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Nascita e storia del Corpo dei Carabinieri

La sconfitta di Napoleone a Lipsia e la sua abdicazione provocarono in Europa il fenomeno chiamato “Restaurazione”. Anche il regno di Sardegna aveva subito l'occupazione francese, il Re, però, non era stato detronizzato ma relegato in Sardegna. Fu proprio Vittorio Emanuele I il primo regnante a tornare al suo trono appena un mese mezzo dopo l'abdicazione del Bonaparte. Il re tornò a Torino il 19 maggio 1914 accolto con grandi manifestazioni di giubilo. Lungo il suo percorso riapparvero alle finestre le bandiere sabaude riposte per ben 16 anni. Il servizio d'ordine venne però espletato da soldati austriaci perché nel regno non c'erano forze armate ma soltanto una guardia urbana con pochi uomini. Mancavano truppe per il mantenimento della sicurezza pubblica, esistevano soltanto il Corpo di cavalleria dei dragoni ed il Corpo militare di polizia (con sole 44 unità), in tutti gli altri casi si faceva ricorso all’esercito. Gli sconvolgimenti dell'epoca napoleonica con la sollevazione anche delle masse popolari, resero però necessaria la presenza di personale di professione addestrato per il mantenimento dell'ordine pubblico. Il Re ,pertanto, diede l'incarico di redigere gli ordinamenti per un nuovo Corpo. Nonostante i sentimenti antifrancesi del Re ci si ispirò all'ordinamento della gendarmeria francese e furono promulgate le Regie Patenti il 13 luglio 1814. Questa data segnò la nascita del corpo dei Carabinieri Reali (il nome carabiniere deriva da carabina, l’arma in dotazione). Attraverso 16 articoli ed un preambolo le Regie Patenti stabilivano i compiti del nuovo Corpo: assicurare l'ordine e la tranquillità pubblica, scoprire e sottoporre al rigore delle leggi i malviventi. Il Corpo dei Carabinieri sarebbe stata la prima arma dopo le guardie del corpo. Nelle intenzioni del Re doveva costituire un corpo d'elite a partire dei requisiti richiesti per la partecipazione alle selezioni. Erano aperte a chi avesse già servito per quattro anni in altro corpo, avesse almeno 1 m e 75 di altezza e sapesse leggere e scrivere (e questo per l'epoca era un requisito molto selettivo). I candidati dovevano, inoltre, aver dimostrato nei servizi precedenti: autodisciplina, rispetto dei valori, responsabilità personale e senso dell’onore. La paga sarebbe stata adeguata a tali requisiti: L. 500 per i carabinieri a piedi, L. 1000 per quelli a cavallo. La stessa divisa doveva essere molto elegante per distinguere maggiormente chi faceva parte del nuovo Corpo. Anche ai vertici il Re pretese uomini di grande preparazione e provata fedeltà. I primi comandanti furono Thaon di Revel, Luigi Provana di Bassolino e Des Geneys. Da poco più di 700 uomini nel 1814 giunsero a 2000 nel 1816 e divennero ben presto i garanti dello Stato a difesa e sostegno dell’ordine. Furono presto ben distribuiti in tutto il territorio, anche nelle campagne, attraverso una struttura ben organizzata in compagnie, luogotenenze e stazioni. Nel 1816 furono precisati ulteriori compiti: “ispezioni quotidiane nelle campagne e centri abitati, sorveglianza del vagabondaggio, perquisizione nelle osterie e locande, scioglimento delle adunate sediziose, compiti di polizia militare, scorta ai funzionari statali in missione, vigilanza sulle organizzazioni sovversive, raccolta di informazioni su possibili oppositori.” Il Carabiniere su tutto il territorio del regno doveva essere un simbolo del Re e dell'ordine sabaudo, doveva essere un soldato da ammirare ma anche da temere. Il nuovo Corpo sempre più spesso venne destinato all'accompagnamento delle Persone Reali. Anche negli eventi che accompagnarono il nostro Risorgimento con i moti rivoluzionari, l'abdicazione di Vittorio Emanuele I a favore di Carlo Felice nel 1821 i carabinieri si distinsero per “costante fedeltà e perfetta devozione al trono” come riconobbe lo stesso sovrano. Per i loro meriti furono loro attribuiti altri compiti come la vigilanza ai palazzi reali (in assenza del sovrano) e i servizi d’onore al Re ed alle altre persone della famiglia reale.

Il nuovo Corpo acquisì sempre maggiore stima non solo tra i Re e i ceti elevati, ma anche presso il popolo onesto che si sentiva tutelato dalla loro presenza iniziando un rapporto positivo che si è protratto fino ai giorni nostri, tanto che l'Arma dei Carabinieri risulta nei sondaggi odierni come quella più amata dagli italiani.

Generale Gianfranco Milillo

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