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Gentile Direttore Citta Nuove Corleone

Gentile Direttore Citta Nuove Corleone
avendo avuto modo, solo ora, di leggere sul quotidiano “ La Sicilia “ di domenica 8 settembre l’intervista a Lei rilasciata dal Figlio “ segreto “  di Mangano, Sig. Angelo Mangano jr, figlio del Questore Angelo Mangano “ lo sceriffo col pizzo “  nonché il Suo articolo Quando Corleone era Tombstone. Il prefetto Ravalli: alla rischiosa operazione hanno contribuito Questura e CC, mi vorrei avvalere della Sua proverbiale disponibilità affinché possa – tramite la stessa testata e senza polemica alcuna – precisare che lo stesso Prefetto dovette inviare un secondo rapporto al Ministro dell’Interno in data 1 giugno 1965 nel quale scriveva “ …… anzitutto, che le prime notizie circa la imminente cattura di Leggio gli erano state fornite proprio subito dopo il suo arrivo a Palermo, dai comandanti dei Gruppi  Interno ed Esterno dei Carabinieri   ( che era Milillo ) ”. Poi aggiungeva – in sostanza smentendo quanto aveva riferito precedentemente al Ministro dell’Interno – “che alla cattura del Leggio avevano contribuito efficacemente con pari impegno tutti gli organi di Polizia sopracitati, anche se una certa preminenza, specie nella fase preparatoria, doveva essere riconosciuta all’Arma “. Il Prefetto precisava inoltre che il rapporto al Ministro, “pur essendo stato firmato da me, era stato predisposto dalla Questura “ spiegando così le ragioni per le quali in primo tempo aveva avallato la tesi secondo cui era stato il funzionario di polizia ad avere avuto un ruolo preponderante nella cattura di Leggio “ (  Commissione Parlamentare Antimafia ).
A seguito della brillante operazione congiunta Carabinieri - Pubblica Sicurezza, veniva inviata la seguente segnalazione alle autorità nazionali:
“Ore 21,45 quattordici corrente– si legge, infatti, nel telegramma inviato all’1,32 del 15 maggio 1964 dalla Caserma Carini di Palermo, sede del Comando Gruppo Esterno  Carabinieri di Palermo – in Corleone (Palermo), in abitazione privata, seguito complesso lavoro investigativo condotto dai militari dei Gruppi esterno, interno e Nucleo Polizia giudiziaria Palermo et da Commissariato P. S. Corleone et Squadra mobile Questura, veniva catturato famigerato bandito Luciano Leggio anni 39 da Corleone”  e poco dopo fu tenuta una conferenza stampa, dove mio padre ( Milillo ) mostra la pistola che il Liggio gli ha consegnato. Il giorno successivo il dr. Mangano convoca in Questura una seconda conferenza stampa per “attribuirsi la paternità dell’operazione“ dichiarando tra l’altro che il Milillo «era rimasto a debita distanza, forse in attesa di sentire crepitare l’arma micidiale del bandito» lasciando intendere, in modo calunnioso, che il Milillo si era defilato per vigliaccheria.
Infine, sempre leggendo gli atti della Commissione Parlamentare Antimafia “in cui si richiamano i     sospetti “, come formulati dal relatore, è lo stesso relatore - e non mio padre -  a esprimersi circa il ruolo ricoperto dal Mangano, “inviato in Sicilia, non per catturare Leggio ma per assicurarne la latitanza, o quanto meno per ritardarne la cattura “.
Continuo, quindi, a non comprendere perché prima di propinare, agli ignari suoi fedeli lettori, madornali     e calunniose inesattezze non si documenta, anzitempo, meglio e/o mi coinvolga, tenuto conto che ci sono gli strumenti per fare notizia veritiera e non disinformazione. Forse v’è qualche interesse affinché la verità storica venga offuscata e falsata? Cui prodest?
Nei miei precedenti interventi mi sono reso sempre disponibile ad incontrare Lei ed altri per rileggere quegli eventi e consegnare ai posteri la verità. 
Tra l’altro, se il dr. Attilio Bolzoni, coautore del romanzato “ Il capo dei capi “, inviato all’epoca della cattura di Liggio in Sicilia quale corrispondente , invece di attingere notizie, artatamente manipolate, da riviste non supportate da archivi e pseudo consulenze non qualificate che infestano, come un virus che inquina la verità, l’informazione, si fosse riletto il suo articolo su La Repubblica del 1987 alla sezione cronaca dove scriveva testualmente: " Capo o non capo di Cosa Nostra, Luciano Liggio resta sempre un personaggio unico nel panorama mafioso, un boss che è riuscito perfino a far litigare pubblicamente ufficiali e alti funzionari dello Stato. Era il 14 maggio del 1964 e Luciano Liggio fu arrestato a Corleone nell'abitazione delle sorelle Sorisi. L'allora commissario Angelo Mangano e il Colonnello dei Carabinieri Ignazio Milillo litigarono furiosamente per mesi contendendosi la paternità della cattura del grande boss. Fu Luciano Liggio, in aula, a dire la verità: mi arrestarono i Carabinieri.- Attilio Bolzoni ". Circostanza confermata, tra l'altro, sempre dallo stesso boss corleonese in una memorabile intervista Televisiva della RAI rilasciata ad Enzo Biagi in cui ricordava la cattura ad opera del Col. Milillo. Lei dovrebbe esserne in possesso e quindi potrebbe facilmente visionare, all’occorrenza, per rinverdirLe la memoria. 
E sempre lo steso dr. Attilio Bolzoni, come corrispondente, in occasione del processo Liggio, riportava          la dichiarazione del Liggio resa in tribunale: “mi ha catturato Milillo e non Mangano “
L’età fa brutti scherzi alla memoria anche ai giornalisti-romanzieri di spessore che si rimangiano ciò che hanno scritto dopo avere udito.
Giornalisti dello spessore di Attilio Bolzoni, Aurelio Bruno, Tony Zermo, Pippo Zara, Lei ed altri ancora, che operano nel campo della comunicazione, non solo devono informare ma devono informare correttamente, senza alterare la verità. 
Per concludere, per quanto riguarda la querela per diffamazione nei confronti del prof. Enzo Guidotto, presidente dell’osservatorio veneto sul fenomeno mafioso, e mia, quale figlio di Ignazio Milillo, presentata da Angelo Mangano Jr. per avere definito il padre un «millantatore»  va detto che l’On. Macaluso,  membro della Commissione Parlamentare Antimafia,  riprendendo il discorso affrontato dal Sen. Pisanò anche in riferimento a “ mezze verità “  espresse da Mangano affermava:
 “Ora delle due l’una: o Mangano è un “ millantatore “ e un cialtrone o è uno che sa e ha taciuto, ingannando la giustizia. Nell’uno o nell’altro, perché Taviani non l’ha né licenziato né fatto incriminare?“; e l’On. Pio La Torre a proposito dell’arresto di Leggio:…. “Mangano tenta di attribuirsi il merito della operazione provocando tra l’altro una querela al colonnello Milillo…..Il Generale Milillo ha ritirato la querela dopo che il dr. Mangano, ponendo fine alle sue fanfaronate, ha dato atto che l’operazione che condusse all’arresto di Liggio fu promossa dai Carabinieri agli ordini di Milillo….”
Il Tribunale di Roma il 28 maggio 2010 archiviava la querela.
Una decisione che sicuramente, ed è più che comprensibile, ha lasciato con l’amaro in bocca al figlio Angelo Mangano Jr., che dice: «Non la condivido e sono convinto che la Commissione antimafia sia stata ingiusta con mio padre» ”.
Ritengo però che anche quest’ultima sentenza va letta con maggiore attenzione fermo restando che,  come ebbi a dirLe a suo tempo, sono sempre disponibile ad incontri chiarificatori e con chiunque.
Comprendo che taluni attori di questa vicenda, hanno dovuto  attestare, con tutti i mezzi a loro disposizione, anche facendo ricorso a testate di giornali amiche, una versione diversa da quella reale in quanto, avendo beneficiato di promozioni straordinarie di carriera, dovevano  giustificare i benefici ottenuti sia agli occhi dell’opinione pubblica ma soprattutto agli occhi di quei colleghi che si sono visti, ingiustamente,  scavalcare nella carriera.
Lei, peraltro, ha i miei recapiti telefonici e postali  quindi, quando avrà bisogno di me, mi consideri a Sua disposizione.
Effettivamente penso proprio che sia giunto il momento di scrivere un libro chiarificatore di quegli eventi e circostanze anche se, parlando di alcuni personaggi, alcuni giudizi già espressi e mai contestati, potranno         non essere graditi. 
 “ La verità non è un dogma “.