino dal 26 al 28 cm.con la partecipazione di Marina ed altri soci, come modesti sponsor in occasione della mostra sulle tombe dipinte di Paestum per la promozione di Paestum, il suo territorio e la Campania. Particolare ringraziamento, poi, per l'elevato impegno dimostrato, va ai componenti il Consiglio Direttivo che mi hanno sempre fornito con affetto e signorilità suggerimenti e valido sostegno. 
Ma il mio più vivo e caloroso ringraziamento, va rivolto questa sera a VOI, soci di Paestum Centenario, che, accogliendo il mio iniziale invito, avete voluto, in una gara di vera partecipazione, concorrere positivamente nella conduzione del Club, attribuendo cosi al club stesso una ben delineata fisionomia. 
Come non citare ad esempio, fra le altre cose, le belle serate, insieme ai coniugi, che con entusiasmo, interesse e particolare attenzione hanno  seguito le relazioni culturale tutte le altre manifestazioni. 
E' questo che nella circostanza mi preme fare rilevare: il Vostro coinvolgimento nelle attività sociali che ha portato, al di là delle positive realizzazioni culturali e sociali, ad un vero affiatamento, alla instaurazione delle relazioni amichevoli ed al rafforzamento di quelle esistenti che, senza tema di smentita, costituiscono oggi il fiore all'occhiello del nostro club. 
Consentitemi, anche, di porgere un grazie a Franca, mia moglie, che silenziosamente, con dedizione, costanza, buonsenso e spirito di servizio rotariano, mi ha seguito, consigliato e sostenuto, e senza la quale, non avrei potuto ottenere i risultati conseguiti 

Generale Gianfranco Milillo

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Fri, 24 Feb 2017 19:33:50 +0000 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/518/rotary-club-paestum-centenario-distretto-2100---discorso-commiato generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo)
La strage di Bellolampo del ’49 un monumento https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/517/la-strage-di-bellolampo-del-49-un-monumento

La strage di Bellolampo del '49 un monumento

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Fri, 24 Feb 2017 19:15:51 +0000 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/517/la-strage-di-bellolampo-del-49-un-monumento generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo)
Anni ruggenti https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/516/anni-ruggenti

Anni ruggenti

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Fri, 24 Feb 2017 19:15:29 +0000 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/516/anni-ruggenti generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo)
Giornata della legalita’ assegni agli studenti dalla fondazione Milillo https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/515/giornata-della-legalita-assegni-agli-studenti-dalla-fondazione-milillo

Giornata della legalita' assegni agli studenti dalla fondazione Milillo

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Fri, 24 Feb 2017 19:12:52 +0000 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/515/giornata-della-legalita-assegni-agli-studenti-dalla-fondazione-milillo generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo)
Un premio per i migliori elaborati sulla legalita’ https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/514/un-premio-per-i-migliori-elaborati-sulla-legalita

Un premio per i migliori elaborati sulla legalita'

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Fri, 24 Feb 2017 19:10:13 +0000 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/514/un-premio-per-i-migliori-elaborati-sulla-legalita generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo)
Nasce la fondazione Ignazio Milillo https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/513/nasce-la-fondazione-ignazio-milillo

Nasce la fondazione Ignazio Milillo

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Fri, 24 Feb 2017 19:08:09 +0000 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/513/nasce-la-fondazione-ignazio-milillo generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo)
Sviluppo ambiente e legalità https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/512/sviluppo-ambiente-e-legalita

Sviluppo ambiente e legalità fondazione Ignazio milillo

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Fri, 24 Feb 2017 19:06:55 +0000 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/512/sviluppo-ambiente-e-legalita generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo)
Hanno detto di lui - https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/511/hanno-detto-di-lui----

Hanno detto di lui

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Fri, 24 Feb 2017 19:03:06 +0000 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/511/hanno-detto-di-lui---- generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo)
Fondazione legalità e sviluppo conferenza https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/510/fondazione-legalita-e-sviluppo-conferenza

Fondazione legalità e sviluppo conferenza

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Fri, 24 Feb 2017 18:40:51 +0000 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/510/fondazione-legalita-e-sviluppo-conferenza generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo)
Discorso tenuto dal generale Milillo quale Comandante Provinciale di Benevento della Stazione Carabinieri di Colle Sannita https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/509/discorso-tenuto-dal-generale-milillo-quale-comandante-provinciale-di-benevento-della-stazione-carabinieri-di-colle-sannita-

Signori,
fra le tante frasi diventate celebri per il loro contenuto e per l’autorità di chi le pronunciò, una rivive improvvisa, oggi, nella mia memoria e a tutte le altre si sovrappone e tutte le sovrasta, nella sua sintesi poetica che sembra riassumere il romanticismo ed il patriottismo dell’800: una frase di cui non si conosce neppure l’autore, ma che stupendamente esprime col minor numero di parole, la più essenziale caratteristica dell’Arma.


USI OBBEDIR TACENDO E TACENDO MORIR


I carabinieri sembrano chiusi e solitari, ma è soltanto perché conoscono come gli antichi filosofi, la disciplina del silenzio.
Subito dopo il declino dell’Astro Napoleonico ed in conseguenza del rapido crollo delle conquiste compiute dalla Francia, nel 1814, uno dei più gravi ed urgenti problemi che fu necessario affrontare nel piccolo Regno di Sardegna e Piemonte, fu quello di garantire l’ordine dello Stato e l’incolumità dei cittadini, che il successivo mutare degli eventi rendeva di drammatica e allarmante attualità.
Sorsero così i “carabinieri”, i quali seppero tanto felicemente e proficuamente operare nell’interesse del Paese, che ad essi, per esplicito voto popolare, fu dato via via maggiore incremento e sviluppo fino a raggiungere, dopo le annessioni e plebisciti del Risorgimento, la importante struttura che è all’incirca quella attuale.
Il mutare dei tempi, non ha mutato questa istituzione che, mantenendo integre le sue prerogative, ha continuato ad operare nell’interesse del Paese, resistendo, come quercia secolare, ai numerosi eventi, spesso tristi ma sempre gloriosi,
Il Carabiniere, come in passato, sa di essere ancora il tutore geloso dell’ordine, il simbolo espressivo della giustizia, l’esponente della forza intelligente organizzata in difesa dello Stato e delle sue Istituzioni.
La sua presenza sottolinea ed accresce di significato le solennità, frena le intemperanze, preoccupa, disarma e colpisce i malvagi.
La sua uniforme storica e vistosa, spicca in modo unico ed inconfondibile in ogni momento ed in tutte le occasioni: nelle strade affollate delle città, come nei solitari sentieri di montagna, nelle cerimonie, nelle funzioni e nei cortei, tanto che nessuna manifestazione, civile o religiosa, ordinata o turbolenta, è concepibile e completa, senza di essa.
Questa uniforme, come tutto ciò che si riferisce al carabiniere, sembra fissa ed immutabile nel tempo. Non si mimetizza, perché non può ne deve confondersi con le altre, ma si adegua, senza parere, alle nuove esigenze.
Come si è visto in remote ed in recenti circostanze, come ogni giorno continuiamo a vedere attraverso gli innumerevoli episodi di abnegazione e di sacrificio, una direttrice dell’Arma è quella di tutelare le libertà pubbliche e private. Ne danno testimonianza i lembi azzurri che punteggiano la Bandiera dell’Arma, simbolo di amore, di eroismo e di onore. Ne è chiara dimostrazione la fiducia delle popolazioni, mai venute meno a quest’Arma ultrasecolare, antica ma non vecchia.
La bandiera che oggi Colle Sannita offre alla locale Stazione dell’Arma, intitolata alla Medaglia d’Argento al Valore Militare alla memoria Carabiniere Domenico Franco, è simbolo di fraternità, di patriottismo, di italianità. Essa rappresenta la luce feconda e duratura dello spirito, che è luce di entusiasmo, di tradizione, di eroismi di sacrificio, che è patrimonio di fede e di opere.
Ed Essa è tanto più cara al nostro cuore, in quanto oggi di nuovo garrisce presso le nostre rappresentanze all’Estero, dove fatalità di eventi l’avevano fatta ammainare, per guidare nel mondo i suoi figli nel lavoro concorde e fecondo, per riaffermare nel lavoro che l’Italia è viva e vitale, per testimoniare che sacrifici ed eroismi passati riuniscono ancora in fraterna solidarietà ed unità nazionale, gli italiani.
Essa rappresenta il sacrificio di un passato intessuto di eroismi, intimamente legati alle vicende della Patria, che nessun evento potrà distruggere.
È per questo che noi carabinieri salutiamo con vibrante spirito d’Arma l’avvenimento odierno.
Eccellenza, Sig. Generale, sig. Sindaco, gentile madrina, cittadini tutti, i carabinieri a mio mezzo vi esprimono dal profondo del cuore la loro gratitudine per la gentile offerta e per aver voluto rendere solenne l’odierna cerimonia con la vostra presenza, che è per loro ambito premio.
All’ombra di questa bandiera, nella certezza che sarà difesa da ogni attacco ingiurioso, i carabinieri promettono di contribuire con tutte le loro forze e con tutto il loro entusiasmo a rendere la Patria più forte, più degna e più rispettata.
Essi continueranno a marciare per i compiti che li aspettano e che fronteggeranno con volontà e fede, convinti fella immortalità della Patria e della sua rinascita.
La nostra riconoscenza commossa e riverente, va in questo momento alla memoria di quanti offrirono in sereno olocausto la vita per la difesa della Patria e per la tutela delle leggi e del sereno svolgersi della vita nazionale.
Con la visione del loro sacrificio e del loro eroismo, Carabinieri, presentate le armi e gridate con me

VIVA L’ITALIA

Generale Gianfranco Milillo

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Fri, 17 Feb 2017 18:20:16 +0000 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/509/discorso-tenuto-dal-generale-milillo-quale-comandante-provinciale-di-benevento-della-stazione-carabinieri-di-colle-sannita- generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo)
Acquisti in sicurezza: come comprare online evitando le truffe - di Generale Gianfranco Milillo https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/508/acquisti-in-sicurezza-come-comprare-online-evitando-le-truffe---di-generale-gianfranco-milillo

Come lo era stato il Black Friday e il Natale a seguire, è arrivato un’altro periodo dell’anno in cui il numero degli acquisti online di prodotti o servizi subisce un incremento molto cospicuo: arriva per molti, infatti, il tempo dei saldi. Tali giornate non sono attese, però, solo da chi pensa di fare regali o comprare qualcosa, approfittando della varie offerte scontate, ma anche da hacker e criminali informatici che aspettano l’incremento degli acquisti online per poter rubare dati sensibili. Sono molte le richieste di cittadini e piccole imprese verso i portali di polizia e carabinieri che denunciano tentativi di truffe, riuscite o meno, conseguite attraverso siti online o portali di scambio di oggettistica. Sono moltissime, però, anche le persone che chiedono informazioni e consigli su come poter vivere con più tranquillità il momento dell’acquisto attraverso internet senza aver paura di dare i propri dati a siti fraudolenti o di trovarsi a casa oggetti che non rispecchiano le aspettative. Nei giorni antecedenti al Natale, per esempio, è avvenuto un picco di “phising” finanziario tramite email, messaggi e siti fraudolenti che hanno tentato di rubare i dati delle carte di credito degli utenti. Il termine “phishing” sta ad indicare una frode informatica finalizzata all'ottenimento di dati personali sensibili (password, numero di carta di credito ecc.) perpetrata attraverso l'invio di un messaggio di posta elettronica a nome di istituti di credito, finanziarie, agenzie assicurative, in cui si invita l'utente, generalmente al fine di derubarlo, a comunicare tali informazioni riservate. La versione più sofisticata di questo fenomeno (chiamata pharming) non si accontenta, però, di copiare la grafica dei siti ufficiali con siti fasulli utilizzati come raccoglitori di dati, ma crea da zero falsi negozi online, con tanto di foto degli articoli in vendita, relativi prezzi e commenti degli utenti, con l’obiettivo di indurre le persone a comprare direttamente dal sito fasullo ed intascare subito le varie transazioni. I dati sensibili come la data di nascita, il codice fiscale, o le coordinate bancarie sono molto utili per eventuali truffatori, quindi evitate sempre di fornire tali dati ad eventuali venditori non certificati, attenti ad inserire inoltre i dati della vostra carta di credito su siti che non siano “sicuri”. Questi siti, in genere, sono facilmente riconoscibili per il fatto di non adottare sistemi “Secure Socket Layer” basati su protocollo HTTPS (la presenza di un lucchetto sulla barra degli indirizzi è molto spesso la discriminante essenziale per riconoscere un sito contraffatto).

Il consiglio è quello di fare sempre molta attenzione, specie quando si decide di comprare oggetti di elettronica di ultima generazione e che generalmente hanno prezzi ufficiali anche molto alti, a prezzi scontatissimi: quando il divario tra il prezzo di mercato e quello proposto è troppo diverso ricordiamoci che nessuno ci regala niente, neanche durante eventuali sconti, diffidate quindi degli oggetti che costano troppo poco. Utilizzate, poi, metodi di pagamento che siano sempre tracciabili evitando, ad esempio, ricariche su carte prepagate intestate a terze persone difficilmente individuabili, vaglia postali o metodi di trasferimento di denaro come Western Union e Moneygram, poiché in caso di truffa sarà molto difficile risalire alla persona colpevole del raggiro. Se non si compra poi da siti sicuri, come quelli delle grande catene di negozi nazionali o internazionali, e soprattutto in caso di acquisto da portali online che commerciano prodotti usati, preferite sempre lo scambio a mano rispetto alla spedizione postale in maniera tale da evitare acquisti non sicuri, danneggiati o addirittura inesistenti. Incontrandosi di persona, invece, sarà possibile verificare che ciò che si sta per acquistare corrisponda effettivamente alle caratteristiche descritte nell’annuncio.

"In tema di acquisti online recenti analisi indicano l'Italia come il fanalino di coda tra i Paesi dell'Unione Europea. Ciò è sicuramente dovuto anche all'elevato numero di truffe perpetrate in rete, che finisce per rappresentare un serio ostacolo al pieno sviluppo del commercio elettronico nel nostro Paese” ha dichiarato Roberto Di Legami, Direttore delle Polizia Postale e delle Comunicazioni. Qualche piccola accortezza, ancora di più , ma non solo, in prossimità dei saldi di fine stagione, potrà evitarvi di trasformare una piacevole attività come quella dello shopping online in qualcosa di negativo; tenete sempre, quindi, gli occhi aperti e attenti a dove cliccate. 

Generale Gianfranco Milillo

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Thu, 9 Feb 2017 19:45:27 +0000 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/508/acquisti-in-sicurezza-come-comprare-online-evitando-le-truffe---di-generale-gianfranco-milillo generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo)
Corpo Forestale e Carabinieri: dal 2017 uniti insieme contro il crimine - di Generale Gianfranco Milillo https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/506/corpo-forestale-e-carabinieri-dal-2017-uniti-insieme-contro-il-crimine---di-generale-gianfranco-milillo

La pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale il 12 Settembre 2016 ha reso legge il decreto legislativo che stabilisce l’assorbimento del Corpo Forestale dello Stato all’interno dell’Arma dei Carabinieri. Il 25-10-2016, poi, ha avuto luogo la cerimonia di istituzione del Comando unità per la tutela forestale, ambientale e agroalimentare dei Carabinieri, alla presenza del ministro delle politiche agricole Maurizio Martina e del Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri Tullio Del Sette. A capo della nuova unità è stato posto il generale di corpo d’armata Antonio Ricciardi, già vice comandante dell’Arma. Dal 1° Gennaio 2017, a seguito dell’attuazione della legge Madia, l’assorbimento del personale è diventato effettivo. Quali i motivi e quali le conseguenze di questa trasformazione? Secondo il governo questa decisione è stata provocata dalla necessità di razionalizzare le forze di polizia, poiché in Italia ce ne sono ben cinque: la Polizia, l’Arma dei Carabinieri, la Guardia di Finanza, la Polizia Penitenziaria e il Corpo Forestale. Anzi, inizialmente si era pensato di procedere a maggiori accorpamenti, ma, alla fine si è proceduto a minori modifiche. Sono, comunque, importanti perché hanno portato alla scomparsa del Corpo forestale i cui uomini sono stati spostati all’Arma dei Carabinieri (per la precisione 7.177, mentre 390 ai Vigili del Fuoco, 126 alla Polizia e 41 alla Guardia di Finanza.) Contestualmente all’assorbimento dei forestali vengono soppresse le unità navali della Polizia e dei Carabinieri, trasferite alla Guardia di finanza, che si occupa della sicurezza in mare. Sempre secondo il Governo non ci dovrebbero essere conseguenze negative per gli agenti, dovrebbero rimanere in servizio nelle aree dove già operano, la progressione di carriera dovrebbe rimanere inalterata, anzi molti potrebbero utilizzare al meglio le loro competenze con l’inserimento in una unità speciale che si occuperà di sicurezza agro-alimentare e che resterà alle dirette dipendenze del Ministero delle Politiche agricole e alimentari e forestali (da cui prima dipendeva tutto il C.F.). Sempre secondo il Governo si avrà una maggiore efficienza nella lotta ai reati ambientali anche grazie alla capillare diffusione dei carabinieri su tutto il territorio e si potranno risparmiare cifre ingenti, si parla di un risparmio di 122 milioni di euro in tre anni.

Dal mondo degli agenti forestali si hanno, invece, reazioni negative e il SAPAF (ossia il sindacato del Corpo forestale dello Stato) si è opposto al decreto fin dalla sua pubblicazione, affermando che si sarebbero perse molte competenze e che sarebbe diminuita l’efficacia della lotta ai reati ambientali. Così si è espresso il Segretario del sindacato: “In un solo colpo si cancellano la storia di un Corpo quasi bicentenario (nato il 15-10-1822) e un patrimonio inestimabile di professionalità e competenze che nell’Arma dei carabinieri non potranno essere valorizzate, rendendo il cittadino più debole nei confronti di chi commette reati ambientali e sopratutto alle ecomafie.”

Purtroppo, in questi giorni, sembrano apparire più le difficoltà dell’accorpamento che i benefici. Si va dalla mancanza di nuove divise, per cui alcuni sono andati in servizio in abiti civili, alla necessità di riverniciare le vetture, gli elicotteri, modificare la cartellonistica stradale, lasciare le caserme laddove sono presenti quelle dell’Arma e inoltre, riqualificare le risorse umane destinate a nuovi compiti, senza contare il diffuso malumore degli agenti per essere diventati parte di un corpo militare mentre il Corpo Forestale era civile. Per tutti questi motivi starebbero arrivando tantissimi ricorsi nei tribunali amministrativi, agenti di vario ordine e grado stanno pensando di opporsi in massa ai trasferimenti (che sono stati numerosi) e, sopratutto, all’incorporamento forzato in un’istituzione militare che porterà a doversi adattare alle regole militari ed alla disciplina che vietano in modo assoluto ogni forma di tutela dei diritti dei lavoratori, mentre il Corpo Forestale era l’unica forza di polizia a poter scioperare. A proposito delle divise, queste saranno identiche alla divisa ordinaria nera dei Carabinieri. L’unica differenza sarà un distintivo sul taschino sinistro della giacca con l’insegna “Comando unità tutela forestale, ambientale e agroalimentare Carabinieri”. Sullo sfondo dello stesso la fiamma dell’Arma e l’Aquila dei Forestali. La divisa da lavoro (quella utilizzata nelle attività in campagna e nei boschi), almeno per ora, resterà quella tradizionale grigia verde dei Forestali. Avranno, però, un bosco verde con la fiamma dell’Arma e il nuovo distintivo sul braccio sinistro. Non si sa ancora se verrà mantenuto il “Pasubio” ossia il tradizionale berretto a visiera tipico del Corpo, ma certo i forestali non vorrebbero eliminarlo. Dovranno inoltre partire a giorni corsi e seminari per i nuovi arrivati nell’Arma, sarà sopratutto formazione nell’ambito dell’ordinamento militare, ma sarà anche un’occasione di reciproca conoscenza e scambio di esperienze e professionalità con la speranza che i tanti dubbi sull’operazione di accorpamento vengano confutati dai risultati positivi.

Generale Gianfranco Milillo

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Mon, 6 Feb 2017 18:09:44 +0000 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/506/corpo-forestale-e-carabinieri-dal-2017-uniti-insieme-contro-il-crimine---di-generale-gianfranco-milillo generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo)
Placido Rizzotto, la ricostruzione di un giallo lungo oltre mezzo secolo https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/505/placido-rizzotto-la-ricostruzione-di-un-giallo-lungo-oltre-mezzo-secolo

Breve stralcio di un dettagliato articolo sulla vicenda relativa al sindacalista Placido Rizzotto:

Nonostante la richiesta di ergastolo del pubblico ministero, Liggio è assolto per insufficienza di prove. E’ ormai un boss, liquida anche il vecchio Navarra e diventa il padrone di Corleone. Finché nel 1964, dopo una lunga latitanza, il colonnello dei carabinieri Milillo lo arresta nel suo nascondiglio, il posto dove meno avrebbero dovuto cercarlo, a casa di Leoluchina Sorisi, l’ex fidanzata di Placido Rizzotto.

Potete leggere l'articolo su  corriere.it 

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Mon, 30 Jan 2017 19:48:47 +0000 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/505/placido-rizzotto-la-ricostruzione-di-un-giallo-lungo-oltre-mezzo-secolo generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo)
Il fenomeno della radicalizzazione jihadista in Italia. - Di Generale Gianfranco Milillo https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/504/il-fenomeno-della-radicalizzazione-jihadista-in-italia---di-generale-gianfranco-milillo

Specialmente negli ultimi mesi, e a seguito degli attentati terroristici che hanno colpito l’Europa in questi anni,( da poco si è celebrato l’anniversario della strage alla redazione di Charlie Hebdo in Francia,) l’attenzione del governo italiano, così come quella degli altri paesi europei, si sta focalizzando sul tema dei flussi migratori e sul come prevenire il rischio terrorismo lavorando in quegli ambienti dove è più alto il rischio di radicalizzazione. Nonostante, infatti, questo fenomeno sia di una dimensione numericamente minore rispetto ad altri paesi, è opportuno non sottovalutare il problema ed affrontarlo, invece, in tutta la sua complessità sapendo che il futuro dell’Europa dipende anche da come ci si riuscirà a muovere in questi anni.

Durante un vertice a Palazzo Chigi sul tema della sicurezza e dell’immigrazione (con un occhio speciale puntato sulla Libia) il premier Gentiloni, con i ministri degli Esteri, Interno e Difesa, ha affermato che “i percorsi di radicalizzazione si sviluppano soprattutto nelle carceri e nel web”. L’intervento del premier ha concluso la presentazione della “commissione di studio sul tema della radicalizzazione ed estremismo jihadista”, che negli ultimi 4-5 mesi ha lavorato su scala nazionale per approfondire questo importante tema. La sintesi del lavoro, guidata dal professor Lorenzo Vidoni, è che “negli ultimi anni si è assistito alla crescita di una embrionale comunità jihadista italiana sul web, ed in particolare su alcuni social network” con un numero crescente di donne e di minori che si radicalizzano, e con circa 100 jihadisti provenienti dall’Italia che sono diventati foreign fighters. Pochi rispetto agli altri paesi europei, ma non da sottovalutare, proprio per questo è auspicabile e fondamentale che si faccia un lavoro non solo di prevenzione, ma anche di deradicalizzazione attraverso un percorso di integrazione portato avanti da esperti che sappiano tenere insieme diversi aspetti, da quello assistenziale, a quello sociologico a quello medico, per citarne alcuni. Le attività delle forze dell’ordine sono fondamentali e possono contribuire in misura notevole a proteggere le persone vulnerabili dalla radicalizzazione e dall’estremismo violento che conducono al terrorismo, ma da sole non possono essere interamente efficaci. Rispetto ad altri paesi l’immigrazione in Italia è iniziata dopo e con numeri più bassi, quindi prevenire è ancora possibile, a mio avviso. “Dalla società civile, all’associazionismo, al mondo della scuola, il messaggio che arriva dall’Isis va contrastato su tutti i fronti possibili e non solo dalle forze antiterrorismo” secondo Lorenzo Vidino che invoca specialmente azioni di ingaggio positivo sul territorio e il coinvolgimento delle comunità locali.

"Il fenomeno della radicalizzazione è per sua natura in evoluzione, non può essere 'fotografato' perché le sue forme cambiano in modo molto significativo e in tempi molto rapidi. Abbiamo di fronte un fenomeno che io chiamo il 'malware del terrore', di fronte al quale dobbiamo costruire una rete protettiva. Il web è il punto sul quale l'Isis può far crescere la sua capacità asimmetrica", ha affermato l'ex sottosegretario con delega ai servizi segreti, ora ministro dell’Interno, Marco Minniti. Anche per questo motivo la commissione sul tema della “radicalizzazione ed estremismo jihadista”, nonostante fosse stata istituita con una durata limitata a 120 giorni, proseguirà il suo lavoro per continuare a comprendere un fenomeno, il quale, per essere affrontato adeguatamente, richiede di essere capito e approfondito. Evitando l’equazione impropria tra migrazione e terrorismo, il Governo ha affermato che politiche migratorie sempre più efficaci, ed in grado di coniugare attività umanitaria e accoglienza, debbano ancor di più legarsi a politiche di rigore e di efficacia per quanto riguarda i rimpatri. Anche per questo Minniti proporrà a breve una revisione dei vari centri di identificazione ed espulsione (CIE) con strutture più piccole e distribuite sul territorio, con governance trasparente e un potere esterno rispetto alle condizioni di vita all’interno. Nel caso di rimpatri, prima di ogni eventuale espulsione, oggi è fondamentale un accordo con il paese che deve riprendere la persona espulsa, in questo modo in Italia negli ultimi due anni 133 persone sono state espulse a seguito di indagini per terrorismo. Un buon risultato, ma migliorabile, e per questo bisognerebbe intensificare la collaborazione tra il nostro paese e gli stati vicini (il 16 gennaio ci sarà una riunione a Tunisi proprio su questo tema con un gruppo di forze di polizia miste di entrambi i paesi). Al di là delle varie soluzioni nazionali è comunque su scala europea che si svolge questa importante partita ed è per questo fondamentale una cooperazione internazionale tra governi e grandi provider, con la massima attenzione possibile rivolta alla protezione della costa e ai confini nazionali.

È doveroso non sottovalutare il fenomeno in nessuna delle sue accezioni, ricordando però, che clandestino e criminale non sono sinonimi. Clandestini sono tutti gli immigrati senza regolare permesso di soggiorno, nella stragrande maggioranza dei casi, profughi, tra cui donne e bambini, che affrontano il mare e mettono in conto la perdita della loro vita pur di sfuggire a guerre e fame. Come ovvio nel mucchio si possono trovare anche delle mele marce, è proprio in questi casi che non deve calare l’attenzione ma che dobbiamo trovarci ancora più pronti ad affrontare il difficile fenomeno.

Generale Gianfranco Milillo

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Wed, 18 Jan 2017 20:13:09 +0000 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/504/il-fenomeno-della-radicalizzazione-jihadista-in-italia---di-generale-gianfranco-milillo generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo)
Sanitansamble, come contrastare la criminalità attraverso musica e cultura - di Generale Gianfranco Milillo https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/503/sanitansamble-come-contrastare-la-criminalita-attraverso-musica-e-cultura---di-generale-gianfranco-milillo

Come ho già scritto più volte in questi miei spazi la speranza più grande per giungere un giorno a sconfiggere definitivamente la criminalità organizzata è quella di investire sulle giovani generazioni creando percorsi di educazione alla legalità che favoriscano la crescita personale e sociale di ogni bambino. In questo obiettivo si inserisce pienamente il progetto “L’altra Napoli Onlus”. Questa è una associazione (che ha come simbolo un vulcano che sorge da un globo) creata nel 2005 da molti napoletani residenti altrove, ma non rassegnati al declino della loro città e dal loro impegno sono nate molteplici iniziative per il recupero delle ricchezze artistiche ed architettoniche di Napoli, il che ha creato anche numerosi posti di lavoro. Dal 2006 l’attività di questa Onlus è stata inserita nel progetto della Clinton Global Initiative (fondazione creata da Bill e Hillary Clinton). Uno dei progetti più significativi è, certamente, quello che ha avuto inizio nel 2008 per l’entusiasmo di Padre Antonio Loffredo, parroco della Basilica di Santa Maria alla Sanità e cioè: “Sanitansamble” ossia la nascita di un percorso educativo e culturale che offra ai giovani la possibilità di ridisegnare il proprio futuro attraverso la musica. Il nome ricorda il Rione Sanità, questo si può considerare il vero simbolo delle contraddizioni di Napoli. Lì nacque Totò, De Filippo ci ambientò uno dei suoi lavori più significativi e molti registi ne hanno fatto lo sfondo per i loro film neorealisti. Il suo passato era stato glorioso: situato ai piedi della collina di Capodimonte era stato scelto come sede delle necropoli greco-romane e delle catacombe cristiane (tra cui quelle di San Gennaro e San Severo) e la natura dei luoghi ed i miracoli attribuiti ai martiri spiegano il nome Sanità (da salubritas). Era anche sede di palazzi nobiliari come palazzo Sanfelice e palazzo dello Spagnolo, ma durante l’età napoleonica venne tagliato fuori dal resto della città con la costruzione di Corso Napoleone che rese questa zona come una “periferia al centro della città”. Questo isolamento provocò il lento degrado del rione sia dal punto di vista architettonico e urbanistico, sia da quello economico, sociale ed umano con un alto tasso di disoccupazione, lì la criminalità attira i giovani proprio perché sembra offrire una facile via per uscire dalla precarietà e dalla miseria. Proprio per offrire una alternativa con modelli educativi capaci di ridare speranza ai giovani è nato il progetto: “Sanitansamble” nella convinzione che tutti i bambini e gli adolescenti (dovunque abbian avuto la sorte di nascere) abbiano diritto di crescere in un ambiente sicuro, sereno e ricco di stimoli e che la musica può rappresentare un importante elemento di formazione personale e collettiva.

Il progetto ha preso lo spunto da “El Sistema”, modello didattico con accesso gratuito per bambini e ragazzi ideato in Venezuela dal Maestro José Antonio Abreu che promuove la pratica collettiva musicale come mezzo di organizzazione e sviluppo della comunità in contesti sociali difficili. Il progetto ha salvato in Venezuela migliaia di bambini e ragazzi e l’Orchestra giovanile venezuelana è diventata una realtà internazionale che incanta il pubblico, come accaduto anche in Italia con un memorabile concerto alla Scala di Milano nel periodo dell’Expo. Così anche a Napoli il progetto ha dato frutti importanti, la pratica musicale nella forma di un’orchestra sinfonica si è rivelata uno strumento dall’alto valore pedagogico e culturale. I giovani musicisti ogni pomeriggio seguono lezioni di solfeggio individuali e partecipano alle prove orchestrali nella Basilica di San Severo fuori le mura (conosciuta come “San Severo alla Sanità”). L’associazione Sanitansamble, inoltre, aderisce al Sistema Orchestre e Cori giovanili ed infantili in Italia. Sono ormai più di 90 gli elementi che compongono il gruppo e si è formata una Orchestra Junior (dai 9 ai 13 anni), una Orchestra Senior (dai 14 ai 23 anni), ed una Orchestra sociale e popolare di giovani. Per questi ragazzi partecipare a questa attività ha significato moltissimo, uno di loro ha affermato: “la musica ti porta a cambiare in modo buono, ti rende più forte”. Anche le famiglie sono state coinvolte e questo ha creato una comunità diversa, inclusiva, armoniosa, solidale. L’orchestra ha partecipato a numerosi concerti in tutta Italia ed a numerose trasmissioni televisive, recentemente l’Orchestra Sanitansamble è stata invitata a “Stasera Casa Mika” e pochi giorni fa a “Uno mattina” dove sono stati presenti il Maestro Paolo Acunzo, il direttore esecutivo Ciro Nesci e il musicista Marco Badolati che hanno riferito i risultati positivi e straordinari dell’esperienza come la costanza e la partecipazione dei ragazzi alle lezioni, in un quartiere che registra tassi di abbandono scolastico paro al 30%, l’assenteismo è inferiore al 10% e nessun allievo ha interrotto il percorso formativo che potrà anche fornire uno sbocco lavorativo per il futuro.

Rivolgendosi ai giovani il Maestro Riccardo Muti ha affermato: “Siate orgogliosi di appartenere ad una capitale della musica. Lavorate con i vostri strumenti, percorrendo il cammino della scoperta musicale la bellezza e l’armonia vi guideranno nella vita”. Sanitansamble è la dimostrazione concreta che la formazione culturale dei giovani e la condivisione del sapere sono la via per crescere persone consapevoli ed il miglior antidoto all’illegalità, al degrado ed all’abbandono della civile convivenza. 

Generale Gianfranco Milillo

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Mon, 16 Jan 2017 18:13:31 +0000 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/503/sanitansamble-come-contrastare-la-criminalita-attraverso-musica-e-cultura---di-generale-gianfranco-milillo generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo)
Intelligence e Polizia Postale e delle Comunicazioni contro il cyberterrorismo. https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/502/intelligence-e-polizia-postale-e-delle-comunicazioni-contro-il-cyberterrorismo

Il bilancio del 2016 ci conferma che, sul fronte della lotta al terrorismo informatico e al contrasto dei fenomeni di eversione, sia a livello nazionale sia internazionale, la Polizia Postale e delle Comunicazioni, insieme all’importante lavoro dell’Intelligence, sta portando buoni risultati grazie all’utilizzo di strumenti informatici e di comunicazione telematica. In quest’anno la Polizia Postale, infatti, è stata chiamata a far fronte a nuove sfide investigative sulle macro-aree di competenza, in particolare negli ambiti della prevenzione e contrasto alla pedopornografia online, alla protezione delle infrastrutture critiche di rilevanza nazionale, del financial cybercrime e di quelle relative alle minacce eversivo-terroristiche riconducibili a forme di fondamentalismo religioso di matrice islamista, anche nel contesto internazionale. Con legge riforma dell’Amministrazione della Pubblica Sicurezza, a causa della rapida diffusione dell’uso di Internet e dei vari punti di debolezza che la Rete stessa porta con sé, inizia questa lotta, quindi, a garanzia dei valori costituzionali della segretezza della corrispondenza e della libertà di ogni forma di comunicazione. Obiettivo principale dell’ente è il continuo aggiornamento delle proprie conoscenze informatiche per fornire un'adeguata risposta alle sempre nuove frontiere tecnologiche della delinquenza. Con il boom di utenti online degli ultimi anni di conseguenza anche i reati sono cresciuti esponenzialmente. I dati resi pubblici in questi primi giorni del 2017 ci dicono, infatti, che, grazie al controllo approfondito di 412.447 spazi web, sono stati oscurati più di 500 contenuti web oltre a 13 profili Facebook e Twitter per prevenire possibili attacchi di cyberterrorismo. L’attività di monitoraggio delle principali piattaforme social condotta con l’ausilio di un mediatore di lingua araba ha consentito di segnalare all’Autorità giudiziaria numerosi profili che conducevano un’azione di aperto sostegno all’ISIS attraverso la pubblicazione di immagini e video inneggianti alla Jiihad. Questo lavoro ha portato, inoltre, all’arresto di due persone e alla denuncia di altri otto individui legati ad attività illecite. Altri settori su cui lavora la Polizia Postale sono quelli legati al tema della pedopornografia e degli attacchi informatici perpetrati verso aziende ed enti. Nel primo caso sono state coordinate 576 indagini che hanno portato a 51 arresti e 449 denunce, nella maggior parte legate all’allarmante fenomeno dell'adescamento online dei minori in continua crescita, che ha registrato 313 casi trattati con l'arresto di 6 persone e la denuncia di altre 177. Riguardo la protezione delle infrastrutture più importanti di aziende ed enti, invece, in un anno in cui gli attacchi informatici sono aumentati moltissimo rispetto agli anni passati, la Polizia Postale ha gestito 831 attacchi nei confronti di servizi internet relativi a siti istituzionali e infrastrutture critiche informatizzate di interesse nazionale, gestendo oltre 5mila alert per vulnerabilità riscontrate su sistemi informatici/telematici o per minacce nei confronti degli stessi. Nell’anno del Giubileo inoltre il CNAIPIC (Centro nazionale anticrimine per la protezione delle infrastrutture critiche)  si è focalizzato specialmente su questo grande evento creando un dispositivo dedicato alla prevenzione di eventi cyber critici, o di veri e propri attacchi informatici in danno di infrastrutture informatizzate impegnate per l'evento in questione. Con la conclusione del Giubileo possiamo essere sicuri che il lavoro svolto sia stato ottimo dal momento che ogni possibile attacco è stato scongiurato.

«Considerato che il trend delle truffe e delle frodi informatiche è in aumento, parallelamente all’aumento dell’uso delle nuove tecnologie, analoghe attività di prevenzione saranno riproposte nel 2017, allo scopo di far conoscere a quanti più cittadini possibili le modalità di azione dei truffatori informatici e le tecniche per evitare di cadere nelle loro trappole, sempre più raffinate» questa la dichiarazione di Alessandra Belardini, dirigente del Compartimento. Nel 2016 sono state presentate, sinfatti, da parte di cittadini ed aziende: 385 denunce truffe perpetrate con i mezzi informatici e 473 denunce di frodi informatiche, che hanno portato a deferire 46 soggetti all’autorità giudiziaria. In materia di contrasto al phishing o alla clonazione di carte di credito e/o debito, perpetrate con il furto di identità digitali e al furto di ingenti somme da conti correnti di società o risparmiatori, sono state eseguite operazioni di particolare interesse anche a livello nazionale. Nel campo del financial cybercrime lo scambio immediato di informazioni attraverso la piattaforma OF2CEN (On line Fraud Cyber Centre and Expert Network) per l’analisi e il contrasto avanzato delle frodi del settore, ha consentito alla Polizia Postale e delle Comunicazioni di bloccare le transazioni in frode per un importo di 2.889.310,00 euro e di recuperarne 568.350 euro. La Rete è diventata terra (virtuale) di nessuno, dove pullulano ladri, truffatori, terroristi, disinformatori, pedofili, pirati e criminali di ogni tipo, quindi il lavoro di prevenzione di enti come la Polizia Postale e delle Comunicazioni sono fondamentali per ogni cittadino che voglia vivere internet in maniera serena e sentirsi comunque protetto anche fuori dalla propria casa sapendo che esiste qualcuno che controlla il web per prevenire non solo attacchi su internet, ma anche crimini reali. I reati online di ogni tipo, infatti, possono minare la sicurezza di intere nazioni (come abbiamo visto nelle settimane passate riguardo l’esito delle elezioni americane e le accuse di Obama agli hacker russi colpevoli di aver condizionato l’esito del risultato finale), la prevenzione, quindi, ed il controllo sono fondamentali ad ogni livello.

Generale Gianfranco Milillo

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Thu, 12 Jan 2017 16:51:13 +0000 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/502/intelligence-e-polizia-postale-e-delle-comunicazioni-contro-il-cyberterrorismo generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo)
Tra tradizione e spettacolo va in scena il Carosello Storico dei Carabinieri - Generale Gianfranco Milillo https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/501/tra-tradizione-e-spettacolo-va-in-scena-il-carosello-storico-dei-carabinieri---generale-gianfranco-milillo

Il carosello storico dell’Arma dei Carabinieri è un magnifico spettacolo di coordinazione ed eleganza dato dai Carabinieri a cavallo e che si conclude con la ricostruzione della carica di Pastrengo del 1848. “Carosello” è un termine che deriva dagli antichi tornei che si disputavano in Europa nel mondo feudale specialmente dopo il ritorno dei combattenti dalle crociate. Numerosi ed importanti furono i tornei disputati nel corso dei secoli, ma uno che prelude gli attuali caroselli si può considerare quello del 22 Aprile 1842 nella piazza S.Carlo di Torino in cui quattro squadre di cavalieri compirono tante e perfette evoluzioni da suscitare l’emozione degli astanti. Ma il vero antenato dell’attuale carosello storico fu quello che si svolse il 3 Maggio a Piazza di Siena a Roma (in quella che è diventata, in seguito, la sede annuale del Carosello) in occasione delle nozze tra Tommaso di Savoia ed Isabella di Baviera. Il primo vero e proprio Carosello storico, però, fu quello svoltosi a Roma il 9 Luglio 1933 ed ebbe protagonisti le unità a cavallo dei carabinieri che indossavano le divise storiche dell’arma, come quella del 1833 e quella dei carabinieri di Sardegna del 1853, seguite da quelle usate ed indossate nei momenti più significativi della storia dell’Arma, da quelle usate in Crimea nel 1854 a quelle usate in Libia e nella prima guerra mondiale. Anche se ora non si usano più le divise antiche ma l’uniforme storica, il Carosello è sempre definito “storico” perché gli esercizi con le loro figurazioni ripropongono i movimenti di truppe in combattimento e lo spettacolo raggiunge il suo punto più alto nel ricordo della carica di Pastrengo come già ricordato. Quello fu l’episodio più esaltante per lo squadrone reale dei carabinieri che formavano la guardia del Re Carlo Alberto e il 30 Aprile 1848, nel corso della prima guerra d’indipendenza, non solo gli salvarono la vita, ma con l’impeto del loro attacco improvviso spinsero il resto delle truppe in una carica che fece indietreggiare gli austriaci, provocando in quell’occasione la vittoria delle truppe sabaude. Ancora oggi la carica a cavallo suscita sempre l’entusiasmo incondizionato degli spettatori. Questa manifestazione è tanto apprezzata da essere stata richiesta, nel corso degli anni, in altre nazioni in occasioni particolari, come, ad esempio nel Giugno 1953 quando uno Squadrone di Carabinieri partecipò a Parigi al grande Carosello della Cavalleria mondiale suscitando l’unanime apprezzamento da parte dei cronisti. In particolare “Le Figarò” si espresse così: “Uno spettacolo veramente grandioso, che ha colpito la fierezza di tutti gli italiani presenti, è stato il brillante comportamento dello squadrone dei Carabinieri che hanno meritato applausi a scena aperta per la sincronia dei movimenti e la fantasia delle evoluzioni”.

I Carabinieri furono invitati, in seguito, a Bruxelles nel 1958 per l’Esposizione Universale e a Francoforte sul Meno nel 1972 per il concorso ippico internazionale. Il carosello è stato eseguito anche in molte città italiane e per l’arrivo di personalità straniere. Tra i più entusiasti si è mostrata la Regina Elisabetta d’Inghilterra che, nel 1980, al termine dello spettacolo volle scendere addirittura al bordo del campo per complimentarsi personalmente con il comandante dei due squadroni ed in seguito richiese la loro presenza a Londra nel corso dei festeggiamenti per il suo 60esimo anniversario di regno. Protagonista di questo affascinante spettacolo è il 4° Reggimento Carabinieri a Cavallo che è l’unico appartenente alle forze armate interamente formato da cavalieri. I carabinieri si sono sempre distinti sia nella storia, sia nello sport equestre che ha dato all’Italia campioni come i fratelli D’Inzeo, e questo Reggimento è l’erede di quelle gloriose tradizioni. Svolge, comunque, anche attività istituzionali per la tutela e la sicurezza pubblica, viene impiegato nelle aree verdi e nelle zone archeologiche ed anche in servizi di rappresentanza e d’onore. Il suo gruppo Squadroni, inoltre, è il protagonista del celebre Carosello Storico la cui componente fondamentale è la quadriglia. I cavalli sono addestrati a compiere le loro manovre come fossero un solo cavallo con un coordinamento perfetto e questo richiede un continuo esercizio che ha portato ad eseguire figure sempre più complesse ed articolate. A rendere ancora più bello lo spettacolo contribuisce la fanfara che è il più antico reparto musicale dell’Arma dei Carabinieri. Questa è l’erede dei musicanti che accompagnavano le truppe in battaglia, poiché era difficile diffondere gli ordini a voce era fondamentale il suono delle trombe per comunicare gli ordini ai soldati. Da loro derivò la Fanfara, e a questo riguardo già il 25 Agosto 1884 venne pubblicata nel Giornale Militare Ufficiale la complessa normativa che regolava anche l’accordatura degli strumenti da usare nella Fanfara della Legione Allievi Carabinieri, in seguito denominata “Musica” fino a quando, nel 1910, assunse ufficialmente la denominazione di “Banda della Legione Allievi Carabinieri Reali”. Nel 1963 l’originale drappello di trombettieri fu trasformato in Fanfara reggimentale e, da allora, la loro presenza rende ancora più coreografico il Carosello, in quanto il loro pennacchio bianco e rosso crea un contrasto cromatico con quello rosso e blu degli Squadroni. La Fanfara viene spesso invitata a tenere concerti indipendentemente dal Carosello, ma, certamente, insieme Fanfara e Squadroni con il Carosello Storico costituiscono il fiore all’occhiello dell’Arma tutta.

Generale Gianfranco Milillo

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Wed, 11 Jan 2017 20:12:52 +0000 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/501/tra-tradizione-e-spettacolo-va-in-scena-il-carosello-storico-dei-carabinieri---generale-gianfranco-milillo generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo)
Pompei: riapre la Casa dei Vetii ed è subito boom di visitatori - di Generale Gianfranco Milillo https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/500/pompei-riapre-la-casa-dei-vetii-ed-e-subito-boom-di-visitatori---di-generale-gianfranco-milillo

Per il secondo anno consecutivo poco prima del Natale nel sito archeologico di Pompei sono stati restituiti alla fruizione ed all’ammirazione del pubblico importanti aree dopo i restauri effettuati e la messa in sicurezza dal rischio idrogeologico di circa 50.000 metri quadri tra il centro e il confine settentrionale dell’antica città. Così, grazie agli ingenti investimenti del “Grande Progetto Pompei”, dopo gli scandali di alcuni anni fa, che avevano offuscato la fama di questo unicum archeologico, si è verificata una vera e propria rinascita dell’area come dimostrano i più di 3.600.000 visitatori che durante questo 2016 hanno ammirato i resti della città restituita alla nostra vista. Il 7-12-’16 alla presenza di Gentiloni e del ministro Franceschini, dopo ben quindici anni, ha riaperto la casa dei Vettii, una tra le più ricche e famose posta sotto la protezione di Priapo. I lavori effettuati nella casa hanno interessato l’ingresso, l’atrio ed i cubicola circostanti, il triclinio con gli splendidi affreschi mitologici tra i quali quello che raffigura Arianna abbandonata in Nasso da Teseo. La ricchezza dei proprietari è testimoniata dalle casseforti bronzee (dall’anima in legno rivestita da lastre di bronzo decorate con una serratura con un complesso meccanismo). Ognuna di esse pesa 150 chili ed ora una è tornata ad essere posta nell’atrio. I lavori effettuati hanno permesso di aprire al pubblico anche un piccolo Lupanare con affreschi erotici e la maestosa casa di Obellio Firmo che si affaccia sul decumano di via Nola. È questa una tra le più grandi dimore pompeiane. La casa presenta due ingressi, quello principale con un atrio a 4 colonne in tufo alte 7,20 metri ed un atrio secondario con sedili in muratura per accogliere i clientes probabilmente numerosi, forse a questi appartenevano i cinque scheletri rinvenuti. Anche in questa casa si trova nell’atrio una cassaforte in bronzo e ferro. Nella domus sono presenti anche delle piccole terme. Una seconda casa riaperta è quella di Marco Lucrezio Frontone, uomo politico, come si intuisce dalle iscrizioni elettorali rinvenute. Non è estesissima, solo 460 m2 ma è particolarmente raffinata. Nell’atrio si trovano eleganti decorazioni in affresco su fondo nero con quadretti che raffigurano immaginarie ville marittime. Il restauro ha riportato alla nostra vista gli affreschi del triclinio tra cui uno che raffigura  l’uccisione di Neottolemo da parte di Oreste. Nella parte adibita ai servizi sono evidenti i segni della trasformazione dell’edificio in panificio. Queste acquisizioni si aggiungono a quelle del Marzo 2016 e del Dicembre 2015 con l’apertura di importanti domus come la Casa di Giulia Felice, quelle di Ottavio Quartione, Marco Lucrezio, la cosiddetta del Frutteto e quella di Venere in conchiglia che, però, vengono aperte a rotazione per salvaguardarne l’integrità. Altri edifici aperti al pubblico sono stati la Fullonica di Stephanus, interessante anche per la comprensione dei metodi di tiratura delle stoffe. Nella fullonica sono presenti vasche in muratura per il risciacquo dei tessuti alimentate da un flusso di acqua costante, bacini di pietra per la tintura, il lavaggio e la smacchiatura (che avveniva per mezzo di argilla ed urina). Al piano soprastante si trovano terrazze per l’asciugatura e la stiratura dei tessuti. Un’altra domus grandiosa è quella di Giulia Felice, una villa, definita così per l’ampio giardino-orto, arricchita da un impianto termale. Dopo il terremoto del 62 d.C., che aveva causato una penuria di alloggi, la proprietaria decise di affittare parte della sua casa. Il relativo annuncio, che chiedeva persone “perbene” come inquilini è esposto al museo archeologico di Napoli. La casa di Paquius Proculus (un ricco fornaio, candidato alle cariche pubbliche) mostra mosaici ed un peristilio con pareti decorate con soggetti nilotici secondo la moda egizianeggiante dell’epoca. Interessanti anche le case del Sacerdos Amandus, la casa di Fabius Amandus, rappresentante del ceto medio, la casa dell’Efebo, ricca dimora di mercanti con lussuose decorazioni su pareti e pavimenti. Particolarmente interessante è la Domus della Venere in conchiglia dove su una parete splende la pittura della dea sul mare con a lato la statua di Marte. Questo affresco ritrae la bellezza della dea sorgente dal mare sorretta da una conchiglia anticipando di secoli la pittura di Botticelli. Vediamo, pertanto, con soddisfazione e con orgoglio rinascere e rivivere questa antica città che un disastro naturale ha distrutto, ma insieme protetto, perché noi potessimo riscoprirla. A noi ed alle generazioni future il compito di proteggerla e mantenerla.

Generale Gianfranco Milillo

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Mon, 9 Jan 2017 18:24:37 +0000 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/500/pompei-riapre-la-casa-dei-vetii-ed-e-subito-boom-di-visitatori---di-generale-gianfranco-milillo generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo)
Conoscere per contrastare: alla Camera si parla di storie di mafie e rinascite - di Generale Gianfranco Milillo https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/498/conoscere-per-contrastare-alla-camera-si-parla-di-storie-di-mafie-e-rinascite---di-generale-gianfranco-milillo

Tutto parte dalla domanda “che cos’è la mafia oggi?”, la domanda chiave su cui si concentra l’attenzione dello scrittore veneto Francesco Trotta nel suo libro di esordio dal titolo “Confiscateli. Storie di mafie e rinascite” presentato il 15 Dicembre alla Camera dei Deputati.

Oggi di mafia se ne parla molto ed in molte accezioni differenti: da organizzazione criminale ad industria del potere, da imprenditrice globale a subcultura radicata nel territorio. Quella che rimane è, comunque, un’immagine aleatoria e difficilmente definibile su questo importante fenomeno. Il libro parte, quindi, da un meticoloso lavoro di ricerca ed affronta temi delicati e di cui parlare non è mai semplice: la mafia e di conseguenza l’antimafia, quest’ultima oggetto oggi di interesse proprio da parte delle associazioni mafiose, in particolare modo per quanto riguarda la gestione dei beni confiscati. Tra le tematiche che necessitano di essere raccontate e conosciute si parla nel testo del concetto di onore e della rappresentanza sociale del crimine organizzato. Conoscere per contrastare, quindi, è questo l’obiettivo desiderato dal trentenne trevigiano che ci racconta di come la mafia si sia spostata negli anni dal sud al nord Italia, diventando una mafia dai colletti bianchi, ancora più difficile da contrastare perché non fa rumore e lavora dietro al palcoscenico più grande che è quello delle istituzioni e dell’economia del paese. La mafia è un sistema di potere che coinvolge l’intero territorio italiano, che non subisce la legge ma la impone ed ha come obiettivo l’acquisizione di appalti e concessioni pubbliche essendo ormai diventata un fenomeno delle classi dirigenti a tutti livelli. La tesi discussa nel libro ci racconta anche “un’antimafia” diversa da come ce la aspetteremmo a causa di personaggi poco limpidi che si sono infiltrati dalle cooperative alle associazioni, dai fondi pubblici ai beni confiscati e con interessi non sempre legali. La partita per sconfiggere le mafie parte anche dai tanti beni confiscati sul territorio italiano, i quali, proprio perché fanno gola a molti, non sono facili da gestire in completa trasparenza. E proprio per fare chiarezza su questo punto lo scrittore ha dato voce a chi ogni giorno si impegna a contrastare il crimine, senza bisogno di avere il bollino dell’antimafia.

"La mancata approvazione della riforma del Codice Antimafia - ha detto lo scrittore Franco La Torre, intervenuto alla presentazione del libro di Trotta, - che tutti giudicano importante, ma il cui esame in Senato viene continuamente rinviato, denuncia i limiti di chi ha responsabilità politiche. La battaglia contro la mafia è culturale ma è anche politica: la classe politica non può delegare a magistratura e forze dell'ordine, deve assumersi le proprie responsabilità".

L’autore, laureato in Storia Contemporanea con un master in Criminologia critica e specializzato in Criminologia applicata, ha lanciato, inoltre, la start-up “Cosa Vostra” che segue i temi delle lotte alle mafie, dell'ambiente e dei diritti umani. L'associazione collabora anche con l'Università Ca' Foscari di Venezia al fine di creare un sistema di monitoraggio per la situazione dei beni sequestrati. " La start-up è anche una possibilità di piano di lavoro per i giovani. Lo scopo è trasformare l'impegno per sconfiggere l'economia criminale” ha affermato Trotta durante la presentazione del suo libro. 

Generale Gianfranco Milillo

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Wed, 28 Dec 2016 19:42:45 +0000 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/498/conoscere-per-contrastare-alla-camera-si-parla-di-storie-di-mafie-e-rinascite---di-generale-gianfranco-milillo generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo)
Natale blindato: si alzano i livelli di sicurezza antiterrorismo in tutta Europa. https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/499/natale-blindato-si-alzano-i-livelli-di-sicurezza-antiterrorismo-in-tutta-europa

A seguito della strage al mercato natalizio a Berlino, tutta l’Europa, oltre ad unirsi alla condanna del vile atto di terrorismo che ha portato morte e paura ancora una volta nel cuore dell’Europa, si appresta a vivere il Natale con uno spirito diverso. Si innalzano così i livelli di sicurezza in tutti i paesi membri con particolare attenzione all’aumento dei controlli nelle aree affollate. Il Viminale ha, infatti, imposto a tutti i prefetti e questori di “rafforzare i controlli nelle aree di maggiore afflusso di persone in occasione dello svolgimento di eventi o cerimonie previste per le prossime festività natalizie nonché verso luoghi che notoriamente registrano particolare afflusso di visitatori”.

Cosa porta questo ulteriore rafforzamento dei livelli di sicurezza sul territorio italiano a causa dei nuovi rischi derivanti dalla situazione del quadro internazionale? Attenzione in primis ai mercatini di Natale di Bolzano, Merano e Bressanone con un incremento delle unità di polizia disponibili sul territorio, in particolare le UOPI, unità operative di primo intervento, formate su base volontaria con personale specializzato selezionato tra medici ed esperti nel NOCS. Vi sono poi agenti che si muovono per le strade con mezzi blindati e alti livelli di protezione antiproiettile e anti esplosione affiancati, nei giorni di maggior flusso di visitatori, dai Reparti repressione crimine provenienti da Milano e Padova. In campo, inoltre, sia nuclei artificieri, sia anti sabotaggio, sia tiratori scelti. Fondamentale, inoltre, un aumento dei controlli alle frontiere con più pattuglie e controlli maggiori a chi entra in Italia. Sorvegliata speciale in questi giorni sarà proprio la capitale Roma: sotto osservazione centri commerciali, vie dello shopping, luoghi della movida e sedi istituzionali. Rimane, quindi, per la capitale attivo quel piano specifico varato per il Giubileo anche a conclusione dello stesso per non far calare l’attenzione in questo periodo natalizio. Come accaduto per via della Conciliazione per il Giubileo, si sta quindi ragionando sulla pedonalizzazione di zone di grande flusso, anche con l'uso di pilomat, dissuasori e barriere che impediscano il passaggio di veicoli con particolare attenzione ai controlli ai varchi di accesso presidiati dalle forze dell’ordine. Dal Viminale giunge anche la direttiva di “adeguare le misure di sicurezza passive, prevedendo la possibilità di utilizzare anche dissuasori, barriere new jersey e transenne, e valutare – nel caso non fosse possibile garantire la massima sicurezza – che alcune manifestazioni possano essere vietate o spostate in altro luogo”.

Dopo i terribili fatti di Berlino ed Ankara anche gli altri paesi dell’Unione hanno deciso di rivedere i propri piani di sicurezza, specie contro la minaccia di un eventuale camion lanciato ad alta velocità contro la folla: la car-jihad, teorizzata dal portavoce dell'Isis Al Adnani nel 2014. In alcune città inglesi, come Norfolk, Manchester e Birmingham, i mercatini natalizi erano già stati messi in sicurezza con piloni di cemento alle entrate (proprio per evitare gli attacchi in stile Nizza e Berlino) e con pattuglie di membri dell’esercito a sorvegliare. Il messaggio lanciato da tutti i capi di Stato è che la sicurezza è garantita da tante unità antiterrorismo, inclusi militari in borghese, presenti sul territorio, nonostante questo l’invito a tutti i cittadini è di rimanere “prudenti” evitando però di vivere in un clima di paura. 

Generale Gianfranco Milillo

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Fri, 23 Dec 2016 19:17:04 +0000 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/499/natale-blindato-si-alzano-i-livelli-di-sicurezza-antiterrorismo-in-tutta-europa generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo)
La mostra fotografica itinerante su Falcone e Borsellino continua il suo tour - di Generale Gianfranco Milillo https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/497/la-mostra-fotografica-itinerante-su-falcone-e-borsellino-continua-il-suo-tour---di-generale-gianfranco-milillo

Chi si troverà a Bologna dal 13 al 15 dicembre avrà l’occasione di vivere l’iniziativa itinerante promossa da ANSA con il contributo del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca presso l’Istituto “Crescenzi-Pacinotti” in Via Saragozza 9. La mostra dal titolo “L’eredità di Falcone e Borsellino” ripercorre, attraverso circa 150 foto e 26 diversi pannelli, la storia dei due magistrati siciliani fino ai tragici epiloghi consumati con le stragi di Capaci e di Via d’Amelio del 1992. Allestita per la prima volta a Palermo nel 2012, per la celebrazione dei vent’anni dai tragici attentati nei quali persero la vita Falcone e Borsellino, la mostra è rivolta agli studenti con l’obiettivo di sensibilizzare le nuove generazioni su quanto accaduto negli  anni ’90 ed in particolare sull’importante ruolo svolto da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino in questa lotta senza esclusione di colpi contro la mafia: dalla loro adolescenza a Palermo, all’ingresso nella magistratura, alla nascita del Pool antimafia, fino al maxiprocesso e alle stragi del ’92. Ad ogni tappa di questa mostra itinerante organizzata nelle scuole italiane, accanto alla proiezione di un documentario che racconta la vita dei due magistrati uccisi dalla mafia, c’è la partecipazione ogni volta di personaggi legati ai due magistrati o alla cultura della legalità in generale, in quest’occasione interverrà Giuseppe Costanza, autista di Falcone sopravvissuto alla strage di Capaci.

Il ruolo della scuola è fondamentale per mantenere vivo il ricordo e l’impegno dei due magistrati, nonché per ricordare l’importanza del rispetto delle regole in quanto fonte di benessere per la collettività, vivendo la vita di tutti i giorni avendo a cuore il bene comune. Importante è ricordare i due magistrati non solo per la tragica morte, ma per quello che hanno fatto per decenni come magistrati nella lotta a Cosa Nostra lasciandoci insegnamenti e sentenze che ci consentono di vivere il nostro futuro con più speranza verso un cambiamento positivo in cui la mafia e le mafie possono essere sconfitte. La cultura della legalità è lo strumento principale nell’opera di prevenzione al rischio di infiltrazione della criminalità organizzata. Quando si torna a donare dignità alla persona si guadagna un’arma fondamentale per far indietreggiare quella che viene definita “una marea nera”. Questa mostra ci dà l’opportunità di trasmettere ai ragazzi gli ideali per cui Falcone e Borsellino si sono spesi: un’eredità importante perché ci fa capire che la mafia va combattuta ogni giorno, contrastando la corruzione, l’illegalità e la mancanza di trasparenza. Sono i giovani i principali attori di un possibile cambiamento che può avvenire solo non abbassando la guardia a prestando massima attenzione alla realtà che ci circonda.

La mostra proseguirà in tutti i capoluoghi di regione fino ad arrivare dove era iniziata nel 2012 ossia a Palermo in data del 23 maggio 2017, giorno in cui cade il venticinquesimo anniversario della strage di Capaci. L’ANSA, in collaborazione con il MIUR, ha inoltre realizzato un libro fotografico che raccoglie le immagini, le notizie di agenzia e altri testi della mostra così da poter utilizzare il libro per usi istituzionali per far comprendere come i fatti avvenuti abbiano riguardato e riguardino la storia dell’intero Paese e di ognuno di noi.

Generale Gianfranco Milillo

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Thu, 22 Dec 2016 19:17:10 +0000 https://www.generalegianfrancomilillo.it/mc/497/la-mostra-fotografica-itinerante-su-falcone-e-borsellino-continua-il-suo-tour---di-generale-gianfranco-milillo generalegianfrancomilillo@gmail.com (Generale Gianfranco Milillo)