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Il fenomeno della radicalizzazione jihadista in Italia. - Di Generale Gianfranco Milillo

Specialmente negli ultimi mesi, e a seguito degli attentati terroristici che hanno colpito l’Europa in questi anni,( da poco si è celebrato l’anniversario della strage alla redazione di Charlie Hebdo in Francia,) l’attenzione del governo italiano, così come quella degli altri paesi europei, si sta focalizzando sul tema dei flussi migratori e sul come prevenire il rischio terrorismo lavorando in quegli ambienti dove è più alto il rischio di radicalizzazione. Nonostante, infatti, questo fenomeno sia di una dimensione numericamente minore rispetto ad altri paesi, è opportuno non sottovalutare il problema ed affrontarlo, invece, in tutta la sua complessità sapendo che il futuro dell’Europa dipende anche da come ci si riuscirà a muovere in questi anni.

Durante un vertice a Palazzo Chigi sul tema della sicurezza e dell’immigrazione (con un occhio speciale puntato sulla Libia) il premier Gentiloni, con i ministri degli Esteri, Interno e Difesa, ha affermato che “i percorsi di radicalizzazione si sviluppano soprattutto nelle carceri e nel web”. L’intervento del premier ha concluso la presentazione della “commissione di studio sul tema della radicalizzazione ed estremismo jihadista”, che negli ultimi 4-5 mesi ha lavorato su scala nazionale per approfondire questo importante tema. La sintesi del lavoro, guidata dal professor Lorenzo Vidoni, è che “negli ultimi anni si è assistito alla crescita di una embrionale comunità jihadista italiana sul web, ed in particolare su alcuni social network” con un numero crescente di donne e di minori che si radicalizzano, e con circa 100 jihadisti provenienti dall’Italia che sono diventati foreign fighters. Pochi rispetto agli altri paesi europei, ma non da sottovalutare, proprio per questo è auspicabile e fondamentale che si faccia un lavoro non solo di prevenzione, ma anche di deradicalizzazione attraverso un percorso di integrazione portato avanti da esperti che sappiano tenere insieme diversi aspetti, da quello assistenziale, a quello sociologico a quello medico, per citarne alcuni. Le attività delle forze dell’ordine sono fondamentali e possono contribuire in misura notevole a proteggere le persone vulnerabili dalla radicalizzazione e dall’estremismo violento che conducono al terrorismo, ma da sole non possono essere interamente efficaci. Rispetto ad altri paesi l’immigrazione in Italia è iniziata dopo e con numeri più bassi, quindi prevenire è ancora possibile, a mio avviso. “Dalla società civile, all’associazionismo, al mondo della scuola, il messaggio che arriva dall’Isis va contrastato su tutti i fronti possibili e non solo dalle forze antiterrorismo” secondo Lorenzo Vidino che invoca specialmente azioni di ingaggio positivo sul territorio e il coinvolgimento delle comunità locali.

"Il fenomeno della radicalizzazione è per sua natura in evoluzione, non può essere 'fotografato' perché le sue forme cambiano in modo molto significativo e in tempi molto rapidi. Abbiamo di fronte un fenomeno che io chiamo il 'malware del terrore', di fronte al quale dobbiamo costruire una rete protettiva. Il web è il punto sul quale l'Isis può far crescere la sua capacità asimmetrica", ha affermato l'ex sottosegretario con delega ai servizi segreti, ora ministro dell’Interno, Marco Minniti. Anche per questo motivo la commissione sul tema della “radicalizzazione ed estremismo jihadista”, nonostante fosse stata istituita con una durata limitata a 120 giorni, proseguirà il suo lavoro per continuare a comprendere un fenomeno, il quale, per essere affrontato adeguatamente, richiede di essere capito e approfondito. Evitando l’equazione impropria tra migrazione e terrorismo, il Governo ha affermato che politiche migratorie sempre più efficaci, ed in grado di coniugare attività umanitaria e accoglienza, debbano ancor di più legarsi a politiche di rigore e di efficacia per quanto riguarda i rimpatri. Anche per questo Minniti proporrà a breve una revisione dei vari centri di identificazione ed espulsione (CIE) con strutture più piccole e distribuite sul territorio, con governance trasparente e un potere esterno rispetto alle condizioni di vita all’interno. Nel caso di rimpatri, prima di ogni eventuale espulsione, oggi è fondamentale un accordo con il paese che deve riprendere la persona espulsa, in questo modo in Italia negli ultimi due anni 133 persone sono state espulse a seguito di indagini per terrorismo. Un buon risultato, ma migliorabile, e per questo bisognerebbe intensificare la collaborazione tra il nostro paese e gli stati vicini (il 16 gennaio ci sarà una riunione a Tunisi proprio su questo tema con un gruppo di forze di polizia miste di entrambi i paesi). Al di là delle varie soluzioni nazionali è comunque su scala europea che si svolge questa importante partita ed è per questo fondamentale una cooperazione internazionale tra governi e grandi provider, con la massima attenzione possibile rivolta alla protezione della costa e ai confini nazionali.

È doveroso non sottovalutare il fenomeno in nessuna delle sue accezioni, ricordando però, che clandestino e criminale non sono sinonimi. Clandestini sono tutti gli immigrati senza regolare permesso di soggiorno, nella stragrande maggioranza dei casi, profughi, tra cui donne e bambini, che affrontano il mare e mettono in conto la perdita della loro vita pur di sfuggire a guerre e fame. Come ovvio nel mucchio si possono trovare anche delle mele marce, è proprio in questi casi che non deve calare l’attenzione ma che dobbiamo trovarci ancora più pronti ad affrontare il difficile fenomeno.

Generale Gianfranco Milillo

Il fenomeno della radicalizzazione jihadista in Italia. - Di Generale Gianfranco Milillo